The Second Version

09/01/14

La Rivoluzione Fratturata

E' ben noto, e pure qualcosa che riconoscono gran parte degli ambientalisti, che il combustibile fossile piu' pulito sia il gas naturale (essenzialmente metano) od il suo parente prossimo GPL.

Pulito in questo caso significa che, se bruciato nelle giuste condizioni, produce una quantita' trascurabile di residui tipo particolato senza bisogno di trattamento spinto dei fumi.

Questo fatto e', come dicevo, ampiamente riconosciuto - tanto che le auto alimentate a metano/gpl sono in genere esenti dalle restrizioni al traffico per motivi ambientali*.

Il gas poi ha un altro vantaggio ambientale rispetto ai combustibili liquidi: eventuali versamenti si disperdono rapidamente nell'aria senza inquinare acque e terreni (pero' ha lo svantaggio non indifferente dell'infiammabilita').

Il gas e' anche versatile, visto che un solo tipo di carburante puo' alimentare apparecchi diversi, come motori a pistoni**, motori a turbina e bruciatori di vari tipi. Lo so, e' un aneddoto, ma anni fa quando lavoravo in una fabbrica di pasta uno dei tecnici non vedeva l'ora di passare al gas come combustibile per la caldaia del vapore perche' il gasolio dava molti problemi; principalmente come depositi di fuliggine.

Un passaggio massiccio all'uso del gas come combustibile sarebbe dunque auspicabile per motivi diversi; sarebbe una rivoluzione in meglio dell'economia.

E questa rivoluzione, seppure silenziosamente, sta avvenendo. Negli USA, il paese che a molti piace immaginare come totalmente insensibile ai problemi ambientali. Ed il passggio al gas sta avvenendo non perche' Obama lo abbia ordinato, ma perche' l'introduzione del fracking su larga scala ha permesso di estrarre grandi quantita' di gas+ a prezzi concorrenziali. Gli USA si stanno avviando verso l'autosufficienza energetica, e per di piu' usando un combustibile pulito.

Mi preme farlo notare, questa non e' cosa di poco conto. Anzi, e' uno sconquasso tellurico degli equilibri fra paesi produttori e consumatori di combustibili. Ed e' solo l'inizio: aspettate che la Cina si butti sulle sue riserve di gas di scisto e ne vedremo delle belle.

Eppure, nel mainstream si parla pochissimo di questa rivoluzione.Si parla molto si del fracking e dei suoi fiabeschi effetti catastrofici sull'ambiente, ma il grande cambiamento che sta portando nel campo energetico rimane oscuro ai piu'.

Perche' mi chiedo. Non avendo una mentalita' complottista, penso che in gran parte questo sia dovuto alla semplice insipienza di molti ambientalisti - che sono modaioli ed in genere non avvezzi a considerare grandi sistemi complessi nella loro totalita'.

Ma a volte sospetto che ci sia pure chi soffia sul fuoco anti-fracking per i propri interessi. Ed i colpevoli sono facili da immaginare: paesi che esportano petrolio e gas verso gli USA (ed in misura minore verso l'Europa), che dalla coltivazione di giacimenti fuori dai loro confini avrebbero solo da perdere. Non solo in termini economici, ma anche di potere.

*Se come vengono decise le categorie di veicoli esenti abbia senso o meno non e' argomento di questo post.

** Ci sono motori navali che possono usare come combustibile dal GPL al bunker pesante.

+ Uso gas in generale per non impegolarmi nelle distinzioni fra gas naturale, gas di petrolio e gas di scisto.

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16/09/13

Un Fracking di Gas

Da qualche tempo a questa parte si sente parlare molto di fracking ma putroppo spesso a sproposito - se non addirittura ad minchiam. Con questo pezzo cerchero' almeno di illustrare i concetti di base del fracking.


Il nome fracking sta per Hydraulic Fracturing (fratturazione idraulica), ed il nome gia' spiega il principio operativo della tecnica: l'iniezione in un pozzo di fluidi a pressione tale da vincere la pressione geologica e la resistenza meccanica delle rocce in modo da aprire fratture per consentire il flusso di fluidi. Il fracking viene usato principalmente per la coltivazione dei giacimenti di gas naturale, ma puo' essere impeigato anche per l'estrazione di petrolio, vapore geotermico, acqua non potabile ed in rari casi anche acqua potabile.

Siccome le operazioni di fratturazione portano comunque un costo aggiuntivo, questa tecnica viene usata solo dove necessaria e vantaggiosa (salvo errori di valutazione). Che significa, dove le rocce serbatotio degli idrocarburi hanno bassa permeabilita' e sono sucettibili alla fratturazione. Senza fracking, la produzione di idrocarburi sarebbe scarsa e non conveniente visto il difficile flusso dalle rocce serbatoio al pozzo.
Il bersaglio tipico del fracking sono gli scisti contenenti gas; questo tipo di giacimenti si trovano negli USA, Inghilterra, Nord Germania ed Olanda. Il fracking a volte viene usato anche per estrarre gas naturale dai filoni di carbone a bassa permeabilita'.
Mentre i giacimenti italiani si trovano, secondo geologia.com, principalmente in livelli sabbiosi (Pianura Padana e nord-Adriatico) e calcari/conglomerati (resto del paese), con l'unica eccezione del giacimento Luna che invece si e' localizzato in arenarie/conglomerati. Per le sabbie di certo il fracking non serve, e pure per i calcari/conglomerati in genere non si usa la fratturazione; solo le arenarie potrebbero prestarsi al fracking nel caso abbiano bassa permeabilita'.

