The Second Version

23/12/13

Sui Materiali Absorbenti

Dei materiali assorbenti, od adsorbenti, per trattare le fuoriuscite di idrocarburi penso di avere gia' parlato.

Esiste un'altra classe di materiali, quelli absorbenti, che nonostante il nome molto simile hanno invece proprieta' molto diverse, e stanno attraendo molta attenzione vista la capacita' - almeno potenziale - di consentire il combattimento dei versamenti in modo facile, relativamente economico e meno dannoso per l'ambiente.

Questi materiali sono in genere polimeri porosi a base di polistirene reticolato con divinilbenzene - ovvero, con legami chimici fra le diverse catene del polimero. Il polistirene comune e' solubile negli idrocarburi leggeri*, mentre quello reticolato no.
Tuttavia conserva la tendenza ad associarsi colle molecole di idrocarburi, per cui quando questi polimeri reticolati vengono a contatto cogli idrocarburi si gonfiano (fino a circa 27 volte il volume iniziale) e si trasformano in un gel piu' o meno viscoso a seconda delle proporzioni dei componenti. Per esempio, se il polimero e' in eccesso si ha un gel della consistenza delle gelatine alla frutta, mentre con idrocarburo in eccesso il risultato e' un curioso materiale fatto di soffici e mobili granuli di gel, che scorre quasi come un liquido viscoso ma non proprio.

Se ricordo bene la storia, questi polimeri vennero inizialmente usati per la tecnica analitica detta cromatografia ad esclusione dimensionale, o cromatografia di esclusione molecolare.

Questi polimeri hanno quindi proprieta' molto interessanti dal punto di vista della lotta ai versamenti:

- Sono in grado di assorbire grandi quantita' di idrocarburi, fino a 27 volte il loro volume oppure 12 volte il loro peso. Ovvero, molto di piu' degli adsorbenti in fibra di polipropilene che si fermano a circa 8 volte il loro peso.

- Il legame fra idrocarburi e polimero e' tenace. Questo si traduce in una notevole riduzione della tensione di vapore, e di conseguenza un minore rilascio di vapori organici. Il rischio d'incendio e l'esposizione degli operatori e del pubblico ai vapori sono quindo molto minori. Anche il rilascio di idrocarburi durante la manipolazione dell'absorbente saturo e' ridotto - mentre gli adsorbenti tendono a sgocciolare se saturi.

- Il polimero e' 100% lipofilo. Questo signfica che absorbe selettivamente gli idrocarburi e solo una quantita' minuscola di acqua**. Il risultato e' una riduzione dei materiali da smaltire e la possibilita' di incenerire direttamente il materiale di risulta. Gli absorbenti possono anche essere usati per rimuovere quantita' molto piccole di oli dall'acqua, come l'iridescenza superficiale.

- Questi polimeri sono versatili. Giocando sulle loro proprieta' e' possibile costruire filtri autosigillanti che chiudono il flusso in presenza di idrocarburi; i polimeri in forma granulare sfusa possono essere lanciati usando i cannoni ad acqua antincendio, od anche aeromobili (ma questa tecnica e' ancora in fase di sviluppo).

Ma naturalmente non esistono bacchette magiche.
Un problema e' che gli absorbenti saturi devono essere recuperati, e se si tratta di abosrbenti sfusi, bisogna usare i soliti sistemi di panne e scrematori - preferibilmente, gli scrematori a tramoggia (weir skimmer) che pero' tendono a risucchiare anche molta acqua. Se invece si usano panne o cuscini absorbenti (dove il polimero in granuli e' associato con fibre di polipropilene e chiuso in un involucro di tessuto, poi dotato di anelli per i passaggio di corde o moschettoni), invece il recupero e' manuale.

Se poi ci si trova di fronte a versamenti di grosse dimensioni (ad es. il disastro della Deepwater Horizon), la quantita' di polimeri abosrbenti da utilizzare diventa importante per cui bisogna organizzare un treno logistico - anzi due: uno per l'absorbente fresco ed uno per i rifiuti.

Finora questi polimeri (esistono 3-4 produttori principali, tutti o quasi basati negli USA) sono stati usati con successo in diversi casi di piccoli versamenti su terra o nei fiumi, ed anche per trattare situazioni difficili come dispersioni di idrocarburi piccole ma continue da tubature che perdono.

Il Giappone ha deciso di incorporare gli absorbenti nel suo piano nazionale di risposta ai versament e ne tiene scorte notevoli pronte all'uso nei porti ed in altre localita' designate.

Piu' che un metodo di risposta ai grandi versamenti di greggio od oli combustibili, i sorbenti danno il meglio nel trattamento dei versamenti di combustibili o prodotti chimici leggeri, vista la loro capacita' di ridurre l'emissione di vapori.

