The Second Version

09/07/13

Provincialismo Governativo

L'ennesimo tentativo di accorpare un certo numero di province italiane e' fallito: il decreto che si proponeva di farlo e' stato dichiarato parzialmente illegittimo dalla Corte Costituzionale per - citando dal comunicato stampa della stessa CC:
"violazione dell’art. 77 Cost., in relazione agli artt. 117, 2° comma lett. p) e 133, 1° comma Cost., in quanto il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio."
Insomma, le solite cose all'italiana: cercare di fare qualcosa a furor di popolo per poi scontrarsi coll'amara realta': non si puo' fare quello che si intendeva fare, o almeno nella forma proposta.

Nel caso specifico, metterci una pezza d'emergenza mentre invece si tratta di un problema che deve essere affrontato in modo diverso per risolverlo. Questo malvezzo del metterci una pezza invece del fare un lavoro completo e' una delle cause dell'ipertrofico ed intricato sistema legislativo italiano.

Fino a non molto tempo fa, ero a favore dell'abolizione delle province perche' tre livelli legislativi, la di sotto dello stato centrale, sono troppi.

Ora la mia posizione e' un poco piu' articolata: il problema non e' tanto il numero di livelli legislativi (anche se tanti paesi sembrano cavarsela benissimo con due, quindi non vedo perche' in Italia sarebbe impossibile) ma il fatto che gli ambiti di competenza sono mal definiti e risultano in una quantita' di sovrapposizioni e duplicazioni inutili se non dannose.

Tutto il campo delle autonomie locali e' un discreto casino che il decentramento non ha fatto nulla per migliorare. Anzi, sembra vada peggio.

Per me possiamo anche continuare ad avere enti detti province, ma quello che mi sento di proporre ora e' di togliere loro il potere legislativo e ridurle ad on organismo di coordinamento dei comuni al loro interno (che devono essere si' accorpati, visto che numero e distribuzione dei comuni sono rimasti fermi al tempo dell'Italia rurale ed agricola) e collegamento colle regioni; le competenze delle province possono essere divise fra Comuni e Regioni od in certi casi semplicemente cancellate.

Chiaro che una provincia ridotta ad agenzia di coordinamento avrebbe bisogno di molti meno mezzi, uomini e risorse per operare rispetto alla situazione attuale. Ma salverebbe quelle apparentemente inderogabili esigenze di rispettare l'unicita' delle situazioni territoriali* ecc


Ma quali sono le speranze di riuscire a fare qualcosa di sensato come la mia proposta? Ah be....

*Tipo i comuni sulla riva destra e sinistra dell'Enza (Emilia-Romagna), che si trovano in situazioni geo-meteo-politiche cosi' radicalmente diverse da dover appartenere a due province separate. Come, ci siete stati e dite che sembra tutto uguale fra le due sponde? Non avete guardato bene!

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17/06/13

La Competenza Politica

Una delle poche cose buone fhe ha fatto Grillo e' stata aver sollevato il problema della competenza dei politici - anche se poi l'ha lasciato presto cadere preferendo la verginita' politica(1) alla ricerca delle competenze per i suoi candidati.

La discussione sulla competenza dei politici e' rimasta ad un livello infimo: ogni parte usa le accuse di incompetenza come clava per percuotere le altri parti e non per migliorare la qualita' della classe politica in generale, ed in questo clima nessuno si cura di descrivere, anche solo a grandi linee, quali competenze ci debbano essere.

Oh, non e' difficle dire che un politco in particolare e' incompetente quando fa una vaccata mostruosa, ma invece non e' cosi' semplice diventare propositivi e definire a priori le competenze e conoscenze necessarie per diventare candidati.

Anche sa la mia esperienza lavorativa e' ancora limitata, ho visto che nelle imprese che vanno almeno benino, prima si prepara una lista di competenze e conoscenze per una specifica posizione, poi si procede alla selezione dei candidati.

Per cui, cerchero' di prsentare ai miei lettori quali competenze un politico dovrebbe avere, almeno nella mia visione delle cose.

Li primo errore secondo me e' considerare l'attivita' politica come qualcosa di uniforme. Invece si divide un due branche principali: il ruolo rappresentativo, ed il ruolo esecutivo.

Il ruolo rappresentativo e' quello dei consiglieri comunali e provinciali, dei parlamentari (o come cavolo si chiamano) regionali e di quelli nazionali. Il loro lavoro e' quello di riunirsi e discutere per scrivere leggi, sostenendo ognuno le proposte del proprio programma elettorale.

Il ruolo esecutivo e' quello degli assessori comunali e provinciali; degli assesstori (se non sbaglio) regionali e dei ministri del parlamento. Il loro lavoro e' fare in modo che le leggi vengano applicate, coordinando l'attivita' del personale che e' deputato a farlo e gestendo i fondi a disposizione.

Quindi, visto che ambedue i rouli del lavoro politico hanno molto a che fare colle leggi, una base comune di competenze e' fatta di diritto e quella che un tempo si chiamava educazione civica: conoscere almeno a grandi linee la Costituzione, la struttura della Repubblica Italiana e delle amministrazioni locali, e le leggi dello Stato/amministrazioni locali(2).

Un'altro requisito comune e basilare dovrebbe essere un livello almeno medio di cultura generale e - ma qui sono esigente, lo so - matematica/geometria.

Direi che anche solo applicando queste regole dovremmo mandare a casa un 50% dei politici ad ogni livello.

Veniamo poi alle competenze specifiche per ogni ruolo.

Quello rappresentativo richiede capacita' di costruire e mantenere rapporti interpersonali; capacita' di comunicare e negoziare - ma non parlare per ore di fuffa; bensi' per ottenere risultati.
Volendo cercare un'analogo nel campo aziendale, a me viene in mente... marketing e pubbliche relazioni - oovero le persone che per lavoro comunicano, negoziano e stringono accordi.
Queste dovrebbero essere le capacita' per un politico nel ruolo rappresentativo. Conoscenze approfondite in un settore specifico, possono servire ma non sono determinanti.

