The Second Version

18/07/12

Si Dai Modellami Tutto

Ecco all'opera un altro manipolo di arditi modellatori, che questa volta affrontano la spinosissima questione degli effetti globali - mica regionali, eh, globali! - dell'incidente nucleare di Fukushima, Giappone.

Lo scientificamente commediante Corriere cosi' presenta la notizia della sudata ricerca:
MILANO - Le radiazioni fuoriuscite a Fukushima potrebbero provocare da un minimo di quindici fino a un massimo di 1.300 morti, e tra 24 e 2.500 casi di cancro. Si tratta del primo lavoro medico sulle stime dei danni alla salute causati dal disastro nucleare in Giappone seguente al terremoto e allo tsunami dell'11 marzo 2011 basato su un modello elaborato dall'università californiana di Stanford.
Leggete bene: i numeri sono calcolati usando un modello matematico, nemmeno una ricerca epidemiologica su casi osservati di morte/malattie, e vanno da 15 a 1300 e da 24 a 2500. Insomma, un intervallo di due ordini di grandezza, gli effetti sulla salute di quell'incidente potrebbero essere in un modo, o 100 volte minori. Grazie per lo sforzo di ricerca.


Almeno nell'articolo c'e' il collegamento - solo per gli iniziati ai misteri della lingua inglese - all'articolo pubblicato, e dal riassunto leggiamo:
Inhalation exposure, ground-level external exposure, and atmospheric external exposure pathways of radioactive iodine-131, cesium-137, and cesium-134 released from Fukushima are accounted for using a linear no-threshold (LNT) model of human exposure.
Ah, il modello LNT: lineare senza soglia, ovvero ipotizza una relazione lineare fra dose di radizioni e danno biologico a tutte le dosi. Questo modello quindi implicherebbe che gli organismi viventi non abbiano sistemi di riparazione dei danni cellulari, che sembra un po' estrema come visione; se volete approfondire potete iniziare da Wikipedia.

E poi:
Exposure due to ingestion of contaminated food and water is estimated by extrapolation.
Estrapolazione, quello che chi ha dimestichezza con i numeri sa che bisogna evitare finche' si puo' perche' equivale a spingersi in territori inesplorati

Finalmente, i numeri:
We estimate an additional 130 (15–1100) cancer-related mortalities and 180 (24–1800) cancer-related morbidities incorporating uncertainties associated with the exposure–dose and dose–response models used in the study.
Responsabilmente, i ricercatori hanno tenuto conto delle incertezze nei loro modelli, e pubblicano le loro stime con questa enorme forbice di due ordini di grandezza. Il Corriere invece bonta' sua ci fornisce l'incertezza, ma pubblica dei numeri che nemmeno sono un copiancolla dal riassunto dell'articolo ma un minestrone di cifre prese da diverse parti del riassunto stesso.

Ed i giornalisti nostrani sembrano anche avere problemi con la comprensione del testo, visto che il passaggio:
An additional [similar]600 mortalities have been reported due to non-radiological causes such as mandatory evacuations.
(Circa 600 morti aggiuntive sono state segnalate per cause non-radiologiche, come evacuazioni forzate)
Diventa:
Alle stime sulle vittime si devono aggiungere circa 600 morti registrati nell'evacuazione della zona intorno alla centrale, soprattutto anziani e malati cronici, sia per l'esposizione alle radiazioni sia per l'affaticamento.
Bel modo di stravolgere il significato.

Gli allarmisti antinucleari e catastrofisti vari stanno gia' usando questa ricerca come prova del fatto che MORIREMO TUTTI PER IL NUCLEARE!, ma una lettura piu' attenta mostra che gli effetti sulla salute di Fukushima potrebbero andare dal "non vede neanche" al "pero', qualcosa succede" rimanendo centrati sul "si nota a malapena". Mentre qualche centinaio di morti durante le evacuazioni forzate sono gia' se non accertati almeno molto probabili.

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02/06/11

Idee Decenti

Finalmente qualcuno con un po' di visibilità politica fa una proposta sensata:
[...]Matteo Renzi. Che ha presentato ufficialmente durante una conferenza stampa in Palazzo Vecchio la prima legge di iniziativa popolare per inserire nel codice penale il reato di «omicidio stradale» e ha dato il via alla raccolta di firme.
Come al solito, bisogna vedere i dettagli della proposta, e come andrà a finire un'eventuale discussione in parlamento, ma l'idea di introdurre un reato specifico per gli omicidi commessi da chi guida in stato alteratonon mi sembra male.

Sicuramente meglio che allargare la definizione di omicidio volontario, come invece è stato tentato di recente.

Però bisogna ricordare che una persona può mettersi alla guida anche senza patente; la minaccia del ritiro a vita - contenuta nella proposta di legge - può essere un deterrente per alcuni ma non per tutti.