Per esempio, uno scenario preoccupante e' quello del versamento di decine di migliaia di litri di BTX da una nave in porto - che spesso si trova vicino a centri abitati. Un incidente del genere porta gravi rischi d'incendio e libera una nube di vapori tossici che potrebbe anche richiedere l'evacuazione di una grande area urbana.

L'applicazione tempestiva di abosrbenti invece consente di portare rapidamente la situazione sotto controllo minimizzando il rilascio di vapori pericolosi.
D'altra parte l'absorbimento degli idrocarburi nel polistirene reticolato e' un fenomeno controllato dalla diffusivita', per cui si ha che la saturazione dei granuli e' piu' veloce ed il volume absorbito maggiore per gli idrocarburi leggeri (pochi minuti per la benzina); le prestazioni invece diminuiscono nel caso dei piu' viscosi oli lubrificanti, ad esempio.

*Come constatai anni fa quando versai del diluente per vernice in un bicchiere di polistirene...

** Esistono polimeri analoghi ma idrofili che invece absorbono grandi quantita' di acqua e soluzioni acquose; sono usati, ad esempio, nei pannolini e come prodotti per mantenere l'umidita' del suolo nei vasi.

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17/05/13

La Formulazione Sconosciuta

Almeno quando frequentavo Chimica Industriale a Parma io - e si parla di 10 - 15 anni fa - ci si concentrava piu' che altro sulla produzione di sostanze pure, e quindi gli impianti e tecniche per ottenerle.

Che e' utile e necessario, ma purtroppo limitante. Perche' i prodotti in commercio, quelli destinati agli utenti finali solo di rado sono sostanze pure (discorso diverso vale per materie prime ed almeno certi prodotti intermedi); nella maggior parte dei casi si tratta di formulazione con diversi ingredienti per ottimizzare le proprieta' del prodotto.

Per esempio, nei detergenti anche solo per piatti ci sono 2 - 3 tipi di tensioattivi, dosati non solo per l'efficacia ma anche per aspetti come il livello di schiuma. Gia', perche' non e' necessario che il detergente sia schiumoso per pulire, pero' la schiuma viene presa dalle persone comuni come segno di efficacia.

Poi ci sono anche profumi e coloranti, piu' che altro per l'estetica; e spesso conservanti (battericidi) per prolungare la vita del prodotto. Si, perche' ci sono batteri che riescono a proliferare pure in una soluzione concentrata di tensioattivi - ecco perche' non e' bene stoccare soluzioni diluite di detergenti.

Tutti questi componenti sono necessari? A parte profumi e coloranti, direi di si' - ma un detergente senza questi additivi sarebbe incolore oppure di un noioso giallino ed avrebbe un odore non necessariamente sgradevole, ma molto "chimico". Poi possiamo dibattere sull'opportunita' di avere molta schiuma persistente.

Per tutti i prodotti detergenti e simili, quasi sempre e' anche necessario aggiustare la viscosita' (per non parlare dell'interso spettro della reologia), ed a questo scopo spesso si usa il semplice cloruro di sodio; la separazione di fase nel prodotto poi e' un problema grave e per evitarla bisogna aggiungere appositi tensioattivi oppure co-solventi.

A mio parere i conservanti sono necessari, perche' un prodotto degradato non solo e' meno efficace ma puo' anche essere dannoso per la salute od il processo industriale. Senza conservanti, un prodotto dipende interamente dalle condizioni di conservazione, ed e' pressoche' impossibile assicurare le giuste condizioni per un prodotto usato al di fuori degli ambiti piu' specializzati - tipo l'industria farmaceutica, dove per esempio le materie prime devono essere conservate in stanze a clima controllato E registrato.

E' un peccato che un campo cosi' importante nella pratica - le formulazioni - siano solo sfiorate nel corsi universitari, ma tant'e'; a chi trova un lavoro nel ramo resta da imparare le formulazioni da manuali specifici oppure persone piu' esperte. Siamo gia' fortunati se non si parla di teoria impiantistica femminista o bagginate simili nelle universita'.

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15/10/12

Guardate il Futuro

Ovvero, questo carino robot costruito per curare le vigne da una ditta francese.

La macchina si puo' muovere autonomamente e svolgere una serie di compiti che finora erano esclusivamente umani - potare le viti, legare i tralci, controllare salute delle piante e maturazione dell'uva ecc.

Il primo modello di VIN non ha, a quanto pare, prestazioni emozionanti - anche se probabilmente molta della diffidenza viene dal conservativismo dei viticoltori.

Ma comunque, curare le vigne e' un lavoro non banale anche per gli umani, e visto che questo robot deve poter svolgere diversi compiti complessi tutti assieme, non mi stupisce che il primo modello non sia poi spettacolare.

Ma se nessuno inizia, anche dal poco, non si arrivera' mai ad un robot di alte prestazioni.