Il ruolo esecutivo invece richiede la capacita' di gestire organizzazioni piu' o meno complesse che vanno da qualche persona fino alle centinaia di migliaia (nel caso dei ministeri maggiori) e bilanci da qualche centinaio a miliardi di euro, il tutto su scale geografiche e temporali molto variabili.

La conoscenza approfondita di un settore specifico - quello nel quale il politico vuole operare - ad es. ambiente, sanita' ecc - diventa importante, ma la capacita' gestionali per me continuano a dominare.
Insomma, il politico esecutivo dovrebbe essere un technical manager, una persona capace di gestire organizzazioni complesse, ma anche dotato di una buona conoscenza del settore specifico nel quale opera.

Dove trovare le persone con queste competenze... dovrebbe essere ovvio: nelle aziende di successo. Ma ho il sospetto che a molti questa idea non piaccia.

Altrimenti, per sapere se un politico sta facendo un buon lavoro o meno bisogna darsi da fare: andare a vedere quali studi abbia fatto, e soprattutto seguire la sua storia, le proposte fatte e quelle accettate o rifiutate; le sue discussioni in assemblea e/o la sua attivita' esecutiva: l'organizzazione che gestiva e' cambiata, e se si' come sotto la sua gestione?

Mi spiace, non ci sono ricette facili qui che permettano di fare la scelta giusta senza lavorarci sopra.

(1) Se la politica e' un'orgia, le vergini sono le persone meno indicate per entrarci.
(2) Piu' facile a dirsi che a farsi vista la selva di leggi, sovente anche contraddittorie, che funesta l'Italia.

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12/12/12

Cacciatrice di Morti Viventi

Allora, la Littizzetto porta il cazzo in prima serata su Rai3. No, per fortuna non ha trasmesso un suo video porno amatoriale, ma ha affermato che Berlusconi ha "rotto il cazzo".

Scandalo e stracciamento di vesti! Come si possono assoggettare le menti innocenti dei bimbi a tale orrendo turpiloquio!?

Si', ormai Berlusconi e' cotto e stracotto. Lo pensano in molti, me compreso; e chi la pensa cosi' difficilmente votera' per il suo partito. D'altra parte fra i fan della Littizzetto ci sono ben pochi berlusconiani, quindi la sua esternazione non serve a nulla tranne rinforzare la fede dei credenti. Non certo a conquistare nuovi adepti.

C'erano molti altri modi per ironizzare sul presunto ritorno di Berlusconi, modi che avrebbero anche potuto fare effetto su chi Berlusconi potrebbe pure votarlo*. Quali modi? Be' io mezze idee ce le ho, ma alla fine il mio lavoro e' ricerca applicata su detergenti speciali; invece il lavoro della Litttizzetto e' andare in televisione a fare battute: che s'ingegni lei.
Alla fine si trovano persone disposte a difendere la sua cruda trivialita' solo perche' ha come bersaglio l'odiato Berluska, non per altro.

Non guardo piu' la TV italiani da piu' di due anni per ovvi motivi, e se devo mettermi a guardare video da youtube allora preferisco usare il mio tempo per guardare un concerto dei Sepultura, ecco.
La Littizzetto non mi fa piu' ridere da anni perche' mi appare come una persona astiosa e rabbiosa e con un repertorio limitato; non come qualcuno che vuole divertirsi e far divertire, sia pure irridendo qualcun altro.
Astio e rabbia hanno il loro posto nella vita ma non sono divertenti. E continuare a sparare sempre contro lo stesso bersaglio diventa noioso.
Divertenti sono che so, i Kurnalcool: "Questi sono di una faziosità incredibile. Ci fosse mai una volta che parlassero di Silvio".

Forse questa esternazione della Littizzetto e' un caso isolato, ma c'e' il rischio che la sinistra italiana stiano di nuovo sprofondando nella modalita' "Dagli a Berlusconi" tipica dei, ah 20 anni passati, e sappiamo tutti quanto successo abbia avuto. Se fatta in modo abbastanza stupido, una campagna elettorale con queste basi potrebbe anche portare voti a Berlusconi.

La verita' e' che Berlusconi un bel danno l'ha gia' fatto causando la caduta imprevista del governo Monti: il risultato e' un periodo di interregno senza un reale governo, e di questo potrebbe approfittare chi vuole attaccare finanziariamente l'Italia. Non so se succedera', ma il rischio e' maggiore senza un governo col supporto di una maggioranza parlamentare.

L'altra verita' e' che Berlusconi ha probabilita' minime di vincere le elezioni e solo un poco maggiori di diventare ago della bilancia. Sempre che gli avversari non gli servano la vittoria su di un piatto d'argento.

Chiudiamo collo scenario apocalittico: ve l'immaginate un risultato elettorale che lascia Berlusconi ed M5S come attori principali? Sarebbe meno peggio portare al governo una banda di babbuini.

*Naturalmente non sui berlusconiani duri e puri; l'enantiomero degli anti-berlusconiani duri e puri.

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17/09/12

Il Politico Alieno

Un altro altro sul tema Grillo & dintorni, cosi' siete avvisati.

Uno dei temi principali di del M5S ed altre forze politiche emerse di recente e' il conflitto fra la famigerata "casta" che con le sue ruberie e favoritismi opprime ed impoverisce il "popolo".

L'assunzione necessaria e' che casta e popolo siano entita' separate, divise da barriere insormontabili. Loro sono la Casta, noi siamo il Popolo (con reminescenze di nefaste divisioni teorizzate in passato) e non abbiamo nulla in comune. Il Popolo e' virtuoso, la Casta e' viziosa; il Popolo e' sincero, la Casta mente; il Popolo e' parco, la Casta e' sprecona.