La proposta di legge (PDF) in sè ha alcuni punti che non mi piacciono molto: inizia con
Il fenomeno dell’infortunistica stradale ha ormai raggiunto livelli di pericolosità non più contrastabili con l’attuale quadro normativo.
Che ha quel tono allarmato da "Emergenza, emergenza!" - mentre secondo l'ISTAT (PDF) dal 2000 al 2008 almeno gli incidenti stradali sono diminuiti in maniera considerevole.

Poi continua con:
Negli ultimi anni si è assistito a coraggiosi tentativi di giudici che hanno cominciato ad inquadrare non come non colposo l’omicidio riconducibile all’infortunistica stradale[...]
Che per me non è coraggio, ma volontà di piegare la legge all'indignazione morale del popolino.

Comunque, non è un inizio orribile.

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20/03/11

Radiofobia Tentacolare

La situazione alla centrale nucleare di Fukushima, Giappone mi ha fatto comprendere una di quelle verità sgradevoli.

L'effetto più importante e nocivo delle radiozioni nucleari non è la necrosi cellulare, non i danni al DNA. E' il panico che si diffonde appena se ne parla.

Che rende molte persone incapaci di considerare razionalmente fatti e situazioni.

Dico, in Giappone un terremoto di magnitudo 9 (il più forte terremoto che ha colpito l'Italia negli ultimi 1000 anni o giù di lì fu di magnitudo 7,5) e conseguente maremoto ha causato la perdita del sistema di raffreddamento in 4 reattori di una centrale nucleare.

In Germania, il governo forza lo spegnimento di alcuni reattori. Primo, anche i reattori giapponesi sono andati in spegnimento automatico a causa del terremoto; i problemi di questi giorni sono causati dal calore residuo nel nocciolo. Secondo, la Germania è forse un pese ad altro rischio sismico? Per nulla; la decisione di spegnere i reattori non ha alcuna base tecnologica.

Ed in Italia si vuole usare l'incidente di Fukushima come ragione per abortire il nostro nuovo programma nucleare. Che visto com'è andata negli ultimi anni con terremoti molto meno potenti, nel caso di sisma magnitudo 9, in Italia eventuali fughe radioattive sarebbero l'ultimo dei nostri problemi.

E per dire la verità anche in Giappone l'incidente nucleare è poca cosa rispetto all'immane distruzione causata da terremoto e tsunami, alle migliaia di morti, alle centinaia di migliaia di sfollati in un clima ancora freddo, ai catastrofici danni economici.

Si, i soliti profeti di sventure continuano a dire che potrebbe diventare una catastrofe nucleare con milioni di morti e vaste aree inabitabili per centinaia di anni. Finora non è successo, una situazione tipo Chernobyl non è possibile visto che i reattori di Fukushima non usano grafite, e l'era nucleare è iniziata nel 1945, per cui non si può dire se la contaminazione radiottiva può realmente rendere un'area inabitabile per secoli. Mancano i dati.

Volevo scrivere qualcosa di più tecnico su Fukushima, ma alla fine mi limiterò a presentare collegamenti. E per favore leggete...

Uriel per le ricadute politiche; MIT e Legno Storto per aggiornamenti ed analisi tecniche; Biotecnologie Basta Bugie per le relazioni con il programma nucleare italiano.

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18/05/10

Il Disastro di Macondo 252 - Cenni Preliminari

L'eruzione del pozzo trivellato dalla Deepwater Horizon non è ancora finita e continua a preoccupare una buona parte degli USA. In Italia invece la storia non gode più di molta attenzione - ma fin dall'inizio è stato difficile avere informazioni tecniche di livello anche solo discreto.

Però conoscendo la lingua inglese si apre un mondo molto più vasto. Molte informazioni si possono trovare sul sito della British Petroleum - con molte illustrazioni esplicative - e sul sito della risposta all'incidente; ho visto molte discussioni e descrizioni utili anche su The Oil Drum.

Volevo scrivere un pezzo con i fondamentali della trivellazione dei pozzi petroliferi, ma è difficile trovare fonti di alto livello, a parte discussioni online alle quali partecipano esperti del ramo. La situazione per quanto riguarda la lingua italiana è terribile: non si trova nulla di decente sull'ingegneria petrolifera in Internet. Le cose vanno un po' meglio in inglese - di nuovo - ma al momento non ho 95 dollari da spendere per A Primer of Oilwell Drilling.

Comunque, andiamo al sodo.

La piattaforma Deepwater Horizon era connessa al pozzo in perforazione (o meglio, alla sommità del gruppo di preventori di eruzione) tramite circa 1520 metri di una colonna montante di tubo da 21 pollici con pareti relativamente sottili. All'interno della colonna si trova l'asta di trivellazione da 9 pollici, questa con pareti pesanti per sopportare gli sforzi della perforazione in condizioni estreme - sul fondo marino a 1500 metri insiste una pressione di circa 150 bar.