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03/10/12

Rimozione dei Versamenti

Siccome parlare di sociopolitica mi attrae quanto la devitalizzazione di un molare, scrivo di un argomento tecnico: come ripristinare l'ambiente dopo un versamento di idrocarburi.

Gli idrocarburi sono poco biodegradabili, anche se spesso piu' di quanto una persona puo' immaginare; come al solito molto dipende dalle condizioni locali, in particolare dalla natura della fauna di batteri e funghi. Comunque sia, la permanenza degli idrocarburi nell'ambiente si misura in anni.

Anche se si interviene rapidamente facendo tutto il possibile per circoscrivere il versamento e recuperare gli oli, spesso una parte arrivera' a riva (molto piu' probabile nel caso di versamenti in ambiente fluviale).

A questo punto che fare, per ripristinare gli ambienti contaminati?

Ci sono diverse opzioni. La piu' semplice, concettualmente, e' la rimozione meccanica degli inquinanti e dei materiali contaminati. In pratica, scavare via olio e terreni contaminati e smaltirli in modo appropriato.

Altre opzioni sono il lavaggio con acqua fredda ad alta pressione e detergenti specifici oppure acqua calda ad alta o bassa pressione. In certi casi si usa anche il lavaggio con acqua fredda a bassa pressione, che rimuove poco olio ma non danneggia l'ambiente.

Perche' il problema di questi metodi aggressivi e' che causano ulteriori danni all'ambiente. Soprattutto il lavaggio con acqua calda puo' distruggere quasi completamente la fauna (crostacei, molluschi, gasteropodi, vermi ecc) che abita spiagge e rive.

Quindi, anche se controintuitivo, nel caso di ecosistemi preziosi e' meglio fare il meno possibile per rimuovere gli oli versati, cosi' da non aggiungere i danni da rimozione aggressiva.

Una tecnologia che puo' rimuovere con successo gli oli versati senza ulteriori danni ambientali e' quella del biorisanamento (o biorimediazione), che si divide in due branche principali: la fertilizzazione o stimolazione dei batteri indigeni con appropriati nutrienti, e l'inseminazione con l'aggiunta di batteri selezionati o modificati per degradare idrocarburi.

Finora, la fertilizzazione si e' dimostrata il metodo piu' affidabile con una maggiore percentuale di successi e minore dipendenza dalle condizioni locali; d'altra parte l'inseminazione ha dato risultati migliori in alcuni casi. Di nuovo, non esiste una soluzione unica ma il metodo deve essere adattato al caso specifico con osservazioni e prove.

Dal punto di vista normativo, mi aspetto che l'inseminazione abbia bisogno di piu' autorizzazioni sia per i prodotti che per la loro applicazione, e quindi sia piu' difficile da mettere in pratica.

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21/05/12

La Magnifica PMI #1

Ora che sono all'estero con un lavoro e che i vari accordi di non divulgazione sono scaduti da tempo, posso finalmente togliermi qualche sassolino dalla scarpa.

Ci sono diverse esperienze nel mio periodo di lavoro per un PMI di Parma che mi hanno lasciato un senso di disagio per come le cose vengono fatte. E se la ditta mi ha gentilmente invitato a cercare fortuna altrove perche', senza usare eufemismi, ho fatto un cazzata o due di troppo, c'erano molti aspetti poco compatibili con me.

Oggi ve ne racconto un paio.

Uno dei prodotti della ditta sono soluzioni concentrate di soda caustica in acqua. Per il controllo qualita', la concentrazione della soda si misura con una semplice titolazione. La procedura prevede di prelevare un campione di volume noto di soluzione e quindi titolarla con HCl 1N (se ricordo bene).
Problema numero uno, nell'area produzione la temperatura varia dai 10 gradi d'inverno ai 30 d'estate. Le pipette sono calibrate per acqua a 20 gradi, per cui solo iddio sa quale sia il volume di soluzione effettivamente prelevato ogni volta. Una semplice soluzione e' quella di pesare il campione di soda prima della titolazione, ma questo non era ammesso.
Problema numero due, per fare una titolazione come si deve bisogna aggiungere il titolante molto lentamente vicino al punto d'equivalenza, e questo richiede un po' di tempo. Un giorno la capa del laboratorio era insoddisfatta del mio lavoro si e' messa lei alla buretta, ed ha versato l'acido a rubinetto tutto aperto. Titolazione fatta in due minuti, si, ma quanto si sia andati oltre il punto di equivalenza chi lo sa?