Questo potrebbe essere vero in tempi e luoghi dove la classe al potere e' un'aristocrazia ereditaria dove il potere rimane all'interno delle famiglie aristocratiche e per i popolani e' pressoche' impossibile diventare parte dell'aristocrazia. In questa situazione, anche la cultura, gli stili di vita e la visione del mondo delle due classi sono molto diverse, tanto che potremmo effettivamente parlare di alienita' dei potenti rispetto ai loro soggeti.

Ma in Italia non e' certo questo il caso. C'e' un certo livello di aristocrazia ereditaria in economia/industria ed all'interno di professioni come avvocati e notai, ma i politici in realta' spesso salgono dal basso.
Dal farsi notare nelle sezioni locali o giovanili dei partiti, per poi diventari assessori comunali, e dopo sindaci od assessori provinciali, e cosi' via fino a parlamentari, e ministri.
Una via alternativa e' fare carriera all'interno di un partito fino venire candidato direttamente a parlamentare.
Chiaro che chi ha genitori in politica si trova la strada spianata, ma non siamo certo al livello di un'aristocrazia ereditaria.

Per un Berlusconi che salta direttamente da grande imprenditore a Presidente del Consiglio, c'e' una signora Giuliani che si trova catapultata dalla plebaglia al Parlamento.

Cosi' ad occhio, la maggior parte dei politici italiani sembrano venire dalla classe medio/alta. La classe media fa parte del Popolo? Eh, dipende, perche' la definizione di Popolo non e' chiara. Popolo e' chi non e' Casta, e Casta e' chi non e' Popolo. Ad infinitum.

Nemmeno Grillo stesso sfugge a questo meccanismo, visto che e' salito dall'essere un commediante disimpegnato (Ve lo do' io il Brasile mi piaceva, da piccolo) al leader di un movimento politico di portata nazionale.

Insomma, i politici in Italia non sono alieni rispetto al Popolo, ma spesso provengono da esso - come Pier Luigi Bersani.

Ma allora perche' i comportamenti della Casta sembrano cosi' rimossi da quelli del Popolo ed i loro vizi appaiono cosi' enormi?

Be' io una risposta la posso azzardare. Perche' i comportamenti della Casta sono quelli del Popolo portati all'eccesso, ingranditi fino ad apparire grotteschi - cosi' come un banale punto nero sembra un cratere lunare se lo vediamo in una foto ingrandita.

Il Popolo - questo e' il nodo fondamentale - non e' piu' virtuoso della Casta. Ha soltanto la possibilita' di manifestare i suoi vizi su scala minore. Il popolano ruba 5 euro sui buoni pasto aziendali; il politico magari ne ruba 500 sui viaggi ufficiali. E cosi' via.

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24/08/12

Recensione: La Follia dell'Occidente (How The West Was Lost)

Questo è l'ultimo libro che ho letto in ordine di tempo, ed ora ve lo recensisco.

Nota: io ho letto la versione inglese, non quella italiana.

Cominciamo dalle note negative...

Non si può certo dire che il libro brilli per rigore accademico: le referenze sono sì abbondanti, ma spesso rimandano ad articoli di giornali online e sorgenti simili. Quando si vuole cercare di dimostrare come l'Occidente (USA in primis) si stia rovinando da solo e proporre soluzioni, usare fonti di alta qualità non guasterebbe.

 Il tono del libro poi è volubile: passa dal giornalistico all'accademico al pedagogico e ritorno così senza una ragione discernibile. Questo rende la lettura più difficile.

I problemi principali per me sono:

1) L'autrice dà per certo che il riscaldamento globale antropogenico sia un problema serio. Sapete bene ormai che io la penso diversamente.

2) L'autrice insiste sul fatto che gli stati occidentali sono devoti ai diritti individuali, mentre "il resto" (Cina in primis) sono prontissimi a sacrificare gli individui per il bene del paese. No, non è più così: ormai in Occidente quello che va alla grande sono i diritti collettivi, non quelli individuali. Molti governi occidentali spendono parecchio tempo e risorse in elargizioni per rabbonire la minoranza rumorosa/violenta di turno. Ma ai diritti individuali come intesi dal liberalismo classico ormai in pochi ci badano.

E finalmente veniamo agli aspetti positivi.

Il libro è abbastanza scorrevole e spiega in termini piuttosto semplici concetti nebulosi come la leva finanziaria, così come altri aspetti del sistema economico e finaziario.

La Moyo non fa parte del fronte libertario, e nemmeno di quello del completo controllo statale sull'economia. Piuttosto, si limita a constatare la realtà: senza un controllo del governo su almeno certi aspetti del mercato (ad es. l'ingresso di capitali stranieri) si rischia di spalancare la porta ai propri nemici - quelli abbastanza astuti da armarsi di denaro sonante invece che di missili.

Cosa che risuona con la mia visione dello stato come male necessario.

Il libro mostra in modo impietoso come politiche ben intenzionate (una casa per tutti, ad esempio) abbiano finito per immobilizzare enormi quantità di capitale in beni immobili sottraendole agli investimenti produttivi ed abbiano creato una bolla che quando è scoppiata ha causato i disastri che sappiamo.

E come volere un libero scambio di idee, prodotti e denaro fra paesi che non giocano con le stesse regole sia un'idea sciocca ed ingenua che porterà chi è disposto a rubare e copiare ad arricchirsi a vantaggio degli altri.

Insomma, il libro traccia in modo convincente la storia di 50 anni di follie economiche e politiche dell'Occidente, e come queste lo abbiano portato al declino.

No, la Moyo non è di certo corretta al 100%, ma lo è abbastanza da mostrare a chi può e vuole capire quali errori siano stati commessi.

Soluzioni? Ecco, la Moyo presenta le sue soluzioni in modo stringato e poco dettagliato. E queste soluzioni sono solo per gli USA - comprensibilmente visto che l'autrice vive lì. Per l'Europa quasi nulla; ma chi riuscirà a vedere gli errori compiuti saprà perlomeno capire come non ripeterli.