All'esterno della colonna sono fissati altri due tubi da 3" chiamati choke e kill line, che servono rispettivamente a sfiatare in modo controllato eventuali sovrapressioni o bolle di gas, ed ad introdurre nel pozzo fango ad alta densità per bloccare la risalita di fluidi.

Quando la piattaforma è affondata, tutta questa struttura si è staccata da essa ed è collassata sul fondo del Golfo; c'è una curva a gomito subito sopra al preventore di eruzione e l'asta di trivellazione sporge per una certa distanza dall'estremità della colonna montante spezzata.

Inizialmente le perdite di greggio e gas erano tre (dopo qualche giorno durante i quali sembrava che non ci fosse alcuna perdita): una dall'estremità dell'asta di trivellazione; l'altra, la principale, dall'estremità della colonna montante e la terza dal gomito sopra il preventore. Il flusso totale da queste perdite è difficle da stimare; si va dai 5000 barili al giorno della BP/NOAA a numeri tipo 70 000 barili forniti da alcuni esperti di fumarole sottomarine (o forse che la stampa ha estrapolato dalle dichiarazioni degli scienziati).

Operando con piccoli sommergibile teleguidati, è stato possibile installare una valvola sull'asta di trivellazione e quindi chiudere quella perdita. Successivamente, la BP ha provato a raccogliere il greggio che proviene dalla perdita principale utilizzando una grossa campana di cemento ed acciaio da posare alla fine della colonna montante. Putroppo, il raffreddamento adiabatico del gas naturale in espansione ha causato la formazione di ghiaccio ed idrati di metano che hanno ostruito l'apertura di deflusso. La campana di contenimento quindi è stata abbandonata.

Domenica 16 finalmente è stato possibile inserire un tubo più piccolo (4 pollici, pare) all'interno della colonna montante; la tenuta è assicurata da diaframmi in gomma fissati a questo "ago" e con questa soluzione è diventato possible portare fino alla nave di trivellazione Discoverer Enterprise circa 1000 barili al giorno di greggio. Il flusso massimo sopportabile dal sistema è maggiore di questo, ma i tecnici sul posto operano con grande cautela per evitare altri problemi.

Comunque, la BP si sta preparando per chiudere definitivamente la perdita con una tecnica detta top kill: l'iniezione forzata di fanghi di trivellazione ad alta densità nel pozzo utilizzando le linee di choke e kill. I fanghi e le pompe necessarie sono quasi pronti, per cui l'attesa sarà breve. Una volta "ucciso" il pozzo in eruzione, ci sarà tempo di trivellare con calma i pozzi di sollievo (relief) e quindi chiudere il tutto con abbondante cemento.

Se nemmeno questa tecnica dovesse funzionare, la BP è pronta a giocare anche la carta del junk shot, ovvero l'introduzione di detriti vari (si parla di palle da golf e pneumatici triturati) nel pozzo così che il flusso di greggio li porti a chiudere gli orifizi. I detriti hanno una capacità di otturare le tubazioni quasi prodigiosa, quindi questa tencica può funzionare.

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26/05/09

Attenti all'Azoto - AGGIORNATO

Tre operai, purtroppo, sono morti in un incidente sul lavoro nella raffineria Saras, in Sardegna.

Così l'inestimabile Corriere descrive il fatto:
I tre, secondo le prime informazioni, stavano pulendo una cisterna in un impianto di desolforazione (Nh51) che si sarebbe saturato di esalazioni tossiche. I tre sarebbero così morti per intossicazione da azoto, che è letale in pochi minuti.
No, no e no. Queste idee sull'azoto sono fin troppo comuni, ma sbagliate.

L'azoto non è un gas tossico, tanto che l'aria che respiriamo tutto il tempo ne contiene circa il 20%. E' però un gas asfissiante - solo l'ossigeno può sostenere la respirazione negli umani - e sì, un'atmosfera priva di ossigeno è letale in pochi minuti.

Non si può mai ripetere abbastanza quanto sia importante usare la massima precauzione quando si entra in spazi chiusi come cisterne, tombini e serbatoi. Non bisogna solo verificare l'assenza di sostanze tossiche, ma anche accertarsi che ci sia abbastanza ossigeno.

