The Second Version

28/08/08

Velata Controversia

Qualche giorno fa, un guardasala (o forse due) del museo veneziano Ca' Rezzonico ha impedito ad una donna mussulmana che indossava un niqab - l'abito che lascia scoperti solo gli occhi - di entrare in una sala del museo.

Presto si è scatenanta la prevedibile bufera politicamente corretta, ed il guardasala si è trovato vicino al diventare una nuova vittima sacrificale sull'altare del multiculturalismo:
[...]Ma vorrei fosse chiaro che si è trattato di una libera e personale iniziativa del guardiasala», dice il conservatore del museo, Filippo Pedrocco. «Un fatto sgradevole, discriminatorio e stupido, non condiviso né da me personalmente né dal resto della direzione dei Musei civici. Prenderemo i provvedimenti necessari nei confronti del guardiasala. E mi scuso personalmente e a nome della direzione dei Musei veneziani con la signora per quanto accaduto».
Interessante questa affermazione: è una legge della Repubblica Italiana che vieta di girare a volto coperto, e che io sappia la legge non prevede eccezioni per motivi religiosi. Quindi il conservatore del museo non condivide il fatto che una legge della Repubblica venga fatta rispettare nei locali che egli gestisce. Quali altre leggi possono essere violate all'interno dei musei veneziani è una domanda legittima.

Poi finisce con la solita genuflessione (per non dire calata di...) preventiva. L'articolo del Gazzettino contiene altri dettagli sulla storia che non sono disponibile sui quotidiani nazionali.

Però per fortuna ci sono ancora persone, come lo stesso Cacciari ed esponenti del governo, che non sono ancora state infettate da questo virus intellettuale, per cui si sono schierate a difendere il guardiasala del museo.
«Nei Musei civici veneziani tutti possono vestire come vogliono, basta che non si velino gli occhi», è stata la battuta del sindaco Massimo Cacciari. Ma poi ha chiuso secco: «Non licenziamo nessuno, è certo. Come potremmo, semplicemente perché è stato un po' stupidino?». La parola del sindaco è stata l'ultima di una giornata di proclami. Con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che difendeva la legalità: «La legge è uguale per tutti, soprattutto quando nasce da ragioni di ordine pubblico. L'episodio può sembrare poco importante, ma è su come un Paese affronta queste situazioni che si gioca l'alternativa tra la reale integrazione degli extracomunitari e un disastro di incomunicabilità».
Alla fine però la cosa sembra sia stata risolta un po' all'italiana:
Da oggi, comunque, ogni struttura del Polo museale veneziano avrà una stanza (o «uno spazio a prova di privacy»), nella quale le islamiche con il volto coperto dovranno farsi identificare da una custode. «Ho dovuto agire in fretta e furia», ha spiegato la direttrice Adriana Augusti. Il responsabile dei Musei civici Giandomenico Romanelli aveva chiesto provvedimenti. Forse non si aspettava questi.
Mi va bene che le donne a volto coperto siano prima identificate, ma per me il nocciolo della questione è diverso. Qui siamo in Italia, non Arabia Saudita od Afghanistan. Va bene il velo o chador o hijab (o, al limite, abaya), ma per me cose tipo niqab o burka non si possono tollerare da noi. Patti chiari, amicizia lunga, come si diceva un tempo.

Comunque, da questa pagina web si può mandare un'e-mail ai Musei Civici Veneziani per far loro sapere come la pensiamo. Non lesinate i bytes...

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