In un'altra occasione si e' presentata la necessita' di preparare una soluzione a conduttivita' molto bassa, ma nota. Io do fatto i miei calcoli e stabilito che per preparare un certo volume di soluzione era necessario un solo milligrammo cloruro di potassio. La seguente conversazione e' avvenuta:
Io: "Ci vuole un solo milligrammo di KCl per preparare la nostra soluzione. Per cui ho deciso per preparane una piu' concentrata, che dopo possiamo anche usare in produzione, e fare quella che ci serve adesso per diluizione."
Capa: "Ma come! Abbiamo una bilancia a tre cifre decimali, con quella puoi pesare un milligrammo, no?"
Io: (Bocca aperta)
Perche' se in teoria un solo milligrammo si puo' pesare con quella bilancia, non e' per nulla facile. Un milligrammo e' circa un granello di sabbia: maneggiarlo e' difficile e tedioso, per non parlare degli errori di misura quando si lavora ai limiti degli strumenti. Alla fine l'ho spuntata io, almeno.

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18/01/11

Molto Occupato

Si, sono vivo e sto bene.

Sono soltanto molto occupato, perchè io e mia moglie stiamo portando avanti un progetto per un'attività imprenditoriale. Ed ora si aggiunge anche lo sforzo di richiedere un permesso di residenza: laburocrazia qui è parecchio pesante.

Ma rimanete in ascolto.

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14/07/10

La Mappa del Tesoro

Che, in questo caso, sarebbe la porta giusta sullo switch giusto in un armadio di rete.

Ingenuo e candido io, mi sono fidato delle etichette sulla presa e sul pannello di connessione, quindi ho seguito il cavo fino ad una certa porta.

Ho telefonato a chi di dovere per fare correggere le impostazioni di tale porta da remoto... ma il client continuava a non funzionare. Per cui ho fatto molte altre prove connettendo una cosa e staccando l'altra, ma nulla da fare.

Alla fine, io e l'operatrice da remoto ci siamo resi conto che la porta sulla quale io facevo le prove non era quella sulla quale lei stava lavorando. Quindi, ritorno all'armadio per controllare meglio e scopro che si, quella presa era connessa ad un'altra porta.

Mi sono debitamente dato del coglione, quindi ho informato la collega... ma il client di nuovo non funziona. Alla fine, in qualche modo è stato possibile capire quale fosse davvero la porta da riconfigurare, ed il client è tornato a funzionare perfettamente in 10 minuti.

Morale della sotria? TENETE UNA MAPPA DECENTE DEI FOTTUTI ARMADI!

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28/03/10

Scene di Un Giorno Normale

In questi giorni sono passato dalle parti di una scuola elementare a Parma all'ora di uscita dalle lezioni, ed ho visto scene degne dell'evacuazione dei civili da una zona di guerra, o delle vittime di un disastro naturale.

Strada transennata nel tratto davanti alla scuola, con tanto di pensionato dell'AUSER in pettorina arancione a sorvegliare il blocco. Macchine parcheggiate su ogni centimetro libero di strada e marciapiede, spesso in doppia fila.

Torme di genitori assiepati a pochi metri dalla porta come fans davanti all'albergo di Robbie Williams, pronti a prendere i propri pargoli sotto le loro ali protettive e rapidamente trasferirli alla macchina citata prima - probabilmente prima che arrivi un pedofilo a ghermirli.

E così un povero tecnico manutentore si trova a dover fare una tediosa deviazione per evitare quel marasma.

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Utonti, di nuovo. Fra le tante caratteristiche dell'utonto c'è quella di non avere alcuna cognizione delle necessità di raffreddamento dei dispositivi che usa. Così, ho visto diverse stampanti laser di rete con le griglie di ventilazione ostruite da fogli attaccati lì per comodità, o da faldoni impilati di fianco. In un caso, per il surriscaldamento tanto toner s'era incrostato davanti al rullo fusore che l'ho dovuto raschiare col cacciavite; in un altro la scheda madre della stampante era così calda da mandare tutta la macchina in protezione termica. Almeno questa ultima chiamata si è risolta con poca fatica.

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19/03/10

Saggezza a Poco Prezzo

Gli ultimi due pezzi di Uriel mi hanno finalmente convinto a scrivere qualcosa che avevo in testa da un po' di tempo.

Quale saggezza posso dispensare dall'alto della mia esperienza da chimico laureato, dottorato e disoccupato - e da manutentore hardware a partita IVA pagato cronicamente in ritardo?

Più che mostrare la via per il successo, posso indicare la strada da non prendere, onestamente.

Ai giovani che per caso leggano, e che abbiano voglia di ascoltare consigli, dico: NON lasciatevi prendere dalla smania di fare l'università. Ci sono troppi laureati rispetto alla richiesta.

Piuttosto, scegliete un buon istituto tecnico e prendete un diploma in una materia utile. Così, potrete iniziare presto una carriera lavorativa, e se vi aggrada poi iscrivervi all'università. Ma è meglio iniziare a lavorare prima che dopo.