Un acquisto consigliato? Si, senza riserve.

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08/06/12

Le Casse di Parma

Parma, da citta' di provincia come tante altre, si e' trovata alla ribalta a livello nazionale da quando Pizzarotti, candidato del Movimento 5 Stelle, e' stato eletto sindaco.

Ora quello che tiene banco e' il dibattito - anche feroce - sulla reale dimensione del debito lasciato dall'amministrazione Vignali.

Vedo molti che s'indignano per le cifre, ma solo in pochi sembrano accorgersi di come i soldi sono stati spesi. E secondo me molti di questi denari sono stati spesi bene.

Cosa hanno fatto Vignali ed il suo predecessore Ubaldi? Hanno completato le tangenziali di Parma, che ora e' circondata da un anello stradale da fare invidia a citta' piu' grandi. Hanno anche migliorato molte strade urbane ed extraurbane. Hanno costruito il DUC, un esempio di ufficio pubblico moderno ed efficiente (almeno per la mia esperienza, eh). Hanno riqualificato parecchie aree urbane, costruito piste ciclabili ed introdotto le bici comunali, ed infine hanno avviato i grandi progetti di ricostruzione delle aree Pasubio e Stazione.

Ora, tutte queste opere costano, ed anche parecchio. Per poterle finanziare - soprattutto gli ultimi grandi progetti - e' stato fatto ricorso al credito. Che forse non a' una scelta molto saggia, ma e' tutt'altro che rara fra i comuni italiani.

La cosa piu' curiosa e' che cosi' a prima vista fra i critici dell'amministrazione Vignali ci sono molti di quelli "all'estero tutto va meglio".

Ora io l'ho visto con i miei occhi questo estero dove le cose vanno (si dice) meglio. Dove i centri citta' sono puliti ed ordinati, dove ci sono le belle fermate degli autobus, le metropolitane (ma a Parma c'erano i NoMetro invece), gli edifici e le strade moderne, la burocrazia efficiente.

E sapete cosa vi posso dire? Che Parma ha iniziato ad assomigliare ad una di queste mitiche citta' proprio con Ubaldi e soprattutto Vignali, che hanno fatto cose concrete per migliorare e modernizzare la citta'.

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13/11/11

Il Governo Tecnico

Alla fine ce l'abbiamo. Berlusconi si è dimesso fra i festeggiamenti (stupidi, ma accettabili) e contestazioni con lancio di oggetti (Piazzale Loreto light, se volete la mia opinione).

Monti sarà il nuovo Presidente del Consiglio, senza quasi consultazioni: una delle nomine più rapide che si siano mai viste.

Ho letto qua e là sbroccate complottiste del tipo che Monti sia imposto dalla Commissione Trilaterale eccetera eccetera.

Ed io mi chiedo, perchè? Perchè sprecare energia per eleborare queste teorie quando È TUTTO ALLA LUCE DEL SOLE.

Monti è stato scelto come Presidente per realizzare - o almeno provarci* - il programma economico (e per forza di cose anche politico) che UE per prima ed FMI ritengono necessario all'Italia. Questa è la ragione, non ci sono dubbi.

Lo hanno ammesso, in modo aperto e candido, tutte le parti coinvolte: Berlusconi, Napolitano e Monti stesso. Anzi, hanno tutti (forse eccetto Berlusconi) ribadito quanto la scelta sia necessaria ed inevitabile.

Quanto ai partiti politici ed i media, anche la maggior parte di questi sono stati favorevoli a Monti (Corriere, penso a te). Ve le ricordate o no tutte le storie sulla differenza di rendimento fra titoli di stato italiani e tedeschi?

Ve lo ricordate Bersani che ha ripetuto per mesi il ritornello "Berlusconi se ne deve andare"?

Tutte queste foze hanno avuto quello che volevano, quello che avevano chiesto e desiderato, pubblicamente.

Ed ora dovremmo invece credere che sia un complotto di entità esterne?

Vabbè, se credete che anche i treni in ritardo siano a causa della Trilaterale e dei Savi di Sion, capisco.

* Fra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare.

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01/10/11

Credibilità Politica

Come ho scritto poco fa (in inglese), Berlusconi viene accusato dai suoi detrattori di non essere "credibile" come premier, ragion per cui si dovrebbe dimettere.

Però, quando si chiede di sapere le ragioni per cui Berlusconi non sarebbe credibile, la risposta è che un premier che si comporta come lui - con le sue notti allegre, ed una corte di favoriti - non è credibile.

Cioè, poco più di una tautologia. Quello che manca dalle discussioni sulla credibilità politica di Berlusconi è l'ovvio: una definizione, ed una misura della credibilità politica.

E per me l'unica vera misura della credibilità di un politico è la sua capacità di realizzare il suo programma: più ne realizza, più è credibile*.

Questa è una metrica che si basa sui fatti, tangibili e misurabili.

Mentre la metrica comunemente usata dagli anti-berlusconiani... bè non è una metrica, in realtà. E' una mistura di reazioni emotive e disegni politici. Almeno fosse basata su una etica rigida e coerente, ma nemmeno questo: la loro etica è molto flessibile.

Ora, secondo me Berlusconi ha perso credibilità perchè ha realizzato ben poco del suo programma, e si è rimangiato la parola data su diversi argomenti importanti (tasse prima di tutto).

E le sue notti allegre, mi turbano? Sinceramente, no. Non mi piacciono, ma nemmeno mi scandalizzano.

E la corruzione? Ecco, quella mi disturba di più, ma Berlusconi non è certo l'unico peccatore in un mondo di santi.

*Entro certi limiti, eh: se uno va in giro a sparare agli oppositori, esce dal seminato.

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19/07/11

La Destra Americana

Di recente, ho sentito ripetere per l'ennesima volta che Timothy McVeigh, il terrorista di Oklahoma City, sarebbe stato un estremista cristiano.