Il fracking si divide in genere fra operazioni su piccola scala e larga scala.
La fratturazione su piccola scala, not anche come stimolazione, e' una tecnica impiegata spesso per mettere in produzione i pozzi di idrocarburi riaprendo le fratture otturate dalle operazioni di trivellazione e cementazione nel volume adiacente al foro.
Il fracking su larga scala invece ha lo scopo di produrre fratture dove non esistevano; e' generalmente associato alle tecniche di trivellazione orizzontale che possono praticare lunghi fori all'interno degli strati di scisto, per cui diventa possibile trattare un gande volume di roccia serbatoio con una sola operazione di fratturazione.

I fluidi usati per il fracking sono costituiti per piu' del 90% da acqua, e per il resto composti diversi. Fra questi, la sabbia spaziatrice (proppant) che serve ad inserirsi nelle fratture aperte dalla pressione idraulica per evitare che si richiudano; si puo' trattare di sabbia silicea naturale oppure di materiali ad alta resistenza (allumina) per gli impieghi piu' gravosi. Ci sono poi miscele di polimeri (anche naturali, come la gomma guar o derivati della cellulosa), tensiottivi e sali per controllare la viscosita' del fluido, che durante il pompaggio deve'essere abbastanza alta da mantenere la sabbia in sospensione, ma deve prestarsi ad essere ridotta per permettere un buon riflusso del fluido al termine della fratturazione: il controllo della viscosita' viene effettuato variando il pH dei fluidi oppure aggiungendo sostanze capaci di modificare la struttura dei polimeri presenti.

Altri additivi sono: acidi (per controllo pH e/o aprire fratture), battericidi, anticorrosione, anti-incrostazioni e forse pure altri. Bisogna notare, nessuna di queste sostanze e' particolarmente tossica in se' (non come, ad esempio, idrocarburi aromatici o pesticidi); spesso si tratta degli stessi composti - sebbene in forma meno pura - usati per detergenti domestici se non cosmetici.


Non esiste una composizione standard per i fluidi di fracking: l'esatta miscela viene decisa caso per caso a seconda delle caratteristiche del pozzo da fratturare e variata durante la fratturazione stessa per adattarsi alle condizioni osservate. Se ci sono segreti riaguardo la composizione dei fluidi od i loro componenti, so tratta di normali segreti commerciali e non sinistre cospirazioni.

Per la operazioni di fracking in genere si  procede in diverse fasi:
- Misura delle proprieta' del giacimento per stabilire i parametri del processo (composizione del fluido, portata, pressione, tempi ecc)
- Pompaggio dei fluidi per la fratturazione sotto costante monitoraggio delle variabili operative: pressione, portata e, utilizzando sensori posti in pozzi ausiliari od anche in superfice, estensione delle fratture.
- Spesso si procede per sezioni, isolando una sezione di pozzo dall'altra con appositi tappi, per risparmiare sul volume di fluidi. Il numero di sezioni varia da 5-6 degli esordi ai 60 usando le tecnologie piu' avanzate.
- Riduzione della viscosita' del fluido e riflusso; le acque reflue vengono inzialmente stoccate sul posto in apposite vasche, e quindi smaltite per ri-iniezione in profondita', oppure trasportate presso centri di trattamento. Si stanno anche sviluppando sistemi mobili di trattmento acque per depurarle sul posto. Ovviamente una parte dei fluidi si disperde nella roccia.
Le attrazzature di superfice quindi comprendono: serbatoi per i componenti dei fluidi; miscelatori; pompe ad alta pressione con relative tubazioni; sistemi di misura e controllo; sensori per il monitoraggio; sala di controllo ed infine vasche per i reflui.
Un'intera operazione di fracking non prende molto tempo: il pompaggio per una sezione in se' e' un lavoro di alcune ore, mentre includendo preparazione e successiva smobilitazione si arriva forse a diversi giorni (escludendo i ritardi burocratici).

I problemi legati, o sospettati, riaguardo al fracking sono diversi. Il primo e' il gande consumo d'acqua, che nelle regioni o stagioni aride puo' mettere le operazioni di fratturazione in contrasto con altri usi delle risorse d'acqua. Bisogna pero' notare che l'uso di acqua per fracking non e' smodato se paragonato ai comuni usi industriali; gli avanzamenti tecnologici e procedurali nel fracking poi vanno verso la riduzione del volume di fluidi e nel trattamento acque in situ, cosi' che possano essere riciclate per altre operazioni.
Un altro problema spesso sollevato e' la contaminazione degli acquiferi da parte dei fluidi di fracking oppure da parte di gas/olio liberato colla fratturazione. Mentre una tale contaminazione e' possibile, a me pare difficile che accada: gli acquiferi in genere si trovano a livelli molto piu' superficiali degli scisti (con una separazione che supera i 2000 m, mentre le fratture da fracking sono lunghe intorno a 200 metri), ed i pozzi vengono rivestiti e cementati (anche per requisito di legge) specialmente per proteggere gli acquiferi. Anche i casi di supposta contaminazione delle falde con gas metano mi sembrano dubbi, vista la presenza naturale di questo gas nelle acqua sotterranee in diverse parti del mondo.
Un recente rapporto arriva alla conclusione che il fracking causa principalmente inquinamento atmosferico Incuriosito, ho letto l'estratto: a quanto pare questo inquinamento e' indiretto in quanto deriva dalle emissioni dei mezzi e veicoli a motore usati per il pompaggio ed il trasporto dei materiali, ed in secondo luogo dal gas naturale disciolto nei fludie liberato in superfice. Probabilmente vero, ma io suggerirei cautela nel considerare effetti di secondo e piu' alto ordine, perche' se non ci si mette un limite si puo' attribuire di tutto al fracking (od altra attivita' a scelta). Putroppo il fracking e' diventato un'altro argomento molto politicizzato, per cui e' difficile trovare fonti affidabili per quanto riguarda l'impatto ambientale della tecnica.
Personalmente, visto che - cosa poco nota - il fracking e' stato usato estesamente nel Nord Europa fra gli anni '70 ed '80 senza provocare disastri, sono propenso a pensare che gran parte dell'allarme fracking sia ingiustificato.
Un rischio viene dal versamento accidentale di materie prime o fluidi pronti sul terreno: per ridurre il rischio e l'impatto in caso di incidente bisogna adottare le opportune misure - che pero' non sono certo una novita' nel campo industriale.