Evitate pure i licei, che sono buoni più a creare persone con un complesso di superiorità antropologica che altro. Se proprio lo studio non fa per voi, allora una scuola professionale è quella giusta.

Oppure, se avete un genitore (o parente) che è professionista od artigiano avviato, imparate il mestiere ed entrate nell'attività.

Certo, i primi anni da perito/geometra/ragioniere saranno duri. Mentre i vostri eventuali amici universitari faranno festa cinque giorni su sette, voi sarete al lavoro. Mentre loro prenderanno vacanze come e quando gli pare, voi dovrete contare i giorni di ferie a disposizione. E' possibile se non probabile che vi capiti di lavorare sotto capi tirannici, incontentabili e fin troppo parsimoniosi.

Però col tempo le cose andranno meglio. Verso i venticinque-trenta anni, l'idea di far festa tutte le sere perde il suo fscino. E mentre voi - se siete bravi - avrete una carriera che avanza senza troppi impedimenti, molti dei vostri amici laureati saranno ancora lì a dipendere dai genitori ed arrotondare con lavoretti saltuari. Certo, li vedrete ancora allegramente ubriachi nel finesettimana, ma sotto sotto inizieranno a chiedersi che fine sta facendo la loro vita. Ed a temere il giorno in cui i loro genitori non avranno più soldi da scialacquare.

Vedo una sola eccezione, ed è la laurea in lingue - per il fatto che imparare una lingua richiede tempo. Ma non per studiare il solito tedesco o francese (l'inglese ormai lo metto fra le conoscenze minime necessarie); le lingue importanti per il futuro saranno russo, arabo e cinese; probabilmente anche indiano e persiano.

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04/02/10

I Dolori del Giovane Tecnico

No, il dolore non è guidare per diverse ore ogni giorno fra strade di montagna ripide e tortuose; oppure nel traffico, e le ancora più temibili zone a traffico limitato, in città.

Il dolore non sono nemmeno i lavoratori delle poste fastidiosi, ignoranti e poco cooperativi. E nemmeno bancari disposti ad uccidere piuttosto che perdere un minuto di lavoro.

No, quello che propri oscassa le palle è perdere ore di tempo - che potrei usare per smaltire gli arretrati, o per farmi gli affari miei - perchè nessuno dei miei superiori ritiene opportuno fornirmi cose così mondane come le procedure da seguire per installare il sistema operativo su certi laptop, o sulle macchine di un nuovo cliente. Così si inizia il lavoro, e prima di aver capito che non è possibile finirlo senza ulteriori informazioni o strumenti passano un'ora o due.

E tanti saluti allo SLA.

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21/01/10

Ispirazioni

L'altra giorno, ascoltando Melog 2.0 su Radio 24*, mi sono messo a pensare quale opera d'arte potrebbe essere ispirata dal mio lavoro di manutentore microinformatico (che poi è metalmeccanico con una spolverata di software).

Ora, l'unica mia espressione artistica che non causa moti di disgusto negli spettatori è lo scrivere in prosa, quindi la domanda si restringe a quale racconto/romanzo potrebbe nascere.

Una storia tipo rivolta delle cose?
Che borsa.

Stampanti indemoniate, sulla falsa riga del Compressore di King?
Se riuscissi ad infonderla di continua ironia sopra le righe, forse si. Perchè dovete sapere, il sangue di una impiegata postale media esorcizza i demoni più che attirarli.

Aggiornamento
Un thriller psicologico, con un rapinatore che tiene diverse persone in ostaggio?
La mia storia durerebbe poco, per finire con l'intrepico tecnico che neutralizza il rapinatore prima con un lancio di martello, poi con un cacciavite (PH1 x 80, direi) nell'orecchio.

Ma non è difficile pensare quale è il romanzo che potrebbe farmi diventare ricco senza più dovere faticare come un dannato: scrivere sotto pseudonimo una serie di focose avventure erotiche nel retro degli uffici postali - naturalmente inventate di sana pianta, ma spacciate per vere.

* Ci sono qui in zona tre radio che trovo interessanti: Radio 24, Virgin ed una locale, K-Rock. Tutte e tre hanno le peggiori frequenza possibili, sempre piane di interferenze e fruscii.

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01/11/09

Utonti #3

Utonto: La stampante non stampa nemmeno la pagina di prova

Helpdesk: Fa fare la taratura dei sensori della carta e poi passa la chiamata all'assistenza.

Tecnico: Fa l'autotest di stampa: tutto va bene, e le impostazioni sono OK

Tecnico: Controlla il cablaggio e si accorge che la spina seriale non è ben inserita nella presa lato PC. Una volta inserita a fondo, la stampante funziona alla perfezione.


Utonto: La carta è incastrata nel carrello della stampante laser.

Tecnico: ....