A parte che di questo estremismo non si trova menzione nei resoconti seri - opposti alle chiacchiere da bar - della vita e morte di McVeigh1, affermazioni come questa dimostrano ancora una volta che la maggior parte degli italiani sono catastroficamente ignoranti riguardo politica e società americana2.

Quindi, mi accingo a descrivere brevemente questa entità detta "destra americana".

Fin dalla loro indipendenza, negli USA solo due partiti hanno seggi in parlamento: il Partito Democratico ed il Partito Repubblicano.

Da questa sponda dell'Atlantico si può essere tentati di identificarli, rispettivamente, con centro-sinistra e centro-destra italiani: ma sarebbe sbagliato. Gli USA vengono da una storia filosofica, sociale e politica completamente diversa, per cui applicare a loro le categorie tipiche europee porta in errore.

Solo di recente - diciamo dall'epoca Clinton - il Partito Democratico ha assunto posizioni di tipo euro-socialista; mentre quello Repubblicano è diventato più cristiano e corporativista.

Comunque, non voglio dilungarmi sui partiti mainstream, perchè l'oggetto di questo articolo è la destra extraparlamentare.

Per prima cosa, si tratta di un'area politica estremamente eterogenea. In effetti, molti di questi movimenti e formazioni si trovano catalogati a destra solo perchè non si sa dove altro metterli.

Perchè nella destra extraparlamentare americana si trova di tutto.

I rimasugli, dietro una facciata solo poco più presentabile, del famigerato Klu Klux Klan; i neonazisti (c'è addirittura un Partito Nazista Americano) ed altri gruppi che fanno del razzismo uno dei loro maggiori argomenti.

Ci sono estremisti cristiani e sette religiose varie (David Koresh di Waco, per esempio). Almeno alcuni di questi elementi non disdegnerebbero una teocrazia cristiana.

Ci sono i survivalist (sopravvivenzionisti?3) che tendono a vivere isolati, lontano dagli occhi del Governo, con scorte di cibo, armi e munizioni per poter sopravvivere a guerre e catastrofi.

Ci sono le milizie, che assomigliano molto ai survivalist ma alla sola sopravvivenza aggiungono il prepararsi alla rivoluzione prossima ventura.

E poi ci sono anche i libertari con tutte le loro sottodivisioni; i libertari si distinguono dagli altri per essere socialmente liberali, isolazionisti ma generalmente a favore dell'immigrazione.

C'è, da ultimo, il movimento Tea Party, che non ha ideologia o leaders ben definiti ma esprime più che altro scontento per un governo che viene visto come spendaccione ed inconcludente ed intento a rovinare l'economia e la forza degli USA.

Naturalmente, ci sono sovrapposizioni ed intersezioni fra le varie correnti che ho descritto; alcune di queste nemmeno disdegnano la produzione ed il traffico di droga (specialmente anfetamine) per finanziare le loro attività

Quindi cosa, accomuna movimenti che per certi versi si trovano agli opposti? Il collante principale è la sfiducia, se non vero odio, per il governo - federale in primis.

In genere la destra vede il governo federale come un oppressore che costringe i cittadini a pagare tasse smisurate; che impedisce loro di detenere quante e quali armi vogliano; che non consente alle persone di praticare la religione che preferiscono e di educare i loro figli in un certo modo; che li punisce se cacciano via a calci i non-ariani.

Spero di essere stato utile, se non esauriente.

1 Però McVeigh era in contatto con l'ambiente delle "milizie", dove l'estremismo cristiano abbonda.

2 Più o meno quanto gli americani sono ignoranti riguardo politica e società italiana.

3 Una deliziosa caricatura del survivalist è Burt Gummer nel film Tremors.

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14/06/11

Il Crepuscolo della Beozia

Va bene, ci sono stati i famosi referendum e - come era prevedibile - i SI hanno vinto in modo schiacciante; vista però l'affluenza intorno al 57% per tutti i referendum le percentuali dei favorevoli sono anche loro circa 55%, quindi non proprio un plebiscito.

E lasciamo perdere l'etica del voto di scambio (tipo bere a metà prezzo per chi dimostra di avere votato), per pietà.

Le percentuali di affluenza e dei SI poi svelano altri fatti: quasi soltanto chi voleva votare SI è andato ai seggi, e per votare SI a tutti i quesiti.

Visto che questioni come il legittimo impedimento e strategia energetica nazionale non sono per niente correlate, la spiegazione più probabile per questo fenomeno è che chi ha votato SI l'abbia fatto con l'intenzione di votare contro Berlusconi.

E d'altra parte basta guardare, ad esempio, ai post su Facebook dei "politicamente impegnati" per rendersi conto che è proprio così.

Così, le scorse elezioni amministrative sono state presentate come referendum sul governo Berlusconi (da ambo le parti, CDX stesso anche di più, eh), e lo stesso per questa ultima tornata.

Senza Berlusconi a tracciare la rotta, dubito che la sinistra saprebbe trovare da sola la strada di casa: uno dei problemi tipici di chi è animato soltanto dalla volontà di andare contro qualcosa.

Ma andiamo a vedere cosa cambia con l'abrogazione delle parti di legge menzionate nei quesiti. Ci viene in aiuto il Corriere con un articolo molto carino nel tentare di dire le cose sotto voce. I pezzi migliori per me sono:
La prima norma, abrogata dal referendum prevedeva che, per acquisire ulteriori evidenze scientifiche relativamente alla sicurezza nucleare, non si procedesse più alla definizione e attuazione del programma sugli impianti nucleari (moratoria). Il comma 8 dettava una nuova disciplina dei contenuti e modalità di adozione della Strategia energetica nazionale: avrebbe dovuto essere adottata entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge.
Leggetelo bene: i SI al referendum hanno abrogato la moratoria! E finiranno per ritardare la definizione di una strategia energetica nazionale. Grandioso, nevvero?