Si parla anche molto - e talvolta in termini deliranti - del legame fra fracking e terremoti. Da quanto ho visto finora, la fratturazione idraulica in se' puo' causare terremoti, ma molto deboli - intorno al magnitudo 2. Ora, e' legittimo che gli abitanti di una zona soggetta a fracking non vogliano vivere con tremori continui, ma magnitudo intorno a 2 non e' generalmente pericoloso. Terremoti pu' forti (fino ad M4.5 se non erro) pare siano causati dalla reiniezione delle acque reflue, se queste acque vanno a lubrificare una falda sotto sforzo. Se pure c'e' un legittima preoccupazione per la sismicita' causata dal fracking, l'idea che questa tecnica possa provocare terremoti distruttivi o sciami sismici prolungati e' molto fantasiosa - per usare un termine delicato.

I benefici del fracking sono di natura economica (minori prezzi del gas naturale) ed ambientale (il gas e' un combustibile piu' pulito), ed anche geostrategica: al contrario dei giacimenti convenzionali di gas e petrolio, che sono in gran parte concentrati in aree disgraziate tipo Golfo Persico, Nigeria, Venezuela (od ancora arretrate come l'Indonesia), i giacimenti di gas non convenzionale - scisti, arenarie, sabbie bituminose, filoni di carbone - contengono quantita' enormi di gas e sono meglio distribuiti nel mondo; si trovano anche negli stati avanzati e civili - o quantomeno utilizzatori di gas: il loro sfruttamento puo' ridurre il peso strategico dei produttori petroliferi del medioriente.

Aggiornamento 17 Sept: Il riflusso dei fluidi di fracking avviene grazie alla pressione del gas o quant'altro nel pozzo che respinge il fluido verso l'alto. Una volta terminata la fratturazione, si procede alle prove di produzione: se tutto e' andato bene, il pozzo sara' produttivo, ma rimane una possibilita' non nulla che si tratti di un fallimento ed il pozzo debba essere abbandonato.

Una tecnica simile al fracking e' quella dell'acidificazione. Anche in questo caso fluidi a base acquosa vengono pompati nel pozzo per aprire fratture, ma per creare canali permanenti si aggiunge un acido (comunemente l'economico e non tossico HCl 15%) che possa asportare una certa quantita' di roccia e quindi formare canali che rimangono aperti anche quando la pressione viene rilasciata. L'acidificazione e' raccomandata per fromazioni di rocce calcaree relativamente superficiali e fredde (l'alta temperatura accelera la reazione dell'acido, con conseguenti corrosione della camicia del pozzo e scarsa lunghezza di penetrazione nella roccia). Se un pozzo sia un migliore candidato per fratturazione con agenti spaziatori oppure acidificazione, e' questione da stabilire caso per caso.

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14/03/13

La Bonifica di Trecate 24

E' una storia lunga e tediosa che non merita di essere raccontata in dettaglio, ma di recente mi sono interessato all'eruzione del pozzo AGIP Trecate 24, avvenuta nel 1994, ed in particolare alle operazioni di combattimento del versamento e bonifica dei terreni contaminati.

Ho cercato informazioni in italiano, ma niente da fare. Molti collegamenti a siti piu' o meno farlocchi ed ambientalisti piu' o meno radicali che si scagliano contro le trivellazioni petrolifere - ed in poche parole dimostrano di non sapere nulla di come un'eruzione di pozzo si puo' verificare, di come si puo' fermare e di come si bonificano i terreni contaminati.

E poi media generalisti con le loto ben note pecche, e niente, nemmeno una miserabile paginetta, di informazioni tecnico-scientifiche prive di ideologia o melodramma.

Invece in inglese... "trecate oilwell blowout" risulta in una quantita' di informazione tecniche di buon livello, collegamenti ai siti di ditte ed istituzioni specializzate ed a periodici del ramo pterolifero.

E quindi mi sono anche inalberato, perche' e' mai possibile che ormai una lingua versatile e ben strutturata come l'italiano venga usata solo per scrivere farloccate e discorsi vacui?

