The Second Version

19/04/12

Sui Versamenti di Idrocarburi

Non ho ancora iniziato a lavorare nel campo del controllo dei versamenti, ma mi sono preparato leggendo diverse cose. Quindi sono pronto a scrivere un pezzo divulgativo.

Naturalmente, la cosa migliore da fare riguardo ai versamenti di idrocarburi è evitarli. Questo si può ottenere usando le giuste apparecchiature e procedure e curando la manutenzione; si possono anche aggiungere sistemi di difesa come barriere e vasche di contenimento intorno agli impianti.

Però, nonostante le migliori precauzioni i versamenti di idrocarburi accadono. Ci sono quindi diverse opzioni a disposizione per combatterli.

Sgombriamo subito il campo da idee sballate: non c'è nessuna bacchetta magica che fa sparire il petrolio. Tutti i metodi a disposizione hanno limiti ed effetti collaterali. Quello che si cerca di minimizzare è il danno ambientale netto, e questo può richiedere di sacrificare qualcosa per salvare qualcos'altro.

Il primo metodo è la raccolta meccanica degli idrocarburi sversati. La chiazza viene prima circoscritta usando apposite barriere galleggianti, quindi si procede a posizionare scrematori che consentono di recuperare gli idrocarburi dalla superficie dell'acqua. L'olio misto ad acqua viene poi pompato verso serbatoi a bordo di un'imbarcazione apposita - oppure di un camion, se è possibile intervenire da terra. Esistono diversi tipi di barriere e scrematori per adattarsi a situazioni diverse.

Sono anche disponibili barriere e cuscini assorbenti per catturare gli idrocarburi galleggianti; l'ultimo grido nel ramo sono speciali polimeri in polvere o fini granuli che sparsi sulla chiazza incorporano gli idrocarburi in uno strato di materiale solido facile da rimuovere.

Il recupero meccanico ha due limiti principali:

- Lo stato del mare. Gli scrematori comuni sono efficaci con onde sotto i tre metri; al di sopra di questo valore le barriere non riescono a trattenere gli idrocarburi e gli scrematori non possono operare.

- Stoccaggio dei fluidi recuperati. Gli scrematori non sono in grado di separare completamente gli oli dall'acqua, per cui nei serbatoi di stoccaggio finisce anche una quantità più o meno grande di acqua che aumenta il volume di stoccaggio richiesto. Quando i serbatoi sono pieni, il vascello deve interrompere le operazioni per tornare a terra - od incontrare una nave madre - e svuotare i serbatoi. Questo andirivieni limita la quantità di idrocarburo che può essere recuperata in un dato periodo.

Il fattore tempo è importante, visto che gli idrocarburi - il greggio specialmente - esposti agli elementi si degradano perdendo le frazioni più leggere e diventano più viscosi e difficile da trattare. Nel caso peggiore, si formano le cosiddette mousse, emulsioni di olio in acqua ad altissima viscosità. E naturalmente se se non si interviene in tempo la chiazza oleosa può arrivare a riva, con gravi conseguenze.

La seconda tecnica è la combustione controllata in situ. La chiazza oleosa viene di nuovo circoscritta - questa volta, con speciali barriere resistenti al fuoco, e quindi data alle fiamme. Il sistema si può usare solo su chiazze di un certo spessore (apparentemente, 3 mm bastano) ed ha l'ovvio problema di produrre fumi inquinanti. Però consente di eliminare grosse quantità di idrocarburi in breve tempo e senza bisogno di una catena logistica per il trasporto e smaltimento degli oli recuperati.

La terza tecnica prevede l'uso degli erroneamente detti solventi. Il termine appropriato sarebbe agenti disperdenti, visto che si tratta di tensioattivi (spesso, di emulsionanti approvati anche per uso alimentare...) in grado di causare la dispersione dello strato oleoso in finissime goccioline che si diffondono giù per la colonna d'acqua. Queste goccioline sono più prone ad essere degradate dalla flora batterica, ma anche un po' più tossiche dell'olio non disperso verso gli organismi marini tipo gamberi.
Però non ricoprono le spiagge e gli uccelli di catrame, e quindi evitano le foto strappalacrime dei gabbiani asfaltati.
I disperdenti in genere vengono spruzzati sulle chiazze oleose da aerei od imbarcazioni apposite; gli operatori devono prestare la dovuta attenzione a non venire in contatto con i disperdenti.

In Indonesia, la priorità - stabilita a livello di governo, mi pare - è salvare le foreste costiere di mangrovie, le quali sono molto sensibili all'inquinamento da idrocarburi. Per cui, si cerca in tutti i modi di evitare che eventuali chiazze oleose arrivino a terra, anche se questo significa un pesante impatto sulla popolazione di gamberi.

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