E poi:
A detta degli esperti tecnici di settore, ora «il vero dopo-referendum lo devono decidere i Comuni. Loro sono i proprietari delle aziende in quasi tutte le città, quindi saranno le amministrazioni comunali a dover dire se faranno gare e/o affidamenti diretti».
Cioè, in alcuni casi potrebbe cambiare nulla; in altri si avranno possibilità quasi infinite per corruzione, clientelismo, collocazione di amanti/nani/ballerine eccetera.

Dal punto di vista concettuale, poi, ho notato un fenomeno negli ultimi anni. E' da qualche tempo che un certo numero di persone - generalmente, i promotori dei referendum, i "politicamente impegnati" di cui sopra e personaggi tipo Beppe Grillo - tentanto di far passare i refenrendum, che a dettato costituzionale possono essere soltanto abrogativi, per propositivi.

Un esempio sono affarmazioni tipo "Votare SI contro il nucleare"*.
Se esprimersi contro l'uso dell'energia nucleare è certamente l'intenzione di un certo numero di persone, con il referedum si possono soltanto abrogare leggi o parti di esse.

E nel diritto la forma è importante quanto la sostanza, per cui se chi vota pensa di farlo in modo propositivo mentre in realtà sta votando per abrogare qualcosa, rischia alla fine di trovarsi con una legge diversa, se non opposta, alle sue aspettative.

Il referendum, in Italia, non è uno strumento propositivo ed usarlo in questo modo presto o tardi avrà affetti collaterali deleteri, Ma i farlocchi non si sono mai preoccupati degli effetti collaterali.

Aggiornamento 15/06: Il termine esatto è referendum consultivo invece che propositivo. Inoltre, qui si può leggere un'analisi più dettagliata e rigorosa del pasticcio creato con il SI ai quesiti sull'energia nucleare.

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31/05/11

Festa Per Cosa

Che il popolo dde sinistra vada in piazza a festeggiare, tipo a Capodanno, o quando vince la nazionale, è anche comprensibile.

Domani la loro vita non cambierà in maniera apprezzabile; i precari non verranno assunti e gli stipendi non aumenteranno, ma non sono io quello che si mette a condannare per un po' di fuga dalla realtà*.

Non si capisce invece di cosa dovrebbe essere contento Bersani, visto che Pisapia e DeMagistris vengono da formazioni che sono diretti concorrenti della sua.

Non siamo nemmeno al "nemico del mio nemico" qui.
Se non si tratta di stupidità totale, viene da pensare che alla fine abbia ragione Uriel: il PD ha lasciato andare avanti i tipi da sbarco, sacrificabili. Se vincono, ci si accoda al carro dei vincitori; se perdono, una nicchia di rendita all'opposizione rimane comunque sicura.

Quello che mi preoccupa, invece, è leggere commenti come quelli a questo blog: quando vedo gente che invoca il suicidio di massa dei berlusconiani come misura per il salvataggio dell'Italia, o che spera Berlusconi venga appeso Mussolini, non penso che siano tutti scherzi od iperboli.

Penso che ci sia un futuro cupo in vista; e prima di darmi del paranoico, andate a vedere come ha festeggiato il centrosocialame di Milano. Con l'intimidazione del vicesindaco uscente.

*Secondo me gli spacciatori di cannabis stanno facendo affari d'oro con queste manifestazioni.

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27/03/11

Sempre Allerta

Eh si, nonostante la mole di arretrati ed i processi lentissimi, alla nostra magistratura proprio nulla sfugge.

Sono così attenti e vigili che aprono fascicoli anche quando non pare esserci alcuna notizia di reato, se il Corriere la racconta giusta:
L'INCHIESTA - Nel frattempo, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per far luce sull'operazione che nei giorni scorsi ha portato la francese Lactalis a detenere un pacchetto complessivo pari al 29 per cento in Parmalat. Il gruppo, tra l'altro, ha acquistato un pacchetto azionario pari al 15,3% dai tre fondi di investimento esteri Zenit, Skagen e MacKenzie.

BONDI IN PROCURA - L'amministratore delegato di Parmalat, Enrico Bondi, venerdì mattina è stato sentito come persona informata sui fatti dal pm Eugenio Fusco nell'ambito dell'inchiesta sull'operazione Parmalat-Lactalis. Lactalis intanto, in una nota, «conferma di aver sempre correttamente operato e attende serenamente di conoscere gli sviluppi della vicenda».

Insomma, l'unica giustificazione per l'apertura di questo fascicolo sembra essere che qualche magistrato voleva farlo.

La Gazzetta di Parma, via ANSA, fornisce qualche dettaglio in più, ma sembra sempre un'inchiesta senza nessuna base concreta:

L'inchiesta, affidata al pm Eugenio Fusco, a quanto dice l'agenzia Ansa vuole fare luce sui presunti movimenti anomali del titolo Parmalat in Borsa che si sono registrati a partire da febbraio, periodo in cui è cominciata la battaglia sulle liste dei nomi per il rinnovo degli organi sociali. Il che farebbe ipotizzare un reato come la manipolazione del mercato.
Nulla di nuovo per la magistratura italiana, comunque.

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18/03/11

Er Libbico

Si, penso che l'Italia non dovrebbe prendere parte alle azioni ONU/NATO contro Gheddafi.

Penso che dovremmo invece agire da soli. Dovremmo mandare qualche squadra delle nostre forze speciali ad assassinare Gheddafi ed il suo stato maggiore, così da lasciare le forze lealiste senza guida.

Poi, dovremmo dare qualche dritta ed informazione ai ribelli perchè possano finire il lavoro. Silenziosamente, rimanendo nell'ombra, neìiente a che vedere con la fanfara dell missioni internazionali.

Ed in cambio dovremmo soltanto chiedere al nuovo governo libico un paio di cose: di non usare più il traffico di emigranti come forma di ricatto, e soprattutto che l'ENI sia l'unica compagnia petrolifera estera autorizzata ad esplorare e sfruttare i giacimenti libici. Pagando un giusto prezzo, eh.

