The Second Version

12/04/07

Sindrome Da Cinesi

Tumulti scoppiano in una via di Milano abitata principalmente da cinesi (mi rifiuto di usare il termine Chinatown che dà un'aura di romantica esoticità) dopo che due vigili elevano l'ennesima contravvenzione per divieto di sosta.

Per spezzare una lancia in favore degli immigrati, è noto che i vigili urbani sono spesso eccessivamente puntigliosi e fiscali (in vernacolo, bastardi) verso i cittadini colti in fallo. Non è un mistero che i cinesi mi stanno più simpatici di altri gruppi, ma a parte le ragioni personali, questa simpatia viene dal fatto che fin'ora i cinesi non si erano mai apertamente sollevati contro l'autorità dello Stato, ed in genere sono i meno coinvolti nella criminalità di strada.

Dice bene la Moratti quando sostiene che non devono esistere zone franche (eppure, io ritengo che norme che indichino quali mezzi sia obbligatorio usare per il carico/scarico merci siano folli), ed ha pure ragione - con tutti i caveat - Borghezio quando dice che le comunità di immigrati tendono a vivere secondo le loro regole e non quelle della società italiana. Muhlbauer invece parla come il solito comunista multiculturalista quando tenta di addossare la colpa di questi fatti a... noi italiani, mentre gli immigrati sono solo vittime. E pure conclude con la velata minaccia che "episodi come questi aumenteranno di dimensione e potranno coinvolgere anche altre comunità" se noi italiani continuiamo con queste assurde e razzista pretese come integrazione degli immigrati e rispetto della legge.

Tuttavia, la frammentazione della società in comunità isolate (il punto a cui tende, volente o nolente, il multiculturalismo) ha radici vecchie, e non è certo stato causato dalle ronde spontanee, che sono iniziative lodevoli. Io però tenterei di coinvolgere in queste iniziative anche gli immigrati di provata fiducia che vogliano davvero integrarsi.
La radice del problema sta nell'immigrazione tumultuosa e nel lassismo verso i clandestini, che ha causato la crescita rapida e quasi esponenziale delle comunità di immigrati. Che, per un fenomeno perfettamente naturale, trovandosi vicini a molti altri loro simili tendono più a comportarsi come a casa loro che come italiani.

Io di certo non chiedo l'omologazione totale ad una cultura unica, ma credo sia indispensabile fare presente che qui la legge è uguale per tutti (salvo che per i più uguali, ma questo è un altro discorso) e chi non vuole accettare almeno certe norme e valori basilari, non è benvenuto. L'alternativa è la balcanizzazzione - e per precauzione consiglio comunque di comprarsi un fucile ed una buona scorta di munizioni.

Precisiamo subito: non perchè ritengo sia il tempo di aprire la caccia al cinese, od allo zingaro; invece perchè se le cose dovessero mettersi male, avere un'arma a disposizione può fare la differenza fra la vita e la morte.

Aggiornamento 13/04: Le autorità cinesi possono sinceramente mettere la loro preoccupazione in quel posto, almeno fin quando non inizieranno a trattere le persone civilmente in Cina stessa. Tuttavia, ci può essere qualcosa di vero nelle rimostranze fatte: basta visitare qualunque zona dove vivano principalmente neri o arabi/magrebini (e non parliamo degli zingari) per accorgersi che il rispetto della legge è anche minore che fra i cinesi - eppure, raramente si vede la polizia compiere azioni di forza. Non credo che si tratti di razzismo, visto che i cinesi sono generalmente più benvoluti di altri; si tratta invece di codardia istituzionale: il peso della legge si abbatte più duramente sulle comunità che non reagiscono che su quelle pronte ad opporsi con la forza. E così procede la disgregazione sociale.

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