Aggiornamento 21:00: Dopo qualche ora dalla pubblicazione iniziale, il Corriere ha aggiornato l'articolo (facendo sparire la castroneria iniziale), che ora recita:
Le tre vittime, secondo le prime informazioni, stavano pulendo una cisterna in un impianto di desolforazione. Sarebbero morti intossicati per le esalazioni di gas, non è chiaro se monossido di carbonio o anidride solforosa.
Considerato il tipo d'impianto, anidride solforosa sembra più probabile. A quanto pare, anche in questo caso un'operaio si è sentito male e gli altri sono corsi a salvarlo rimanendo intossicati a loro volta. Sembra cinico e crudele, ma se un persona si sente male in uno spazio del genere non bisogna correre a salvarlo senza prima avere preso le precauzioni del caso. Altrimenti, si avranno almeno due morti invece di uno.

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29/12/08

La Catena Accidentale

Ogni giorno, putroppo, arriva la notizia di qualche incidente stradale che fa morti e feriti. Molto spazio viene dato alle tragedie personali, al dolore di amici e parenti, o magari - in stile exemplum - a come l'uso di alcool e/o droghe abbia distrutto e rovinato giovani vite.
Ma tutto poi finisce lì. L'investigazione, l'analisi dei fatti allo scopo di stabilire le cause e la dinamica dell'incidente, quasi sempre manca. Quasi nessuno sembra essere interessato al vero perchè di un incidente stradale, a parte semplici spiegazioni come lo stato d'ebbrezza o il famigerato "asfalto reso viscido dalla pioggia".

Anzi, nel caso di guida in stato di ebbrezza si assume automaticamente che quella sia l'unica causa dell'incidente - assunzione spesso corretta, certo, ma non sempre.

Chi invece abbia letto anche solo un rapporto investigativo su di un incidente aereo sa che in quel ramo le cose vanno molto diversamente. Tutto il materiale a disposizione viene esaminato accuratamente ed in profondità alla ricerca di ogni minimo dettaglio che possa avere causato o contribuito all'incidente.

E ciò che emerge è che solo di rado un incidente aereo ha una sola chiara e semplice causa. Quasi sempre, si ha una catena di eventi che inizia con una qualche anomalia od errore, quindi passa attraverso altri problemi tecnici e/o errori umani fino ad arrivare all'incidente. Spesso, basterebbe rimuovere un solo anello dalla catena per evitare l'incidente o ridurne di molto le conseguenze.

A volte la catena di eventi è molto lunga, ed inizia con qualcosa di minuscolo come una cricca da fatica, che sfugge alle ispezioni periodiche (magari perchè malfatte) fino a causare la rottura di un pezzo importante. Altre volte, è qualcosa di grossolano come pilota e copilota che si distraggono tentando di risolvere un problema e perdono di vista l'altimetro.

Ora, è chiaro che ci sono differenze notevoli fra autoveicoli ed aerei, e fra strade e cieli, ma non è assurdo pensare che anche gli incidenti stradali accadano spesso al termine di una catena di eventi invece che per una sola causa.

Per esempio, un autista che non conosce un particolare tratto di strada può perdere il controllo a causa di un fondo sconnesso segnalato in modo inadeguato, ma che i locali conoscono ed evitano. Oppure, una persona in stato di ebbrezza può "dimenticarsi" di avere le gomme consumate, quindi prendere una curva a velocità eccessiva e finire fuori strada.

Senza contare poi i casi nei quali un altro autista, oppure pedoni o animali eccetera hanno una parte di responsabilità.

E' importante capire il concetto della catena di eventi, perchè fornisce una spiegazione della realtà migliore dei modelli semplicisti a causa unica - che tra l'altro sono quelli che più si prestano a strumentalizzazioni, molto spesso per dare la colpa soltanto a quei peccatori mortali che hanno l'indecenza di mettersi alla guida con un tasso alcolemico oltre il limite che lo stato ritiene virtuoso.

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12/12/07

Inverno in Arrivo

Ormai ci siamo; l'inverno sta per tornare a dirci che, cambiamenti climatici o no, la sua epoca non è per niente chiusa.

Ecco le previsioni per il 14 Dicembre del modello GFS da Wetterzentrale, corsa delle o6Z, 12 Dic. Primo, geopotenziale e temperature ad 850 hPa (corrispondenti a circa 1500 m di quota): una bella colata fredda da nord-est sull'Italia

Quindi, le temperature al suolo: probabile gelo anche a basse quote su tutto il paese.

Per nuvolosità e precipitazioni invece è meglio rivolgersi al modello su scala più piccola UKMO 3B: la sua corsa delle 00Z, 12 Dic prevede, per le 00Z del 15 Dic precipitazioni - nevose, naturalmente - più che altro sul versante adriatico del centro. Marche ed Abruzzi, come al solito.

La mia opinione? Se non l'avete già fatto, preparate i vestiti invernali, qualche scorta di combustibile, i badili per spalare la neve ed accertatevi di avere montato le gomme da neve - o di avere a bordo catene/calze da neve. Se avrete proprio un impellente bisogno di circolare in macchina.