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16/08/09

Meritato Riposo

Dai primi di giugno che lavoro 8-10 ore al giorno (si, ci sono stati giorni con poca attività, ma rari) ed anche quasi tutti i sabati mattina; ho preso 2-3 mezze giornate libere ma solo se necessario per fare una pratica o l'altra...

Ora una decina di giorni di vacanza senza alcuna preoccupazione me li merito?

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31/07/09

Lo Stato Aiuta Le Imprese

Facendo pagare agli artigiani i contributi INPS (20%) sulla base del reddito stimato con gli studi di settore, ed in anticipo. E se il reddito reale è minore? Zitto e paga, poi magari si vedrà.

Bell'aiuto davvero.

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26/06/09

Lavoro e Sudore

Uriel ha scritto un riflessivo post su lavoro e carriera - nel quale si scaglia senza pietà contro il mito anni '80 della bellezza del lavorare fino allo sfinimento, e la carriera come unica forza trainante della vita:
Ammesso che abbiate avuto quanto promesso (cosa che non e’, perche’ la vera carriera dentro le aziende non esiste, c’e’ solo la sua illusione) , vi sentite infelici. Questo e’ dovuto alla vostra assunzione sbagliata: credevate che il lavoro vi avrebbe realizzati, ma non e’ cosi’. Ovviamente, ci credete ancora, e quindi crederete alla seconda palla che arriva: se non sei ancora soddisfatto e’ perche’ non lavori abbastanza, cioe’ non sei abbastanza figo.

Se cadete in questo loop, succedera’ che lavorerete di piu’, perdendo parti sempre piu’ importanti della vostra esistenza (affetti, amici, tempo libero, svago, cultura) per raggiungere gli obiettivi aziendali. Poiche’ gli obiettivi aziendali rappresentano il 100% del vostro tempo ma NON vi danno il 100% dei vostri bisogni (non esiste la famiglia aziendale, non esiste l’affetto aziendale, non esiste l’amico aziendale, non esiste il cane aziendale, l’hobby aziendale, il vostro giardino aziendale, etc etc) . In pratica avete solo 24 ore al giorno, date tutte quelle che avete per gli obiettivi aziendali, perdendo cosi’ di vista quelli personali.

Poiche’ fallite gli obiettivi personali, vi sentirete poco realizzati. Ma loro vi risponderanno che questo avviene perche’ non avete raggiunto abbastanza obiettivi aziendali. E cosi’, vi spingeranno a fare di piu’. Se ci cascate, vi ritroverete a 50 anni con figli che non conoscete, una moglie che e’ tutto tranne che la vostra compagna, una casa della quale non vi siete mai goduti altro che il letto e il tavolo ove mangiate e il bagno, uno o due divorzi, tutti gli amici che sono solo colleghi, l’ultimo libro letto che risale a 23 anni prima , o ad un romanzo iniziato in qualche spiaggia e mai finito.

Non posso vantare tanta esperienza di vita, ma un paio di cose le ho capite.

Non solo nelle megacorporazioni, ma pure nelle piccole imprese (e qui la cosa vira verso il patetico) il capo vuole plasmare i dipendenti fino a farli rientrare in uno stampo preciso: lavora e taci, fai tutto perfettamente (come lo faccio IO, il tuo capo) e non rompere le palle.

E se fai cos' forse in futuro avrai un aumento e qualche mansione in più. Per il momento, sono 1000 euro al mese, straordinario obbligatorio non pagato ed ogni genere di scassamento di coglioni tutti i santi giorni.

L'altra cosa che non capisco è come facciano certi padroncini a chiedere assoluta lealtà all'azienda fin dal primo giorno. La lealtà ad una persona od un gruppo non è qualcosa che ci si può semplicemente imporre da un minuto all'altro, ma deve essere acquisita col tempo. E non sempre ci si arriva; a volte si capisce che il gruppo del quale si fa parte non è quello giusto.

Così mi sono trovato un capo che mi ha accusato di immaturità quando dopo cinque mesi ho mostrato apertamente che ormai ne avevo le palle piene della fabbrichetta. Salvo casi particolari, qualche mese è il tempo minimo necessario per conoscere le persone e l'organizzazione e farsi un'opinione informata. E nel caso di una segretaria che fa la spia, per esempio, l'opinione non può essere molto positiva.

Per me il lavoro è prima di tutto un patto utilitario: io lavoro per denaro, e tu mi assumi perchè io faccia certe cose. Lealtà, amicizia eccetera vengono eventualmente dopo e non sono assicurate; una volta soddisfatti gli obblighi contrattuali, non sono nè legalmente nè moralmente tenuto a dare un capello di più. Se lo faccio è solo per la mia benevolenza.