Sarò semplicistico, ma mi sembra la soluzione migliore sia per la Libia che per l'Italia.

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07/02/11

Spediti Verso la Sconfitta

Se questo è lo spessore delle forze intellettuali che la sinistra italiana mette in campo, possono stare freschi.

Una certa Irene Tinagli infatti fa le dichiarazioni che dovrebbero cambiare il mondo, ma alla fine dei conti sono solo un rigurgito femminista.

Ci spaccia per geniali scoperte dell'ultim'ora quello che in realtà uomini e donne non ancora infettati dall'ideologia identitaria sanno dalla notte dei tempi: agli uomini piace avere intorno donne femminili e magari anche di bella presenza, ma una che si presenta vestita da vaccona ad occasioni ufficiali non fa bella figura.

Però la frase che mi fa venire il latte alle ginocchia è questa - combinata con il titolo:
Un leader donna? Ci vorrebbe una Michelle italiana

«Michelle Obama è per me l’esempio più calzante, sintesi accoglienza autorevole: quando la sentivo parlare, in campagna elettorale, con quella sua capacità di calore e di dialogo, tostissima ma anche materna, mi dicevo ma perché non si candida lei? E in più, cosa che non guasta, capace di essere, anche nel modo di vestire, femminile ma non seduttiva».
Perché, Michelle Obama è leader esattamente di cosa? Cinicamente parlando, la First Lady è la Casalinga Più Potente d'America, ma non comanda nulla*; è solo una di figura di rappresentanza. Chi la cita come esempio di leader manca completamente il bersaglio, anche solo in termini logici - lasciamo perdere le discussioni sulla qualità dell'amministrazione Obama.

Ulteriore conferma di come i media tendano a trattare gli Obama con la stessa maturità di una sedicenne nei confronti di Brad Pitt (ai miei tempi, era lui un idolo delle ragazzine, ora non so).

*A meno che la coppia presidenziale non sia una nella quale la moglie controlla il marito. Potrebbe anche succedere.

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31/01/11

Precisazioni

Qualcuno potrebbe pensare che io sia un berlusconiano di ferro, visto il mio penultimo articolo.

No, non lo sono. Berlusconi è un vecchio arrapato, viscido e poco onesto. Non so quanto egli sia davvero liberale nei suoi pensieri, però sono sicuro che Berlusconi non ha molta familiarità con i filosofi del pensiero liberale*. Però per coincidenza gli interessi di Berlusconi corrispondono in buona parte con quello che è bene, o almeno non male per l'Italia intera.

Non sono berlusconiano; ma gli anti-berlusconiani spesso sono preoccupanti. Si va dai magistrati con la loro convinzioni di essere i predestinati a guidarci in una nuova era di giustizia e moralità, a persone normali che però quando parlano di Berlusconi sputano bile come fossero estremisti islamici: lo stesso tipo di persone che incita a bruciare la strega sul rogo.

Un argomento che mi irrita particolarmente è che l'Italia non avrebbe credibilità internazionale, con Berlusconi alla guida.

Davvero?

Un primo fatto è che a molte altre nazioni del mondo non gliene frega sostanzialmente una cippa delle avventure notturne di Berlusconi. Per esempio, quelle storie sono arrivate fino in Indonesia, ma non hanno prodotto pressochè alcuna reazione: sarà che qui tengono banco il caso Gayus, od il caso dei video porno di Ariel**

Il secondo e più importante fatto è che l'importanza di una nazione non è funzione della rettitudine dei suoi leader, ma della forza economica e militare che una nazione può e vuole mettere in campo. La storia è piena di leader folli o depravati che però avevano il controllo di grandi forze economiche e militari, e chi non li ha presi sul serio in genere ha preso delle legnate.

Putin, tanto per fare il nome di qualcuno con un certo peso sulla scena internazionale, sembra prendere Berlusconi sul serio.

Sono più che altro gli italiani all'estero perennemente indignati per questo o quello che si inalberano per ogni mossa di Berlusconi - e sono così facili da minipolare.

*Sappiamo che la lettura non è il passatempo preferito del Silvio.

** Un cantante pop che è finito nel mirino dei "poteri forti" e degli estremisti islamici per i suoi video con un paio di altre tipe famose.

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25/01/11

Candide Ammissioni

Jovanotti, ex-rapper italico ed ora cantante Serio & Impegnato (ma ancora stonato come un verro):
MILANO - «Non ho mai votato Berlusconi e non l'ho mai capito. Sono 20 anni che cerco di capire e Ruby non ha cambiato nulla»
Jovanotti di questi tempi è un elemento ben inserito nel cvltvrame (da non confondere, pena l'essere bombardati con fosforo bianco al Sarin e plutonio, con il Kulturame) sinistrato (ricordato quell'aborto musicale noto come Il mio nome è Maipiù?), per cui posso ritenere che le suo opinioni si possano riferire anche alla sinistra in generale.

L'avevamo intuito, che la sinistra non avesse capito Berlusconi. Per esempio, vedendo che dal 1994 Berlusconi è stato il protagonista principale della politica italiana, anche quando governava la sinistra.

Per esempio, dal fatto che la suddetta sinistra ha concentrato tutte le sue energie contro la persona Berlusconi, ed ha perso miseramente. Potrebbe forse riuscire a vincere solo ora che Berlusconi è in declino fisico e mentale - 74 anni non sono pochi, per nessuno.

Una tale serie di brillanti fallimenti si può spiegare solo così: la sinistra non ha capito nulla di Berlusconi e dei motivi del suo successo.

Perché altrimenti sarebbero riusciti ad ottenere almeno un pochino, almeno a ridimensionare il ruolo di Berlusconi sulla scena italiana.

Invece, zero. Grazie, Jovanotti. Ma per favore non farci una canzone.