Nell'inverno di qualche anno fa, in una situazione meteo simile, una improvvisa tempesta di neve ha colpito Parma nel tardo pomeriggio. La quantità di neve non era molta - circa 5 cm - ma la bassa temperatura ed l'intervento molto tardivo dei mezzi di sgombero ha fatto sì che la neve venisse schiacciata dal traffico in uno strato compatto e scivoloso. Aggiungendo poi i guidatori cittadini, impreparati ed incapaci di affrontare la minima quantità di neve, si è ottenuto un blocco quasi totale del traffico in tutta la città. Ma nonostante l'esasperante lentezza, il rifugio di un autobus era meglio del camminare fuori al gelo.

Aggiornamento 14/12: Probabilità di deboli nevicate sulla Pianura Padana, fino al Piemonte, fra Domenica e Lunedì.

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11/09/07

11 Settembre: Un Documentario

Ormai dovreste saperlo, la mia mente lavora in un certo modo. Non sono ispirato a parlare dell'11 Settembre dal punto di vista emotivo o personale o politico.

Ma invece stasera su La7 ho visto il documentario La Tosse di Ground Zero. Il documentario mi sembra molto più equilibrato di altri, e nemmeno mi pare che indulga in manipolazioni alla Michael Moore.

Mi sembra vero senza dubbio che molti dei soccorritori - operai, pompieri ed altri - si siano ammalati per l'inquinamento dell'aria a Ground Zero. E per dire come la penso, queste persone meritano l'assistenza dello Stato molto più di altri. Anzi, non sarebbe eccessivo stanziare fondi pubblici per tentare di curarli - tentare, visto che le loro malattie rispondono poco ai trattamenti tradizionali.

Però ci sono dei punti che non mi soddisfano più di tanto.

Uno degli intervistati - non ho preso nota dei nomi - afferma che ai lavoratori non sono state fornite adeguate protezioni. Ma se, come un professore esperto di inquinamento atmosferico afferma nello stesso documentario, la mistura inquinante di Ground Zero non era mai stata osservata prima, tanto che è stato necessario sviluppare metodi ad hoc, era davvero possibile fornire protezioni adeguate? E come si definisce adeguato: 75%, 50% o cosa?

L'EPA non ci fa una bella figura poi. L'annuncio che l'aria a Ground Zero fosse sicura è stato dato senza avere dati a disposizione, ed in altri casi l'EPA ha usato metodi di analisi discutibili. Ma, questi fatti sono stati rivelati dallo stesso sistema, da un vice-ispettore EPA (con l'aria di un tecnico serio che non fa politica col suo lavoro) che ha scritto un rapporto senza mezze misure.

Poi viene il capitolo delle decisioni politiche. La tesi - sicuramente plausibile - è che i rischi per la salute dei lavoratori siano stati ignorati perchè il consenso politico considerava come priorità assoluta il riaprire la borsa valori e tornare ad una parvenza di normalità. Il documentario ci mostra filmati di gente comune, Bill Clinton, Giuliani e - certamente - membri dell'amministrazione Bush che concordano con questa visione.
Quello che il documentario non esplora è quali effetti dannosi sulla società avrebbe potuto avere una prolungata chiusura della borsa e quindi crisi economica. In questo modo rimane l'impressione che quelle persone siano state lasciate a respirare polvere tossica con leggerezza - mentre invece era una seria questione di interesse nazionale (normalmente si pensa che soltantoi soldati possano trovarsi a venire sacrificati in quel modo; ma in momenti d'emergenza può succedere anche ai normali cittadini).

Penso che l'amministrazione Bush ci sia andata giù pesante nel correggere certi comunicati dell'EPA - anche se alcune delle correzioni si possono intendere come differenti punti di vista. Però anche questo rientra nello scenario di priorità politiche di cui sopra - anche se uno potrebbe legittimamente chiedere più trasparenza.

Di nuovo l'esperto di inquinamento atmosferico chiosa dicendo che le malattie dei soccorritori si potevano prevenire. Ma io voglio sapere come; un piano organico che tenga conto di tutte le esigenze, di ciò che è possibile e ciò che è fattibile. Evacuare Manhattan fino al raffreddamento spontaneo delle macerie non era fattibile, per esempio.

La cosa più triste però è che ora i lavoratori di Ground Zero e le loro malattie sono finiti per essere sfruttati cinicamente da Michael Moore - e c'è sempre il rischio che qualche pescecane di avvocato cerchi di intentare cause miliardarie per risarcimento danni. Per non parlare di chi ha già dato la colpa di tutto a Bush (Indymedia, peacelink, Luogocomune...) senza considerare che una banda di jihadisti non avesse dirottato due aerei per schiantarceli contro, ora le Torri Gemelle sarebbero ancora tranquillamente al loro posto.

