The Second Version


Terza Lingua

Ora sto studiando con una certa serietà l'indonesiano (bahasa indonesia). Avevo già afferrato qualcosa durante le mie visite precedenti e parlando con conoscenti indonesiani in Italia, ma ora studio anche la grammatica, e generalmente questa lingua in modo più formale.

L'indonesiano non è una lingua molto difficile: la grammatica è semplice, ha poche eccezioni e solo un paio di suoni difficili da pronunciare per un italiano.

Una caratteristica frustrante però è che l'indonesiano colloquiale è molto diverso da quello standard o scolastico, tanto da sembrare un dialetto più che una semplice variazione. Parlando indonesiano standard con una persona qualsiasi si viene capiti, ma si rischia di essere guardati con meraviglia.

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Indirect Experience

In this post I'm going to write something critical of Americans in general. Just because I feel like it.

Americans as a rule do not have much first-hand experience of life in other countries. That is because there's enough variety of geography, climate and ways of life in the States that those who are not already xenophiles can have enough for a lifetime. But this condition of ignorance does not stop them from pontificating on how people in other countries should live their lives.

First-hand experience of another country means living there with the common people and among them, doing (more or less) what they do and (more or less) how they do it. Which is not an exhortation to “go native”; more like what is called full immersion in a different place and culture.

Experience of life in a foreign country is not visiting for a short time as tourists; that may at best give a superficial idea. Barely that, if as a tourist one does not venture much out of tourist villages or nice hotels.

Neither is being there as a member of armed forces stationed in a base (there are exceptions, tho). They spend most of the time among themselves and when they venture out is to get drunk and chase tails; the conflicts between foreign military personnel and civilians living around the bases have a long story.

But Americans still do pontificate about other countries. Europeans do that, too, but the difference is that Americans feel compelled to give their opinion loudly and anytime, whether requested or not.

When they do not have direct experience but still want to talk, they resort to indirect experience – often, books written by someone who has been there, in those faraway lands. Which in itself is not a bad thing, because knowledge recorded in writing is definitely positive. But as usual that can be taken to unhealthy extremes.

Even with the best intentions, an author cannot report every single thing, the smallest aspects and finest nuances of Life Elsewhere. Also for mere space reasons, because a 1000-page tome is not exactly handy, if you catch my drift.

Many authors, instead, have their own biases and narratives, and are prone to gloss over what does not agree with the narrative while insisting on what does. Some authors are even propagandists, and you know what it means.

I have already written about my dislike for Mark Stein, even if I think that a lot of what he writes seems true. But he depicts Europe as newly-medieval third world of misery and sufferance. Yet that is not the situation I observed with my very eyes in Europe. Maybe I have just been very lucky, but I doubt.

However, without direct experience to act as a reality check, it happens that many in the Sates think that Mark Stein(1) is 100% correct. And when I, in some online discussion, observe that things are not exactly like that, I get irritated replies like “Have you read Mark Stein?”. My retort should be that yes, I have read at least the condensed form you so kindly provided, but I found it not corresponding to observable reality.

Direct experience versus indirect experience, you see.

In any case, I have been avoiding discussion of that type for a long time now, because they go exactly nowhere and more often that not end in verbal brawling and insults.

(1) It's not a personal matter, just an author I am familiar with.

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Il Selvatico West

Molto spesso, quando si parla di armi da fuoco e legittima difesa, qualcuno salta fuori con qualcosa del tipo “Volete fare come nel Far West!”. Qui se ne può trovare un esempio recente.

Tirare in ballo il Far West il più delle volte è un metodo usato per non dover rispondere in modo cogente agli argomenti di chi è favore della difesa personale armata, ma c'è un altro aspetto che ora vorrei esaminare.

Quando gli oplofobi e statalisti citano il Far West, in realtà non stanno parlando dell'epoca e dei luoghi nei quali coloni, ranchers, sceriffi, indiani e fuorilegge sono realmente esistiti. Non parlano di quelle che erano le vere condizioni di vita in (quello che sarebbe poi diventato) New Mexico o North Dakota nella seconda metà del 19esimo secolo.