Così, non mi trovo male nel mio regime attuale di collaboratore a partita IVA. Ci sono pro e contro, ma un grosso vantaggio è quello di poter dire "No, basta". Non sono obbligato, pena licenziamento, a seguire i capricci sclerotici di un capo ma posso decidere di staccare ad un certo punto. Certo il dire NO è uno strumento da usare con cautela perchè alla fine la ditta madre potrebbe cercare un altro collaboratore che dica NO meno spesso.

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10/03/09

Chi è il Più Buono

Tutti quelli che hanno un po' di dimestichezza con i computer sanno reinstallare Windows ed i driver di dispositivo.

Parecchi altri sanno anche aprire una macchina ed intervenire sull'hardware, ed un gruppo più ristretto sa fare cose tipo cambiare lo schermo ad un computer portatile.

Ma chi sa aprire il pannello del LCD fino a svelarne i componenti interni e rimetterli insieme in modo che lo schermo funzioni?

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11/02/09

Utonto Tipico

Quello che butta il suo portatile in discarica senza cancellare un singolo file personale, senza proteggere il sistema operativo con una password, ed addirittura lascia MSN Messenger in avvio automatico con nome utente e password memorizzati.

Chi ha bisogno di hackers con questa gente in giro?

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06/03/08

Soluzioni all'Italiana

In Italia forse più che in altri paesi ci sono una serie di carenze sistematiche - prima di tutto, una burocrazia soffocante e l'enorme importanza delle conoscenze altolocate - per le quali le leggi vengono sempre fatte rispettare in modo carente ed incostante se non arbitrario.

Poi, essendo la classe politica più interessata a mantenere la poltrona che altro, i problemi vengono in genere affrontati solo quando un avvenimento motlo grave genera sufficiente oltraggio nell'opinione pubblica. Si lavora quindi sull'onda dell'emozione ed il parlamento rapidamente approva leggi scritte malamente, in fretta e furia, ma quasi sempre draconiane - che prevedono multe esorbitanti, anni di carcere eccetera.

Ma a queste variazioni legislative non corrisponde quasi mai alcuna riforma delle forze dell'ordine, della burocrazia statale e della magistratura, che quindi continuano ad agire nello stesso modo inefficiente. Le nuove leggi draconiane vengono fatte rispettare nello stesso modo delle vecchie, ed il risultato finale è che poche persone vengono punite duramente, mentre per le altre cambia poco o nulla.

Solo nel campo dell'evasione fiscale Prodi ha ottenuto qualcosa, ma a quale prezzo? Uno stato di polizia fiscale e l'economia peggiore da anni.

Ultimo caso della serie, la nuova legge per la sicurezza sul lavoro, che punta tutto sull'insprimento delle sanzioni (e che sta ha prodotto strepiti dall'estrema sinistra per non essere punitiva abbastanza). In realtà quello che manca non sono nè regole nè sanzioni - ed anche le dotazioni di sicurezza nelle aziende sono in genere sufficienti - ma la cultura della sicurezza.

Questa cultura però non si può instillare in poche ore di corsi aziendali, soprattuto in quelle persone che già sono carenti sia come cultura specifica della loro mansione, che come cultura generale. Anzi, chi già possiede una vasta cultura generale può da solo identificare situazioni di rischio senza molto bisogno di istruzione specifica. Invece, chi manca delle più elementari nozioni di chimica, fisica e logica difficilmente potrà capire ed interiorizzare il perchè di certi divieti.

Ma lo stato mentale più difficile da eradicare è il "non capiterà a me", che invece è un fattore importante. Servono sì azioni educative mirate (sto parlando in burocratese??) ma secondo me è pure necessario rendere i lavoratori responsabili delle proprie azioni, anche con punizioni per chi non rispetta le norme di sicurezza.

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26/06/07

Lavoro e Licenziamento

Sembra che finalmente abbia trovato lavoro. Non voglio - non mi sembra molto corretto - dare troppi dettagli, ma posso dire che si tratta di una piccola azienda chimica specializzata in una nicchia di mercato e con possibilità di espansione.

Il mio stipendio iniziale, però, sarà non certo da fame, ma nemmeno molto alto per uno con le mie qualifiche (anche se potrà aumentare rapidamente). La ragione però non è che il padrone mi vuole sfruttare, ma che per cautelarsi è costretto ad assumere personale con un contratto di apprendistato (e qualche altro provvedimento). Questo a sua volta perchè licenziare lavoratori lavativi, in soprannumero o comunque indadeguati è eccessivamente difficile in Italia.

Per non parlare poi della politica fiscale vessatoria e punitiva, dei kafkiani studi di settore, della presunzione di colpevolezza per l'evasione fiscale eccetera.

Il risultato finale è che il mercato del lavoro è più ingessato che rigido, e chi riesce ad ottenere un impiego spesso finisce per difendere con le unghie e con i denti questo privilegio (la parola sindacati vi dice niente?), a scapito di chi il lavoro lo sta cercando. E' infatti notizia di oggi che la UIL vuole incentivi per chi decida di rimanere al lavoro anche oltre l'età pensionabile.

