The Second Version

26/06/09

Lavoro e Sudore

Uriel ha scritto un riflessivo post su lavoro e carriera - nel quale si scaglia senza pietà contro il mito anni '80 della bellezza del lavorare fino allo sfinimento, e la carriera come unica forza trainante della vita:
Ammesso che abbiate avuto quanto promesso (cosa che non e’, perche’ la vera carriera dentro le aziende non esiste, c’e’ solo la sua illusione) , vi sentite infelici. Questo e’ dovuto alla vostra assunzione sbagliata: credevate che il lavoro vi avrebbe realizzati, ma non e’ cosi’. Ovviamente, ci credete ancora, e quindi crederete alla seconda palla che arriva: se non sei ancora soddisfatto e’ perche’ non lavori abbastanza, cioe’ non sei abbastanza figo.

Se cadete in questo loop, succedera’ che lavorerete di piu’, perdendo parti sempre piu’ importanti della vostra esistenza (affetti, amici, tempo libero, svago, cultura) per raggiungere gli obiettivi aziendali. Poiche’ gli obiettivi aziendali rappresentano il 100% del vostro tempo ma NON vi danno il 100% dei vostri bisogni (non esiste la famiglia aziendale, non esiste l’affetto aziendale, non esiste l’amico aziendale, non esiste il cane aziendale, l’hobby aziendale, il vostro giardino aziendale, etc etc) . In pratica avete solo 24 ore al giorno, date tutte quelle che avete per gli obiettivi aziendali, perdendo cosi’ di vista quelli personali.

Poiche’ fallite gli obiettivi personali, vi sentirete poco realizzati. Ma loro vi risponderanno che questo avviene perche’ non avete raggiunto abbastanza obiettivi aziendali. E cosi’, vi spingeranno a fare di piu’. Se ci cascate, vi ritroverete a 50 anni con figli che non conoscete, una moglie che e’ tutto tranne che la vostra compagna, una casa della quale non vi siete mai goduti altro che il letto e il tavolo ove mangiate e il bagno, uno o due divorzi, tutti gli amici che sono solo colleghi, l’ultimo libro letto che risale a 23 anni prima , o ad un romanzo iniziato in qualche spiaggia e mai finito.

Non posso vantare tanta esperienza di vita, ma un paio di cose le ho capite.

Non solo nelle megacorporazioni, ma pure nelle piccole imprese (e qui la cosa vira verso il patetico) il capo vuole plasmare i dipendenti fino a farli rientrare in uno stampo preciso: lavora e taci, fai tutto perfettamente (come lo faccio IO, il tuo capo) e non rompere le palle.

E se fai cos' forse in futuro avrai un aumento e qualche mansione in più. Per il momento, sono 1000 euro al mese, straordinario obbligatorio non pagato ed ogni genere di scassamento di coglioni tutti i santi giorni.

L'altra cosa che non capisco è come facciano certi padroncini a chiedere assoluta lealtà all'azienda fin dal primo giorno. La lealtà ad una persona od un gruppo non è qualcosa che ci si può semplicemente imporre da un minuto all'altro, ma deve essere acquisita col tempo. E non sempre ci si arriva; a volte si capisce che il gruppo del quale si fa parte non è quello giusto.

Così mi sono trovato un capo che mi ha accusato di immaturità quando dopo cinque mesi ho mostrato apertamente che ormai ne avevo le palle piene della fabbrichetta. Salvo casi particolari, qualche mese è il tempo minimo necessario per conoscere le persone e l'organizzazione e farsi un'opinione informata. E nel caso di una segretaria che fa la spia, per esempio, l'opinione non può essere molto positiva.

Per me il lavoro è prima di tutto un patto utilitario: io lavoro per denaro, e tu mi assumi perchè io faccia certe cose. Lealtà, amicizia eccetera vengono eventualmente dopo e non sono assicurate; una volta soddisfatti gli obblighi contrattuali, non sono nè legalmente nè moralmente tenuto a dare un capello di più. Se lo faccio è solo per la mia benevolenza.

Così, non mi trovo male nel mio regime attuale di collaboratore a partita IVA. Ci sono pro e contro, ma un grosso vantaggio è quello di poter dire "No, basta". Non sono obbligato, pena licenziamento, a seguire i capricci sclerotici di un capo ma posso decidere di staccare ad un certo punto. Certo il dire NO è uno strumento da usare con cautela perchè alla fine la ditta madre potrebbe cercare un altro collaboratore che dica NO meno spesso.

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