Quindi questo mie pezzo sara' un riassunto delle informazioni che ho reperito, principalmente:

BLOW OUT OF TRECATE 24 CRUDE OIL WELL: HOW BIOREMEDIATION TECHNIQUES ARE SOLVING A MAJOR ENVIRONMENTAL EMERGENCY IN A VALUABLE AGRICULTURAL AREA (Foster-Wheeler, Agip)

Evaluation of remediation techniques Part 2: Trecate site (Bioforsk, Politecnico di Torino et al.)

Dopo aver rimosso il piu' possibile del petrolio liquido in superfice utilizzando appositi aspiratori e camion cisterna (circa 9350 mc), l'area contaminata venne divisa in 3 zone a seconda della concentrazione di idrocarburi e venne messo in piedi un programma di monitoraggio del suolo, acque superficiali, acque sotterrane, aria e flora/fauna.

Considerate le richieste degli agricoltori locali e delle autorita', si decise di usare tecniche di bioripristino in situ al posto delle convenzionali tecniche di escavazione e smaltimento del suolo inquinato, che avrebbero avuto un impatto ambientale molto maggiore. Quindi, vennero svolte prove di laboratorio che confermarono le speranze: quel tipo di greggio era degradabile ad opera della fauna batterica autoctona.

Nella zona piu' inquinata (la 3, vicino al pozzo) con valori di TPH*>10 000 ppm (10 g/kg) si decise per il trattamento termico dei terreni immediatamente adiacenti all'impianto di trivellazione, mentre per resto dell'area (ca. 13 ha) il terreno venne bonificato ex-situ usando il metodo detto biopile: il terreno contaminato fu rimosso, mescolato ad un opportuno agente volumizzante (non specificato, ma pare che ine genere si usino scarti vegetali come trucioli di legno) ed ammucchiato in due cumuli di geometria appropriata dotati di una rete di condotti per la ventilazione, tubi tubi d'irrigazione e fertilizzazione, elementi riscaldanti e sensori per misurare diverse grandezze d'interesse. Il tutto integrato in un sistema di controllo di processo automatizzato.

Tutto questo fornire ai batteri autoctoni le migliori condizioni ambientali (ossigeno, umidita', temperatura) e massimizzare il tasso di degradazione del greggio; ed infatti la concentrazione di TPH si abbasso' da ca. 20 000 ppm a 4000 ppm nel corso dei primi 12 mesi, e cadde al 5% del valore iniziale dopo 18 mesi; a quel punto i cumuli vennero smantellati ed il terreno trattato sparso sui campi dal quale proveniva.

Nelle localita' meno esposte della Zona 3 e nalla Zona 2 (TPH 50 - 10 000 ppm) il terreno venne invece bonificato usando il landfarming, ovvero aratura intensiva per fornire alla flora batterica l'ossigeno necessario a metabolizzare gli idrocarburi; comuni fertilizzanti N-P vennero anche usati per apportare i nutrienti necessari. Il suolo era tenuto sotto continua osservazione, soprattutto per quanto riguarda la concentrazione di ossigeno, cosi' da poter concentrare gli interventi di aratura solo dove necessari.
Con queste tecniche, dal Settembre 1994 al Gennaio 1998 la concentrazione di TPH nel 98% della zona trattata si abbasso' da ca. 10 000 ppm a 50 ppm (50 mg/kg) - l'obbiettivo della decontaminazione.

Nel Novembre 1995 venne messe in servizio anche il sistema di ventilazione del suolo (bioventing) per la bonifica del sottusuolo (fino a circa 12.5 m di profondita') fornendo ai batteri l'ossigeno necessario al loro metabolismo. Nell'are di 12.5 ha interessata da questa tecnica, il tasso di degradazione del greggio aumento' drasticamente dopo sole due settimane di trattamento e nel 1998 l'area ancora contaminata si era ridotta in maniera sensibile.

Circa 400 mc di idrocraburi vennero anche rimossi dalla tavola d'acqua durante i periodi di basso livello con appositi pozzi di aspirazione a vuoto/bioventilazione; un sistema di monitoraggio venne anche installato per controllare il pennacchio di idrocarburi disciolti nella falda acquifera: durante il perido di monitoraggio (3 anni), non venne rilevata espansione del pennacchio.

Nella Zona 1 a piu' bassa contaminazione, nessuna bonifica venne svolta, ma il raccolto della (almeno una) stagione successiva all'eruzione del pozzo venne scartato. Le operazione di bonifica delle strade e centri abitati non sono descritte in questi documenti, ma in genere si procede prima raccogliendo il petrolio con appositi materiali assorbenti e poi lavando via i residui dalle superfici dure con lavaggio a media od alta pressione e detergenti specifici.

Studi vennero eseguiti dall'estate 1998 all'estate 1999 anche per valutare le possibilita' di fitobonifica del suolo, dimostrando che ancora nel 1998 il terreno trattato nei cumuli era ancora abbastanza contaminato da mettere sotto stress le piante scelte per le prove. Tuttavia, gia' dalla stagione invernale 1998, la fitobonifica si dimostro' in grado di ridurre in modo significativo la concentrazione di TPH nel suolo. Non pare che la fitobonifica sia stata usata in mdo estensivo per il ripristino ambientale a Trecate.

E questo e' quanto. Se volete contestare quello che ho scritto, per favore notate che io ho riporato numeri e date e fate altrettanto. La fuffa non vale.

*Total Petroleum Hydrocarbons; esistono diversi metodi analitici molto rigorosi per misurare questa grandezza.