Comunque, per il momento sono contento di poter (quasi sicuramente) iniziare presto a lavorare nel mio settore e produrre qualcosa di tangibile. Perché l'ozio davvero indebolisce lo spirito (e svuota il portafoglio).

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27/11/06

Incidenti Sul Lavoro

Proprio sabato scorso, quattro operai sono morti nell'esplosione ed incendio di una raffineria di olio vegetale. Azzardo una speculazione: secondo me, ahnno fatto il più classico errore nel lavorare su serbatoi di combustibile, ovvero fare alvori di taglio e/o saldatura senza aver prima bonificato e ventilato adeguatamente l'apparecchiatura.

Io ho trascorso diversi anni fra un laboratorio di ricerca e l'altro, quindi ho fatto qualche mese, in diversi anni, come stagionale in una fabbrica di conserve di pomodoro, e per finire poche settimane in una fabbrica di pasta. Poi, ho amici che fanno ogni tipo di lavoro, dal progettista di macchine confezionatrici al muratore al boscaiolo.

La mia esperienza personale e le stori che mi sono state raccontate puntano tutte verso una conclusione - scomoda per molti: gli incidenti capitano principalmente perchè sono i singoli operai a non osservare le norme di sicurezza.

Non usare occhiali in laboratorio (e qui mi dichiaro colpevole anche io); un capoturno che riteneva la procedura giusta per sbloccare una macchina fosse prima premere il pulsante di ripristino e poi rimuovere l'ostruzione manualmente; muratori che indossavano il casco solo nel caso di ispezione; un operaio che per guidare un macchinario durante il sollevamento si era arrampicato su una ringhiera senza alcuna corda di sicurezza (fino a quando il responsabile per la sicurezza non gli ha intimato di scendere immediatamente); un operaio che ha quasi perso un braccio per avere messo le mani dentro un'impastatrice in funzione; linee di produzione talmente protette che ogni minima perturbazione le può bloccare e quindi lavorano con molte delle protezioni disinserite. Eccetera, eccetara.

Molti lavoratori sanno che quello che stanno facendo è pericoloso ed anche vietato, ma lo fanno comunque perchè si risparmia tempo, per comodità ed addirittura per sprezzo del pericolo. Ed anche per quel meccanismo psicologico che ci fa adattare ad ogni routine, e quindi abbassare la guardia.

Certamente non voglio dire che padroni avidi e sfruttatori non esistono, ma la mia esperienza mi dice che questo non è il motivo principale degli incidenti. Ed io personalmente prenderei tutte le precauzioni possibili comunque - per esempio, comprando scarpe antiinfortunistiche di tasca mia.

Vista la situazione, l'unico modo per ottenere qualcosa è di avere responsabili della sicurezza polizieschi, sempre in allerta, pronti a riprendere ed addirittura punire i lavoratori che non rispettino le norme di sicurezza (naturalmente quando l'azienda abbia fatto tutto il suo dovere). Ma ci vuole poco a capire che una simile figura diventerebbe ben presto poco popolare, e non mi stupirebbe vedere qualcuno dei sindacati di estrema sinistra protestare contro un tale stato di cose, per esempio sostenendo che i lavoratori vengono "spiati" o qualcosa del genere.

C'è poi da considerare che certe norme di sicurezza sono cervellotiche ed eccessivamente restrittive, al punto di rendere le normali operazioni quasi impossibili. Quindi, queste norme vengono disattese spesso e volentieri. L'approccio alla normativa dovrebbe essere strettamente pragmatico e tenere conto di tutte le esigenze, invece.

Bertinotti quindi non è riuscito ad evitare (nemmeno ci ha provato, secondo me) di dire le solite vaccate:
[...]Quello che chiamiamo sviluppo anche oggi ha mietuto altre vittime. Ricordarle vuol dire che non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a considerare i morti sul lavoro una fatalità». E dobbiamo altresì rinnovare l’appello affinchè la politica e le istituzioni facciano della lotta contro le cause di morte sul lavoro il loro primo impegno.
Sostenere che queste siano vittime dello sviluppo è una posizione ideologica, tipicamente comunista o di quelle parti lì. E non è comunque possibile ridurre a zero le morti e gli infortuni sul lavoro. Non lo dico perchè mi piace vedere gli operai morire; la realtà inevitabile è che tutte le attività comportano un certo grado di rischio (certe più di altre, naturalmente), e non c'è modo di evitarlo. Un professore che lavorava nel mio college un giorno se ne stava sulla spiaggia leggendo un libro, quando un'auto è uscita da una curva della strada più in alto, e gli è caduta addosso uccidendolo. Capite cosa voglio dire sui rischi che si corrono?

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