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25/07/07

Rischiare la Pelle (Altrui)

Per una volta stamattina ho avuto cinque minuti di tempo prima che arrivasse l’ora di andare al lavoro, e li ho passati guardando un po’ di TG del mattino.

Mi pare fosse Rai 1, c’era il sindaco di Monterotondo che si lamentava del fatto che la Protezione Civile non abbia immediatamente soddisfatto la sua richiesta di inviare aerei Canadair per spegnere gli incendi boschivi che stanno devastando il territorio del suo comune. Motivo del diniego, il fatto che la flotta di Canadair era ferma a terra per ispezioni di sicurezza dopo l’incidente di ieri o l’altroieri che ha causato la perdita di un velivolo e la morte del pilota. Il sindaco ha quindi concluso il suo intervento con parole del tipo “Penso che in una situazione del genere bisognerebbe rischiare”.

Certo dal suo punto di vista rischiare i Canadair costa ben poco: i piloti da esporre al pericolo non sono né parenti né amici suoi; e se mezzi del valore di milioni di euro vengono distrutti, paga Pantalone (cioè, tutti noi cittadini); non certo il sindaco che ha preteso l’intervento aereo.

Ormai questo atteggiamento – chiedere e pretendere che lo stato tolga ogni castagna dal fuoco, facendo ricadere rischi e costi sulla collettività – non mi stupisce più, ma qualche volta riesce ancora ad arrivare a livelli che mi colpiscono in qualche modo.

Per contrastare gli incendi boschivi bisognerebbe poi prendere qualche nuova strada. L’uso di uomini a terra e mezzi aerei è ben collaudato, ma anche mostra limiti evidenti. L’esperto di esplosivi e demolizioni Danilo Coppe ha invece proposto nuovi sistemi di lotta: cordoni esplosivi per creare rapidamente strisce tagliafuoco e strade d’accesso, ed anche bombe che ricoprono una certa area di polvere estinguente.

Le bombe antincendio sono per me molto interessanti. Si possono comunque lanciare con mezzi aerei, ma da quota più alta (costruire una sorta di cluster bomb guidata sarebbe un passo relativamente breve, poi) che non costringa i piloti a pericolose manovre a bassa quota nel fumo e correnti ascensionali degli incendi. Sarebbe poi possibile sparare queste bombe da mortai a terra (anche ad aria compressa, eventualmente), così che gli uomini possano tenersi a distanza di sicurezza dalle fiamme. Ma a parte la naturale resistenza istituzionale a cambiamenti così radicali, l’uso di esplosivi in ITalia è costretto da tante e tali pastoie burocratiche da diventare pressochè improponibile per la lotta agli incendi.

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17/07/07

Infrazione e Castigo

L'antica questione delle migliaia di morti annuali sulle strade italiane è ritornata ad essere l'ennesima emergenza mediatica.

E come al solito in caso d'emergenza (cronica) quello che i politici sanno proporre è solo inasprimento di pene e sanzioni, fino a livelli assolutamente sproporzionati. Perchè mentre è vero che la guida in stato di ebbrezza ed altri comportamenti sono fonte di rischio, è pure vero che prima che si verifichi un incidente, non ci sono nè vittime nè danni alla proprietà.

La cosa finirà anche questa volta all'italiana: pene spropositate solo per quei pochi figati che verranno colti in fallo, mentre gli altri continueranno a comportarsi più o meno allo stesso modo. Perchè in Italia manca la certezza della pena e delle sanzioni: in tutta la mia vita da patentato solo una volta ho fatto il palloncino (ero sotto il limite, comunque). Una volta in quasi 12 anni - e sono anche stato fermato ben di rado per normali controlli.

E' pressoché inevitabile che in condizioni simili si crei l'idea che sia possibile commettere infrazioni senza mai venire puniti.

Secondo me sarebbero più efficaci sanzioni meno severe, ma più certe: se prendessi 10 euro di multa ogni volta che supero un limite di velocità, in breve tempo passerei a rispettarli religiosamente. E non credo proprio che io sarei l'unico (strano che tutti preferiscano la certezza alla severità quando c'è da essere contro la pena di morte, ma nessuno se ne ricorda quando si parla di sicurezza stradale).

Invece c'è solo una probabilità molto piccola di prendere una multa molto grossa, sistema che pare progettato per spillare soldi ai cittadini e creare capri espiatori invece che per incrementare la sicurezza stradale. Quindi continuo a fare i 60 per andare e tornare dal lavoro.

E quindi veniamo al secondo punto dolente: le infrastrutture italiane sono spesso in uno stato pietoso. Davvero, buche ed asfalto sconnesso sono pressochè sconosciute in Gran Bretagna, ed anche le strade secondarie di Jakarta hanno un manto in condizioni migliori di quelle principali di Parma.

