The Second Version

18/12/09

Attacco al Presidente

Arrivo un po' tardi, ma almeno così spero di avere prodotto una riflessione un poco più profonda.

Quello che vedo nelle tante trasmissioni e discussioni sul fattaccio di Piazza Duomo è che quasi tutti rimangono fissi sull'uomo Berlusconi, e non si accorgono di una verità palese.

Il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana è stato colpito in faccia con un corpo contundente ed è finito in ospedale per qualche giorno.

Detto così fa un effetto almeno un po' diverso? La cosa è grave, non dovrebbe esserci bisogno di spiegarlo. Tanto per usare una frase fatta, non è come dovrebbero andare le cose in un paese civile.

Ma c'è un aspetto anche peggiore del fatto che uno psicopatico sia riuscito a bucare la sicurezza e colpire il Presidente. Le persone che lo legittimano - e nemmeno le sparate su Facebook, ma chi cerca seriamente di trovare giustificazioni per l'atto - sono l'aspetto peggiore.

Non si rendono conto del fatto che legittimare la violenza contro il proprio avversario politico significa legittimare quella dell'avversario contro di sè. Quando diventa accettabile prendere a sassate Berlusconi, diventa accettabile anche prendere che so, Bersani, a sassate.

Questo modo di pensare finisce nella legge del più forte, dove la fazione con più armi e munizioni e brutalità vince. Altro che repubblica delle banane; questa sarebbe la Somalia.

Per mettere le cose in chiaro, Berlusconi non è un Hitler, e nemmeno un Gheddafi. Con tutti i suoi difetti e problemi, rimane più o meno nella media dei politici italiani (pensate che nessun altro abbia problemi di conflitti d'interesse? Berlusconi li ha solo più evidenti). E Berlusconi non è nemmeno la causa di tutti i mali d'Italia.

Di Pietro, Santoro e Travaglio sono pericolosi. Mi sembra abbiano tutte le caratteristiche di quelli che, potendo, istituiscono tribunali speciali ed erigono patiboli nelle piazze. Ma tutto per il bene del popolo italiano, eh.

Cosa vedo nel futuro?

La prossima aggressione di questo tipo che succede, ci becchiamo le leggi speciali. E se fosse un politico di centro-sinistra a prendersi le sassate, anche peggio: leggi speciali col consenso bipartisan. Già siamo andati vicino alla decretazione d'urgenza, e penso che comunque il ministero degli interni manderà in giro un po' di circolari poco carine.

Per le apparizioni pubbliche dei politici vedo due possibili evoluzioni: la papamobile - ovvero, un veicolo più o meno blindato che consenta visibilità mentre fornisce protezione, oppure il perimetro - stabilire un'area intorno alla persona nella quale solo chi ha superato i controlli appropriati può entrare.

E se un Berlusconi che cerca di suscitare compassione - come qualcuno sostiene - può servire a riportare la discussione politica nel campo politico, allora datemi i suoi piagnistei dodici ore al giorno.

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1 Commenti:

  • Ho scritto una nota simile su Facebook poco dopo il fatto. Detto in breve per me queste sono cose che succedono, in politica come altrove, quando si esce dalla "competizione" e si entra nel "conflitto".

    La riporto a seguire:

    All'inizio del XX° Secolo il sociologo tedesco Georg Simmel formulò una teoria del conflitto che personalmente per me, sulla base della mia conoscenza (amatoriale certo) della storia e della storia militare, ha sempre avuto senso.

    Secondo Simmel la rivalità tra gruppi umani si può esprimere in due modi: competizione o conflitto.

    La competizione procede in parallelo: i protagonisti cercano di battere ciascun altro nel raggiungere un obbiettivo desiderato da tutti, per farlo impiegano qualsiasi metodo consentito da regole condivise senza usare la violenza.

    Quando nella competizione si passa a prendere misure per degradare la capacità dell'altro di competere oppure per eliminarlo del tutto dalla scena la competizione diventa conflitto.

    Quando le misure prese durante il conflitto sono misure che includono la violenza fisica il conflitto si trasforma in guerra.

    Da notare che tra conflitto e guerra c'è pertanto l'unica differenza dell'uso della violenza fisica, il che è certo già qualcosa, ma la forma mentis della guerra è già presente in toto nel conflitto, si tratta solo di fare quel piccolo passo in più.

    Ecco perché quelli che su FB scrivono che Tartaglia non è pazzo ha solo fatto "ciò che è normale fare" colgono nel segno, anche se per le ragioni sbagliate (nel senso che loro vogliono proprio dire che, nel caso di Berlusconi, il conflitto deve trasformarsi in guerra).

    Dato che nell'odierno mondo Occidentale la competizione politica è in realtà un conflitto, dovremmo solo essere grati che non succeda più spesso, altro che stupirci.

    Quando i seminatori d'odio di professione deprecano l'uso della violenza da parte di chi ha dato retta ai loro sproloqui perché "tutto, ma la violenza no!", mollategli un calcio in culo e ditegli "questo è un calcio nel culo di Georg Simmel".

    Si potrebbe continuare chiedendosi perché gente che è incapace di competere senza scendere nel conflitto debba condividere per forza lo stesso governo, se parlare delle diversi correnti ideologiche degli odierni paesi occidentali come se facessero parte di una "società" o "comunità" unica non sia un po' come dire che i Lakota e i Cheyenne erano tutti Indiani e che lo Hells Angels MC e l'Outlaws MC fanno tutti parte di una grande comunità di bikers, ma questo è un altro discorso.

    Di Anonymous Wellington, Alle 18/12/09 23:08  

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