Gli oplofobi invece parlano del Far West come un luogo mitologico e leggendario dove regnano caos e violenza e dove prendersi a pistolettate è il modo normale di risolvere anche la più piccola controversia. Un luogo dove i deboli soccombono ed i prepotenti prosperano. E dove le armi da fuoco sono onnipresenti.

Eppure, in Italia chi è che conosce qualcosa del Far West che non venga da opere di narrativa? Chi ha mai letto fonti primarie o ricerche storiche sul fenomeno Far West?

Solo una percentuale minuscola della popolazione, e nella maggioranza ci metto pure me stesso*. Per quanto sia piacevole guardare i film di Sergio Leone, non si tratta certo di documentari.

Come fosse davvero questa cosa chiamata Far West, nessuno lo sa. Ma naturalmente questo non basta a fermare chi parla per slogan. Per loro ormai il Far West è diventato un mito che – in negativo – ha la stessa forza che i miti dell'Età dell'Oro avevano in positivo per certe civiltà del passato. Per analogia potremmo chiamarlo Età del Piombo.

*Sono sicuro di aver letto solo un articolo di ricerca storica sul Far West, o meglio sulle carovane di coloni. Almeno in questo ambiente, il ricorso alla violenza era l'ultima opzione per risolvere le controversie.

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Cynical War

There is a conclusion I reached in the last few days: it is useless for nations at war to develop weapon systems and to employ tactics intended to minimize collateral damage.

Oh, I know that's harsh to say, but I am convinced it is only true.

In recent times, Israel among other things has developed and fielded dense explosive ordnance, which have a much smaller lethal radius compared to conventional explosives of equivalent power. They also are more expensive and require materials like tungsten which are not so common and must be imported. Have you heard even one word of thanks or appreciation from the usual suspects? Of course not, only some harping about the most negative aspects of those weapons. Update 21/10: Alright, I should have read what I wrote myself to avoid what seems self-contradiction. Seems, because then The Indipendent comes to my rescue.

A few years ago, American troops had Fallujah surrounded, but before moving in to crush their enemies they allowed civilians to evacuate. Of course that was a tactical disadvantage for Americans, because some combatants fled with the civilians and the rest used that time span to reinforce their defense. Yet, how did it go? The attackers fired white phosphorous ammunitions, and for that they were branded as genocidal imperialists or somesuch.

In contrast, the government of Sri Lanka finally mustered enough strength, moved in against the strongholds of the Tamil Tigers and achieved complete victory after many years of war. At what human cost it is not exactly known, but it is likely to run in the tens of thousands. Foreign reporters were not allowed in the area of operations, so we have not been flooded with tear-jerking images of sufferance and destruction.

A war should be conducted according to what gives tactical and strategical advantages, not according to what is supposed to meet the delicate sensibilities of the tranzists.

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Ancora Sui Proiettili

Vedo che il mio articolo sui proiettili a punta cava è uno di quelli che ottiene più visite dai motori di ricerca, per cui mi sembra opportuno ritornare sull'argomento.

Lo scopo del proiettile a punta cava è espandersi a fungo all'impatto con il bersaglio in modo da massimizzare il trasferimento della sua energia cinetica a quest'ultimo. Si, si tratta di un modo freddamente tecnico di dire che il proiettile a punta cava provoca generalmente ferite più gravi rispetto agli altri tipi di proiettile.

Eppure, è superficiale catalogare i proiettili espansivi come malvagi e quelli blindati od in piombo nudo come umani. Qualsiasi proiettile che colpisca una persona può causare ferite gravi che risultano in morte o danni permanenti, come fratture scomposte, lacerazione di tendini, legamenti e nervi, distruzione o riduzione della funzionalità degli organi interni.