Si lo so che gli incidenti sono spesso causati da un comportamento incosciente, ma le condizioni tragiche delle strade non aiutano. Facciamo qualche esempio: la A15, Autostrada della Cisa, ha curve quasi a gomito che devono essere prese davvero bene per non rischiare seriamente di uscire. E' vero che ci sono limti di velocità e segnali di curve pericolose, ma questo non basta a spiegare la vera natura di quelle curve ad autisti che non le abbiano mai affrontate prima - e poi, limiti di velocità adatti per certi veicoli in certe condizioni sono anche troppo restrittivi per altri, ma già pericolosi per gli autotreni che scendono dalla Cisa a pieno carico.

La Tangenziale Nord di Parma ha tante e tali buche che potrebbe qualificarsi come facile percorso fuoristrada - no, non è una figura retorica. Guidare su quel tratto è difficile anche a velocità perfettamente ragionevoli - e non è ragionevole chiedere di guidare a 50 all'ora su una tangenziale a doppia carreggiata. La cosa ragionevole è chiedere che il fondo stradale sia fatto a regola d'arte.

C'è poi il fatto che la selezione per la patente di guida è quasi inesistente. Ho conosciuto di persona ritardati ed imbecilli che soltanto insistendo un po' sono riusciti ad avere la patente - anche senza corruzione. Certo implementare un sistema più selettivo non è facile (e le spese ricadrebbero sui candidati) ma penso che ormai sia necessario. Un corso di guida deve comprendere l'addestramento pratico a situazioni di emergenza, come frenate improvvise e sbandate. Altrimenti quello che si fa ora è dire che una certa persona sa guidare, mentre invece sa soltanto portare la vettura dal punto A al punto B in condizioni controllate.

Sarebbe anche utile far realizzare ai candidati (maschi) che non sono tutti Miki Biasion alla guida di una Delta Integrale Evo5 su una strada chiusa e con un fidato navigatore al fianco. Le persone devono capire che le loro capacità ed i loro veicoli hanno limiti - possibilmente prima di fare un incidente od andarci molto vicino.

Alla donne invece bisognerebbe inculcare i rudimenti di fisica, meccanica e senso dello spazio tridimensionale...

Ma alla fine della fiera, come tutte le attività umane anche il guidare autoveicoli non può mai essere totalmente privo di rischi.

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15/03/07

Generazione Distribuita di Elettricità, Parte 2

Leggi Parte 1

Una delle difficoltá principali a piagare le fonti alternative/rinnovabili di elettricitá é la scala (a parte altre serie difficoltá come i rendimenti ed i costi energetici): anche le fonti che funzionano possono produrre solo quanitá piccole o moderate di energia; é anche probabile che ci siano serie limitazioni sulla potenza erogabile.

Una centrale termica a biomassa da 100 MW é giá al limite delle dimensioni fattibili; mentre i regimi fiscali e/o sussidiari possono rendere conveniente il trasporto di biomassa a lunga distanza, dal punto di vista ambientale é un'atrocitá. Le scorte disponibili di biomassa poi potrebbero non essere sufficienti per far funzionare la centrale a piena potenza per un periodo abbastanza lungo da soddisfare la richiesta. Se invece vedrete le colline di carbone vicino a Gent, in Belgio, capirete perché questo problema non si pone per le centrali termiche ordinarie.

Nel modello a generazione diffusa, invece, le dimensioni delle centrali sono piú piccole, fino al punto di essere compatibili con la scala delle fonti alternative/rinnovabili. Ció non risolve tutti i problemi di queste fonti, ma per esempio l'idea di trasmettere a grande distanza l'energia prodotta con pannelli fotovoltaici é folle: il rendimento globale sarebbe catastroficamente basso.

Al concetto di generazione diffusa si associa anche quello di diversificazione delle fonti: all'interno di ogni cellula, le fonti energia si accordano alle condizioni locali. Per esempio, un piccolo centro abitato in una regione boscosa o ancora meglio dove la lavorazione del legname é molto diffusa puó ottenere tutta la sua elettricitá dalla biomassa; in altri casi fonti idroelettriche possono bastare, ed addirittura pannelli solari possono produrre l'elettricitá necessaria per un piccolo centro (almeno di giorno; ma su piccola scala anche lo stoccaggio di energia diventa un problema meno complesso). Mettere in ginocchio un tale sistema sarebbe molto difficile - anche se, pensandoci, mancanze localizzate di energia potrebbero indurre tensioni interne.