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03/10/12

Rimozione dei Versamenti

Siccome parlare di sociopolitica mi attrae quanto la devitalizzazione di un molare, scrivo di un argomento tecnico: come ripristinare l'ambiente dopo un versamento di idrocarburi.

Gli idrocarburi sono poco biodegradabili, anche se spesso piu' di quanto una persona puo' immaginare; come al solito molto dipende dalle condizioni locali, in particolare dalla natura della fauna di batteri e funghi. Comunque sia, la permanenza degli idrocarburi nell'ambiente si misura in anni.

Anche se si interviene rapidamente facendo tutto il possibile per circoscrivere il versamento e recuperare gli oli, spesso una parte arrivera' a riva (molto piu' probabile nel caso di versamenti in ambiente fluviale).

A questo punto che fare, per ripristinare gli ambienti contaminati?

Ci sono diverse opzioni. La piu' semplice, concettualmente, e' la rimozione meccanica degli inquinanti e dei materiali contaminati. In pratica, scavare via olio e terreni contaminati e smaltirli in modo appropriato.

Altre opzioni sono il lavaggio con acqua fredda ad alta pressione e detergenti specifici oppure acqua calda ad alta o bassa pressione. In certi casi si usa anche il lavaggio con acqua fredda a bassa pressione, che rimuove poco olio ma non danneggia l'ambiente.

Perche' il problema di questi metodi aggressivi e' che causano ulteriori danni all'ambiente. Soprattutto il lavaggio con acqua calda puo' distruggere quasi completamente la fauna (crostacei, molluschi, gasteropodi, vermi ecc) che abita spiagge e rive.

Quindi, anche se controintuitivo, nel caso di ecosistemi preziosi e' meglio fare il meno possibile per rimuovere gli oli versati, cosi' da non aggiungere i danni da rimozione aggressiva.

Una tecnologia che puo' rimuovere con successo gli oli versati senza ulteriori danni ambientali e' quella del biorisanamento (o biorimediazione), che si divide in due branche principali: la fertilizzazione o stimolazione dei batteri indigeni con appropriati nutrienti, e l'inseminazione con l'aggiunta di batteri selezionati o modificati per degradare idrocarburi.

Finora, la fertilizzazione si e' dimostrata il metodo piu' affidabile con una maggiore percentuale di successi e minore dipendenza dalle condizioni locali; d'altra parte l'inseminazione ha dato risultati migliori in alcuni casi. Di nuovo, non esiste una soluzione unica ma il metodo deve essere adattato al caso specifico con osservazioni e prove.

Dal punto di vista normativo, mi aspetto che l'inseminazione abbia bisogno di piu' autorizzazioni sia per i prodotti che per la loro applicazione, e quindi sia piu' difficile da mettere in pratica.

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18/07/12

Si Dai Modellami Tutto

Ecco all'opera un altro manipolo di arditi modellatori, che questa volta affrontano la spinosissima questione degli effetti globali - mica regionali, eh, globali! - dell'incidente nucleare di Fukushima, Giappone.

Lo scientificamente commediante Corriere cosi' presenta la notizia della sudata ricerca:
MILANO - Le radiazioni fuoriuscite a Fukushima potrebbero provocare da un minimo di quindici fino a un massimo di 1.300 morti, e tra 24 e 2.500 casi di cancro. Si tratta del primo lavoro medico sulle stime dei danni alla salute causati dal disastro nucleare in Giappone seguente al terremoto e allo tsunami dell'11 marzo 2011 basato su un modello elaborato dall'università californiana di Stanford.
Leggete bene: i numeri sono calcolati usando un modello matematico, nemmeno una ricerca epidemiologica su casi osservati di morte/malattie, e vanno da 15 a 1300 e da 24 a 2500. Insomma, un intervallo di due ordini di grandezza, gli effetti sulla salute di quell'incidente potrebbero essere in un modo, o 100 volte minori. Grazie per lo sforzo di ricerca.


Almeno nell'articolo c'e' il collegamento - solo per gli iniziati ai misteri della lingua inglese - all'articolo pubblicato, e dal riassunto leggiamo:
Inhalation exposure, ground-level external exposure, and atmospheric external exposure pathways of radioactive iodine-131, cesium-137, and cesium-134 released from Fukushima are accounted for using a linear no-threshold (LNT) model of human exposure.
Ah, il modello LNT: lineare senza soglia, ovvero ipotizza una relazione lineare fra dose di radizioni e danno biologico a tutte le dosi. Questo modello quindi implicherebbe che gli organismi viventi non abbiano sistemi di riparazione dei danni cellulari, che sembra un po' estrema come visione; se volete approfondire potete iniziare da Wikipedia.

E poi:
Exposure due to ingestion of contaminated food and water is estimated by extrapolation.
Estrapolazione, quello che chi ha dimestichezza con i numeri sa che bisogna evitare finche' si puo' perche' equivale a spingersi in territori inesplorati

Finalmente, i numeri:
We estimate an additional 130 (15–1100) cancer-related mortalities and 180 (24–1800) cancer-related morbidities incorporating uncertainties associated with the exposure–dose and dose–response models used in the study.
Responsabilmente, i ricercatori hanno tenuto conto delle incertezze nei loro modelli, e pubblicano le loro stime con questa enorme forbice di due ordini di grandezza. Il Corriere invece bonta' sua ci fornisce l'incertezza, ma pubblica dei numeri che nemmeno sono un copiancolla dal riassunto dell'articolo ma un minestrone di cifre prese da diverse parti del riassunto stesso.