D'altra parte, i proiettili blindati (che, ribadisco, sono in normalmente in dotazione alle forze di polizia italiane) vista la loro costruzione più robusta rimbalzano facilmente (caso Carlo Giuliani e probabilmente anche Gabriele Sandri) e possono trapassare ostacoli vari conservando abbastanza energia da rimanere pericolosi, mentre hanno meno potere d'arresto di quelli espansivi.

C'è una terza categoria di proiettili, e sono quelli frangibili, ovvero che si frammentano all'impatto col bersaglio. Questi però sono poco conosciuti al grande pubblico, anche se gran parte dei proiettili militari – quelli per fucile d'assalto – appartengono a questa categoria. Ci sono diverse leggende riguardo alla letalità di questi proiettili, come lo shock idrostatico che non lascia scampo e frammenti con “effetto frullino”. Che dire? Semplicemente considerate questo dato di fatto: il 5.6 x 45 mm NATO è il tipico calibro dei fucili d'assalto ed il suo proiettile standard è frangibile. Ebbene, da tempo ormai le forze armate americane si lamentano dello scarso potere d'arresto di queste munizioni e chiedono l'adozione di un calibro più potente.

Nei calibri per pistola, c'è la Glaser Safety Slug, che è un proiettile frangibile costruito comprimendo pallini di piombo all'interno di un sottile involucro di rame. Questa palla causa nelle persone ferite ampie ma piuttosto superficiali, però presenta rischio minimo di rimbalzi o sovrapenetrazione, visto che si disintegra all'impatto; può anche essere usata all'interno di aerei pressurizzati perché non è in grado di perforare la fusoliera. Non si sa però se viene catalogata fra le munizioni umane o fra quelle di crudele genocidio di massa.

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The Silence Of The Gun

In 13 hours of intercontinental flights, there is a huge lot of time to kill. At least Emirates has an excellent in-flight entertainment system with hundreds of films, TV series, music CDs and more.

The airplane is not an environment conductive to detailed exploration of deep issues, so I watched only (relatively) brainless action movies, where even if I missed some dialogues I could still enjoy stuff blowing up. You know, the A-Team, Predators, The Losers and that stuff.

Well, one thing I noticed in these movies is that everytime someone picks up or handles a firearm you can hear a string of clicking, clacking and clanking sounds, way beyond the classic (and acceptable, within limits) racking of the action.

I have some experience with handguns, rifles and shotguns and I can assure you that unless someone deliberately performs an act such as firing the gun, racking the action, flicking on or off the safety or inserting/removing the magazine the gun stays as silent as a piece of metal and wood or plastic can be. Simply picking it up or swinging it around does not produce a sound.

Moreover, of the above noises only a gunshot is truly loud; all the others would be easily drowned in even moderately noisy environments. I concede that in a moment of silence, some gun-related noises can bea heard rather clearly especially by a trained ear.

On the other end, I'm not sure it makes much sense to flick the safety on between one unexpected firefight and the other: too much risk of forgetting it and missing the chance to shoot. Even more inane would be to take a round off the chamber so that the action has to be racked again.

It is a matter of volume more than anything else, of gun-related sounds being amplified beyond their normal level for the show.

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Here I Am Again

In Cikarang, east of Jakarta. Suitcases are (almost) unpacked and I am settling down in this new situation.

One thing I can never get used to is the heat, tho. As hot and humid as all except the very worst days of summer in Northern Italy.

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Goodbye Miss Tanfoglio

She's gone, hopefully taken by someone who will take good care of her. I haven't been armed for a long time, but I had gotten used to the idea. But now keeping a gun, with more restricitve licensing laws & rules looming at the horizon, is becoming too difficult*.

It's only a small parte of the preparations I did before leaving for Indonesia. Yes, because life has turneed this way, and in a few days I will leave. Not forever, no, but for a quite long time; I may even have a job lined up there.

But if you think it's all over, you're wrong. I'm not going away from the blogosphere!

*I suppose the anti-gunners have achieved a small victory in this case, damn.

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