La generazione diffusa si presta anche i coprire i carichi di base, specialmente se certe tecnologie giungeranno a maturazione: i reattori nucleari a letto di sfere allo studio in Cina sono pensati per essere prodotti in unitá modulari da 100 MW, che possono essere usate singolarmente o in gruppo per produrre la potenza richiesta. Questi ed altri tipi di reattori sono piú scalabili di quelli tradizionali a barre, quindi potrebbero anche essere prodotti in versioni piú piccole (fino a pochi MW) per applicazioni localizzate - se sará possibile vincere la fobia di tutte le cose nucleari che si é diffusa fra la popolazione soprattutto dopo l'incidente di Chernobyl.

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27/11/06

Incidenti Sul Lavoro

Proprio sabato scorso, quattro operai sono morti nell'esplosione ed incendio di una raffineria di olio vegetale. Azzardo una speculazione: secondo me, ahnno fatto il più classico errore nel lavorare su serbatoi di combustibile, ovvero fare alvori di taglio e/o saldatura senza aver prima bonificato e ventilato adeguatamente l'apparecchiatura.

Io ho trascorso diversi anni fra un laboratorio di ricerca e l'altro, quindi ho fatto qualche mese, in diversi anni, come stagionale in una fabbrica di conserve di pomodoro, e per finire poche settimane in una fabbrica di pasta. Poi, ho amici che fanno ogni tipo di lavoro, dal progettista di macchine confezionatrici al muratore al boscaiolo.

La mia esperienza personale e le stori che mi sono state raccontate puntano tutte verso una conclusione - scomoda per molti: gli incidenti capitano principalmente perchè sono i singoli operai a non osservare le norme di sicurezza.

Non usare occhiali in laboratorio (e qui mi dichiaro colpevole anche io); un capoturno che riteneva la procedura giusta per sbloccare una macchina fosse prima premere il pulsante di ripristino e poi rimuovere l'ostruzione manualmente; muratori che indossavano il casco solo nel caso di ispezione; un operaio che per guidare un macchinario durante il sollevamento si era arrampicato su una ringhiera senza alcuna corda di sicurezza (fino a quando il responsabile per la sicurezza non gli ha intimato di scendere immediatamente); un operaio che ha quasi perso un braccio per avere messo le mani dentro un'impastatrice in funzione; linee di produzione talmente protette che ogni minima perturbazione le può bloccare e quindi lavorano con molte delle protezioni disinserite. Eccetera, eccetara.

Molti lavoratori sanno che quello che stanno facendo è pericoloso ed anche vietato, ma lo fanno comunque perchè si risparmia tempo, per comodità ed addirittura per sprezzo del pericolo. Ed anche per quel meccanismo psicologico che ci fa adattare ad ogni routine, e quindi abbassare la guardia.

Certamente non voglio dire che padroni avidi e sfruttatori non esistono, ma la mia esperienza mi dice che questo non è il motivo principale degli incidenti. Ed io personalmente prenderei tutte le precauzioni possibili comunque - per esempio, comprando scarpe antiinfortunistiche di tasca mia.

Vista la situazione, l'unico modo per ottenere qualcosa è di avere responsabili della sicurezza polizieschi, sempre in allerta, pronti a riprendere ed addirittura punire i lavoratori che non rispettino le norme di sicurezza (naturalmente quando l'azienda abbia fatto tutto il suo dovere). Ma ci vuole poco a capire che una simile figura diventerebbe ben presto poco popolare, e non mi stupirebbe vedere qualcuno dei sindacati di estrema sinistra protestare contro un tale stato di cose, per esempio sostenendo che i lavoratori vengono "spiati" o qualcosa del genere.

C'è poi da considerare che certe norme di sicurezza sono cervellotiche ed eccessivamente restrittive, al punto di rendere le normali operazioni quasi impossibili. Quindi, queste norme vengono disattese spesso e volentieri. L'approccio alla normativa dovrebbe essere strettamente pragmatico e tenere conto di tutte le esigenze, invece.

Bertinotti quindi non è riuscito ad evitare (nemmeno ci ha provato, secondo me) di dire le solite vaccate:
[...]Quello che chiamiamo sviluppo anche oggi ha mietuto altre vittime. Ricordarle vuol dire che non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a considerare i morti sul lavoro una fatalità». E dobbiamo altresì rinnovare l’appello affinchè la politica e le istituzioni facciano della lotta contro le cause di morte sul lavoro il loro primo impegno.
Sostenere che queste siano vittime dello sviluppo è una posizione ideologica, tipicamente comunista o di quelle parti lì. E non è comunque possibile ridurre a zero le morti e gli infortuni sul lavoro. Non lo dico perchè mi piace vedere gli operai morire; la realtà inevitabile è che tutte le attività comportano un certo grado di rischio (certe più di altre, naturalmente), e non c'è modo di evitarlo. Un professore che lavorava nel mio college un giorno se ne stava sulla spiaggia leggendo un libro, quando un'auto è uscita da una curva della strada più in alto, e gli è caduta addosso uccidendolo. Capite cosa voglio dire sui rischi che si corrono?

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