Ed i giornalisti nostrani sembrano anche avere problemi con la comprensione del testo, visto che il passaggio:
An additional [similar]600 mortalities have been reported due to non-radiological causes such as mandatory evacuations.
(Circa 600 morti aggiuntive sono state segnalate per cause non-radiologiche, come evacuazioni forzate)
Diventa:
Alle stime sulle vittime si devono aggiungere circa 600 morti registrati nell'evacuazione della zona intorno alla centrale, soprattutto anziani e malati cronici, sia per l'esposizione alle radiazioni sia per l'affaticamento.
Bel modo di stravolgere il significato.

Gli allarmisti antinucleari e catastrofisti vari stanno gia' usando questa ricerca come prova del fatto che MORIREMO TUTTI PER IL NUCLEARE!, ma una lettura piu' attenta mostra che gli effetti sulla salute di Fukushima potrebbero andare dal "non vede neanche" al "pero', qualcosa succede" rimanendo centrati sul "si nota a malapena". Mentre qualche centinaio di morti durante le evacuazioni forzate sono gia' se non accertati almeno molto probabili.

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19/03/12

Un Pezzo della Rete

Fra gli argomenti proposti dai no-tav, anche quelli razionali e non ideologizzati, c'è che, visti i dati storici e le proiezioni di traffico, una linea Torino-Lione ad alta capacità sarebbe sovradimensionata, inutile e quindi uno spreco di denaro pubblico.

Non penso che questi dati siano falsi; e pure non consideriamo la possibilità che in futuro cambiamenti legislativi penalizzino il trasporto su gomma, ma questo modo di ragionare rimane errato.

Perchè considera la linea Torino-Lione come se esistesse in un vuoto, mentre la linea è parte di una rete vasta e complessa. Questa è la mappa della rete:

Come potete vedre, la Torino-Lione è parte di un asse più lungo - che si estende fino all'Ungheria. Ma non solo questo.

A Lione, la linea si connette ad un asse ferroviario che va dalla Spagna all'Olanda connettendo anche i principali centri industriali tedeschi. A Torino non lal inea non si connette ad altri assi, ma poco più ad est, a Novara, c'è la connessione con la linea Genova-Domodossola-Berna. Tanto per citare i nodi più vicini.

Insomma, un potenziamento della Torino-Lione non coinvolge solo quell'itinerario, ma modifica le proprietà anche di un itinerario Dusseldorf-Genova, Milano-Parigi, Budapest-Barcellona.

Le proiezioni di traffico che giustificherebbero il rifiuto del progetto tengono conto di questi aspetti?

C'è pure che dice che sarebbe sufficiente ammodernare la linea esistente (del Frejus). Ma secondo me chi fa queste proposte non sa quello di cui sta parlando. Mi piacerebbe discuterne in un prossimo articolo.

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01/03/12

Bassa Velocità

Libertiamo ha un articolo che a mio parere centra il punto sulle proteste anti-TAV:
Il problema è semplicemente che c’è qualcosa e non dovrebbe esserci nulla. La valle e la montagna non devono essere “violate”. I No Tav non sono una coalizione d’interessi disposta a negoziare e a ragionare in modo relativo – sui costi e sui benefici, sui rischi e sugli indennizzi – ma un movimento ideologico assoluto. 
Pure io ho la stessa impressione di fronte al movimento no-TAV - ma anche di fronte a tanti altri esempi di ambientalismo. E la mia impressione ha iniziato a formarsi 15 - 20 anni fa.

Ai tempi leggevo, o scorrevo, spesso il giornale anarchico Umanità Nova, e ricordo ancora - anche se i dettagli sono ormai sbiaditi - articoli che si scagliavano contro treni veloci (mentre sostenevano i treni locali), contro autodromi, contro gare di rally.

A parte le ragioni per così dire incidentali dell'opposizione (rumore, inquinamento, disagi), c'era una corrente di pensiero implicita e talvolta anche esplicita che suona più o meno così:
La velocità è innaturale, è perversa, è MALE.
La lentezza, il muoversi è velocità paragonabili a quelle dell'uomo a piedi è naturale, è BENE.
Unita alla solita nostalgia per un'età dell'ora di armonia fra uomo e natura che non è mai esistita ma forse potrebbe esistere solo con tecnologie più avanzate*.

Una posizione del genere è ovviamente ideologica ed assolutista. A chi l'adotta non interessano ragionamenti pragmatici e valutazioni di costi/benefici, così come ai comunisti sovietici non interessava guardare alla differenza di condizioni di vita fra USA ed URSS. Il comunismo era buono in sé stesso, e la lentezza è buona in sé stessa.

Non c'è possibilità di dialogo fra chi ragiona pragmaticamente e chi ragiona ideologicamente.

Ma sapete qual'è l'aspetto grottesco? Opposte ideologie si capiscono - magari mentre si fanno guerre da milioni di morti, ma usano lo stesso linguaggio e condividono molti assiomi. E sanno di essere nemici, non si illudono di essere solo avversari.

Come dialogare con i No-TAV, quindi?
Si-TAV perché si, perché la velocità è bella ed il progresso è BENE in sé stesso. E chi ha i cannoni più grossi e più munizioni vincerà.

A volte essere percettivi è una maledizione.

