The Second Version

18/08/10

Il Made in Italy Visto da Lontano

Uriel scrive a proposito della caduta del mito del Made in Italy. Il post, come al solito, e' abbastanza lungo; l'estratto che segue riassume i concetti principali.
E il Made in Italy non e' altro che il patrono dell' Italia. Potrete fare leggi che scrivono Made in Italy sui prodotti, e solo su quelli, che vengono dall' Italia, senza cambiare una virgola della vostra crisi, perche' se il prodotto italiano e' scadente, Made in Italy diventera' sinonimo di prodotto scadente: negli USA Bologna e' sinonimo di un cibo scadente e penoso, perche' e' stato propinato loro da molti sudamericani un prodotto di merda. Avete voglia di andare negli USA con la vostra mortadella e puntare sul brand: appena sentono parlare di quella roba, vomitano. E hanno ragione.

Esiste una regola del mondo che dice che non esiste il pasto gratis. Pretendere di guadagnare soldi con un prodotto solo perche' lo si produce in un posto anziche' in un altro e' pura follia, perche' equivarrebbe ad un pasto gratis.

Ha funzionato in passato perche' c'era disponibilita' di molti pasti gratis. Ma quella non era la norma, e sta finendo. Da ora in poi, o fate roba decente, o non ve la comprano neanche se ci scrivete "Made in Italy" sopra a caratteri cubitali.
Qui in Indonesia il "Made in Italy" che tira sono le solite grandi firme; gli altri prodotti italiani che ho visto sono la pasta (ma non c'e' verso di scalzare il riso dal suo posto di alimento base, qui), e poi elettrodomestici come cucine a gas e scaldabagni. Ed una Maserati.

Ci sono i un po' di ristoranti italiani; questa volta ho mangiato una pizza in posto italo-americano, clone di quello che sarebbe un ristorante italiano a New York: fin troppo saporita con aglio e sale. Ed una in un altro posto: molto meglio di certe atrocita' di provenienza germanica che ho mangiato, ma non proprio quello che definirei un buona pizza. Comunque, secondo me passa il test di decenza.

C'e' una cosa da considerare pero': e' quasi impossibile replicare esattamente un piatto in un paese molto molto lontano (e questo vale anche quando cuciniamo indonesiano a Parma). Sara' il clima, o il terreno, o l'acqua, o le costellazioni, ma i sapori cambiano. Cosi', il ragu' che ho preparato ieri per i miei parenti assomiglia molto a quello che posso cucinare in Italia, ma e' diverso. Lo stesso succedeva a Londra.

Ma torniamo al "Made in Italy". La situazione indonesiana ricorda per certi versi quella dell'Italia prima del boom economico, con molte famiglie monoreddito se non proprio prive di reddito fisso, che tirano avanti con le loro botteghe ed attivita' artigianali. Insomma, c'e'molta gente che fa le cose a mano, dal cibo alle stoffe e vestiti alla carpenteria metallica. E di conseguenza sa riconoscere i prodotti fatti bene.

Pero' d'altra parte c'e' molta esterofilia in Indonesia, e la gente e' disposta almeno a provare ogni novita' che venga da altri paesi. Il "Made in Italy" e' apprezzato qui. Formula magica per vendere qualsiasi prodotto? Non mi pare.

Questo post pero' voleva essere una risposta ad un'altra affermazione di Uriel:
[...]ad un certo punto, il vincitore attribuisce sempre alle proprie virtu' la vittoria, quando un'analisi della storia economica potrebbe spiegare ogni cosa, riconducendo ad incidenti geografici o storici tutta la loro fortuna.
Tutta la fortuna delle nazioni dipende da incidenti geografici o storici? Per me Jared Diamond e' pressoche' geniale, ma non tutto dipende da situazioni incidentali. Ma d'altra parte Uriel e' un dichiarato marxista epistemologico, per cui queste affermazioni non sorprendono molto.

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