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19/01/11

La Patata Tira, Mica Spinge

I nemici di Berlusconi - questa volta alleati con la magistratura che da tempo si propone come primus inter pares dei poteri dello stato - tornano alla carica con una nuova vagonata di accuse di rapporti sessuali con minorenni per tentare di mettere Berlusconi sotto processo.

Perché faccio un'affermazione tanto categorica? Perché ritengo che sia vera. Di relazioni sessuali (con o senza sentimenti) fra maggiorenni più vecchi di 21 anni e minorenni ce ne sono tante in Italia, e tante alla luce del sole - anche davanti agli occhi di agenti di polizia. Eppure nulla succede (tranne quando la storia diventa notizia, tipo professoressa & studente).

Però nel caso di Berlusconi diventa un fatto d'interesse nazionale, che deve essere perseguito fino in fondo. Il perché è ovvio.

Almeno uno dei due; l'altro è quella strana idea di uguaglianza che si sta diffondendo, secondo la quale i politici e le alte cariche dello stato devono essere uguali ai comuni cittadini di fronte alla legge quando si tratta di farsi processare, ma non sono più uguali quando si tratta di avere una vita privata.

Questa vicenda è un trasparente tentativo di ottenere per vie superficialmente legali, ma in realtà quasi golpiste, quello che i nemici di Berlusconi non riescono ad ottenere con le elezioni.

Secondo me, un bel po' di uomini italiani, di destra e sinistra, vorrebbe avere cotanto ben di dio a disposizione e passare le notti come fanno Berlusconi ed associati.

Anche la narrativa delle "ragazze minorenni" lascia il tempo che trova: saranno minorenni, ma non innocenti se lavorano come "escort" - perché non penso che le ritardate mentali vengano assunte in quei posti.

Tutto senza nemmeno toccare l'ovvia arbitrarietà dei limiti d'età per i rapporti sessuali legali.

Non so dove andrà a finire questa storia, ma non credo che avrà molto effetto sui sostenitori di Berlusconi: non è la prima che egli è stato accusato di nefandezze assortite, eppure continua a vincere elezioni.

Sono curioso, la magistratura avrebbe i coglioni di mandare le forze dell'ordine ad arrestare un Presidente del Consiglio in carica? Chi sarebbe disposto ad eseguire l'ordine? L'esercito - ed il popolo - starebbero a guardare?

Grazie ad Uriel, che sta diventando una musa ispiratrice. E questo un po' mi spaventa!

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15/12/10

Berlusconi Vince

Davvero non me l'aspettavo. Pensavo che il governo Berlusconi fosse destinato alla sfiducia.

Invece, con un margine minuscolo, è riuscito a rimanere in piedi. Un po' come uno zombi, parliamoci chiaro, perchè non importa quanti rimpasti verranno fatti si tratta sempre del cadavere ambulante di un governo.

Ci sono state sordide compravendite di voti dietro a questo risultato? E' probabile.
E' la prima volta che accade nella storia della Repubblica Italiana? Non fatemi ridere.

D'altra parte non ricordo l'indignazione morale e lo stracciamento di vesti quando fu il famoso ribaltone degli anni '90 a buttare giù Berlusconi. Eppure se si parla di scorrettezze verso gli elettori, quella è stata bella grossa.

PS. I democratici oppositori del regime hanno colto l'occasione per fare un po' di casino in strada a Roma. Qualcuno si chiede da dove venivano gli "infiltrati" violenti. E' possibile che ci fosse qualche provocatore, ma il 90% dei violenti vengono dai soliti sospetti: ultras, estremisti politici ed agitatori di professione. Quelli che usano ogni pretesto per fare casino.
C'è pure chi sta rendendo un caso di portata nazionale il fatto che un finanziere sia stato fotografato con la pistola in mano durante gli scontri. A parte il fatto che l'agente in persona ha fornito una spiegazione perfettamente plausibile (La pistola gli era caduta dalla fondina, e lui la stava raccogliendo per evitare che venisse presa dai teppisti intorno), non so cosa dovrebbe fare un poliziotto in una situazione simile: lasciarsi massacrare di botte invece che sparare?
La domanda legittima è perché mai la Guardia di Finanza debba avere reparti antisommossa, invece.

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17/11/10

Echi Lontani

Non è che della situazione politica italiana mi interessi molto, adesso. Sento le notizie come echi lontani, che hanno un impatto quasi nullo sulla mia vita quotidiana.

Però qualche opinione ce l'ho.

Sembra che questo governo sia alla frutta, e con la sua caduta potrebbe anche finire l'epoca del berlusconismo, se Berlusconi non tira fuori qualche altro colpo da maestro.

Però ormai sembra difficile: alle promesse di governo più liberale ormai non ci crede più nessuno, e nemmeno a quelle di meno tasse. Solo la riforma della giustizia potrebbe ancora attrarre consensi.

Con la fine di Berlusconi, l'Italia però non diventerebbe certo il paese di latte e miele dove le caprette fanno ciao. Rimarrebbero i problemi strutturali e culturali vecchi di decenni, che forse Berlusconi ha leggermente acuito ma la sinistra non si è messa a lavorare per risolvere.

Rimarrebbe la magistratura con le sue inchieste mirate al politico da abbattere; rimarrebbero gli scandali di cocaina, trans, escort eccetera.

Quei vasi di Pandora sono stati aperti da anni - da Tangentopoli e poi dall'antiberlusconismo più rabbioso - e non si richiuderanno facilmente.

L'unico vero rimpianto per l'era Berlusconi potrebbe essere la mancata riforma della giustizia, che possa limitare lo strapotere e lìimpunità della magistratura.

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02/11/10

Breve Comunicato

Visti e ponderati i pro ed i contro; presi in considerazione i massimi sistemi e pure i minimi; valutate storia, economia e strategia globali, sono giunto ad una ferma conclusione:

Finchè non c'è violenza, non me ne frega proprio niente della vita sessuale di Silvio Berlusconi, e pure di altri politici oppure uomini d'affari oppure personaggi famosi per un motivo o per l'altro.

Fine comunicato

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