*Un generatore a fusione in ogni casa e fabbrica, e non servono più linee elettriche. Velivoli per tutti e servono molte meno strade. Inventari informatizzati, magazzini automatizzati e sistemi GPS per ottimizzare i percorsi dei camion e si può risparmiare parecchio sui trasporti di merci; questa non è fantascienza.

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16/09/10

Impatto Non-Zero

C'è qualcosa che mi irrita molto nelle discussioni sulle energie rinnovabili - in particolare il solare fotovoltaico: l'idea che i pannelli fotovoltaici siano ad "impatto zero".

E' anche il cavallo di battagli del comitato di cittadini contrari alla costruzione di una centrale elettrica a biomasse vicino a Sala Baganza, ai piedi delle colline parmensi.

Bene, questa idea è falsa. Si, falsa senza mezze misure. Ma andiamo ad esaminare più in dettaglio il perchè.

Una volta che il pannello solare è installato in un sito, in effetti le sue emissioni, di sostanze inquinanti e "gas serra" sono trascurabili, certamente minori di un generatore a combustione di pari potenza*. C'è sempre il problema dell'impatto sul paesaggio, e questa è una discussione che gli ambientalisti ed i fan del solare generalmente evitano. Ora sembra che Legambiente abbia avuto una conversione sulla via dei mulini a vento:
«Il paesaggio non è un oggetto sacro e intoccabile, ma è il frutto della storia da sempre. Le pale eoliche sono un valore estetico aggiunto», ha detto il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati[...]
Questa è anche la mia opinione sul paesaggio, però si tratta di un grosso cambiamento di rotta per Legambiente. Che probabilmente la porterà a collidere con i conservazionisti duri e puri.

Ma prima di arrivare al suo sito di installazione, il pannello solare ha una storia abbastanza lunga e costellata di emissioni varie. La parte attiva del pannello fotovoltaico è una lastra di semiconduttore, generalmente silicio: il silicio viene prodotto dalla silice usando il carbone come riducente; dopodichè il silicio per uso da semiconduttore deve essere ulteriormente purificato.

I metodi principali sono due: deposizione di silicio per decomposizione del triclorosilano purificato per distillazione; e cristallizzazione dal fuso (questo per il più pregiato silicio monocristallino). Il primo metodo usa gas tossici e corrosivi - ed energia; il secondo molta energia.

Per arrivare al semiconduttore poi servono altre lavorazioni che richiedono sostanze molto tossiche (arsina, fosfina ecc), e molta energia per far funzionare le camere a vuoto, i forni e tutte le altre apparecchiature.

Se non sbaglio per i pannelli fotovoltaici va bene anche il silicio di riciclo (mentre i circuiti integrati richiedono la massima purezza), ed in questo modo la spesa di risorse è minore.

Ma la storia del pannello fotovoltaico è ancora all'inizio. La lastra di semiconduttore deve essere dotata di contatti metallici per trasportare la corrente prodotta, quindi montata in un telaio d'acciaio od alluminio, e tutte queste cose non cadono dal cielo già pronte, ma devono essere fabbricate.

Nel passo successivo, è necessario trasportare i pannelli e tutte le apparecchiature accessorie (supporti, quadri elettrici, regolatori di tensione ecc) fino al sito d'installazione - e se si tratta di una centrale di dimensioni rilevanti, il sito prima deve essere preparato con movimento terra e costruzione di opere murarie.

Dopo l'installazione dei pannelli, rimane solo l'uso di risorse per la manutenzione e l'eventuale sostituzione di pannelli guasti o danneggiati.

Alla fine del ciclo vitale di un pannello solare, questo deve essere smaltito, e qui casca l'asino. Fino ad ora, vista la piccola superficie di pannelli fotovoltaici installata, il problema dello smaltimento non si è mai posto in pratica. Ma quando si arriverà alla fine del ciclo vitale delle superfici più estese installate in questi tempi, secondo me se ne vedranno delle belle. Tipo il solito circo equestre di quei rifiuti che nessuno vuole accettare.

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17/08/10

Ambiente per Ricchi

La mia posizione è che solo i paesi ricchi possono permettersi il lusso dell'ambientalismo spinto – ambientalismo inteso non come gestione pragmatica degli ecosistemi, ma come ideologia e stile di vita.

Ogni volta che visito l'Indonesia, la mia convinzione si rinforza. Jakarta è una metropoli terribilmente sporca ed inquinata anche paragonandola a città non proprio linde come Milano o Londra. Per fare un esempio, qui il governo controlla i prezzi dei carburanti così che anche i poveri possano viaggiare in macchina o moto, o guadagnarsi da vivere trasportando persone con i bajaj – una specie di Ape attrezzata per il trasporto di passeggeri.

E le strade di Jakarta sono affollate di vetusti autobus che eruttano fumo nero, e di bajaj che lasciano scie di mefitici fumi di motore due tempi. Gli italiani sono (per ora) abbastanza ricchi da poter cambiare automobile, sia pure con gli aiuti di stato, quando le norme anti-inquinamento diventano troppo stringenti. Qui non credo che se ne possa parlare. O meglio, esistono anche i bajaj elettrici, molto ecologicamente corretti, ma costano più di una casa a due piani nei sobborghi.

Qui a partire dalla classe media le persone (spesso, le domestiche) buttano la spazzatura nel cestino a casa, e questa verrà smaltita in modo adeguato (spero). I residenti delle comunità residenziali pagano lo smaltimento dei rifiuti insieme alla quota per la manutenzione della casa.

I gestori dei piccoli negozi e anche di più degli innumerevoli banchi che servono cibi e bevande, cosa fanno? Buttano il rudo, e le risciacquature delle stoviglie, nel primo tombino a disposizione; la cunetta poi confluisce senza trattamento in un canale o fiume, che si riduce ad una putrida fogna coperta di immondizia.

Non ho mai visto analisi dell'aria di Jakarta – non so nemmeno se vengono fatte – ma il mio naso mi dice che nemmeno i giorni peggiori a Parma si avvicinano a quello che è normale qui.

Chi lamenta il fatto che le città italiane siano sempre più inquinate sarà pure animato da buone intenzioni, ma non sa di cosa sta parlando. Credo non abbia mai visto certe situazioni.

E chi propone ricette per salvare l'ambiente basate su quello che si può fare nelle società occidentali, dove ci sono denaro e risorse da dedicare al superfluo, dovrebbe capire che in questo modo condanna i poveri del mondo a rimanere in povertà.

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01/07/10

Disastro di Macondo 252 - Le Cause - Parte 2

Un lavoratore sulla Deepwater Horizon racconta che c'era l'impressione che si volesse finire il lavoro al più presto possibile. Ed in effetti, la BP decise di non effettuare una circolazione completa dei fanghi: questo processo serve ad eliminare il gas eventualmente disciolto, ed a portare in superficie i frammenti della roccia profonda che possono essere esaminati per capire meglio le condizioni a fondo pozzo.

Ma l'errore più grave fu la sostituzione dei fanghi con acqua marina prima di gettare il secondo tappo in cemento (probabilmente posizionato appena sopra alla formazione petrolifera). L'acqua marina ha una densità molto minore dei fanghi di trivellazione, per cui ha prodotto una pressione idrostatica insufficiente ad impedire la risalita di fluidi - principalmente gas - dal pozzo. Apparentemente, questa procedura fu approvata anche dal MMS, l'ente federale che si occupa di miniere e pozzi petroliferi.

C'è un motivo pratico per sostituire i fanghi con acqua: i fanghi tendono ad indurirsi rendendo molto lungo e difficile il lavoro di messa in produzione del pozzo. Ma vista l'importanza del mantenere un battente idrostatico sufficiente, la sostituzione dovrebbe essere l'ultimo passo.

Ma anche a questo punto sarebbe stato forse possibile riportare il pozzo sotto controllo. Se qualcuno avesse tenuto d'occhio i valori delle pressioni nei tubi, e soprattutto il flusso di fanghi in uscita: a pompe ferme, se c'è flusso significa che il gas sta spingendo fuori i fanghi. Ma evidentemente nessuno stava controllando questi parametri - forse perchè troppo impegnati a rimettere in ordine la piattaforma.

L'eruzione del pozzo avvenne nemmeno due ore dopo l'inzio del pompaggio dei fanghi. Quando i trivellatori iniziarono a ritirare le aste di trivellazione, secondo alcuni testimoni una fontana di fango sgorgò dal pozzo. Il personale inizio le procedure di chiusura del BOP e di distacco della piattaforma, ma ormai era troppo tardi: il gas venne in contatto con una sorgente di accensione ed esplose.

E come si usa dire, il resto è storia.

Il BOP ha funzionato solo parzialmente, come è stato constatato nelle settimane seguenti. Le ragioni di questo malfunzionamento non sono ancora chiare: si va da danni meccanici sufferti durante l'eruzione del pozzo; alla presenza di un tenace giunto fra le aste sul percorso dei pistoni tagliatubo (shear rams); a scarsa manutenzione dei circuiti idraulici ed elettrici del BOP stesso - pare ci fossero serie perdite di olio idraulico; a carenze di progettazione del sistema di emergenza che richiederebbe che il BOP rimanga connesso alla piattaforma fino al completamento della sequenza di chiusura. Oppure una combinazione di alcuni di questi fattori.

Eventualmente, il BOP verrà recuperato una volta chiuso il pozzo, ed esaminato per capire cosa sia successo.

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27/06/10

Disastro di Macondo 252 - Le Cause - Parte 1

L'eruzione del pozzo nel Golfo del Messico continua, anche se grazie a diversi dispositivi la BP è ora in grado di raccogliere una quantità significativa del petrolio che fluisce dal pozzo.

Il tentativo di chiudere il pozzo con il top kill è fallito, probabilmente perchè anche pompando i fanghi alla pressione massima sopportabile dal rivestimento e BOP compromessi non si è riusciti a ricacciare indietro il petrolio. Per non rischiere ulteriori danni ad una struttura che potrebbe essere già a rischio di erosione catastrofica, è stato deciso di usare i pozzi di soccorso per bloccare il flusso di petrolio in profondità, e dall'altra parte di concentrarsi sul recupero del greggio.

Ora è finalmente possibile parlare delle cause del disastro - tenendo a mente che i fallimenti dei sistemi complessi come questo di rado hanno una sola causa; più spesso si ha una catena di eventi che porta infine alla castrofe. Inoltre, a me interessa sapere il perchè di questo disastro; non trovare i nomi di qualche persona da sbattere in galera.

Iniziamo con lo schema del pozzo al momento dell'eruzione. Qui si possono vedere i diametri e le lunghezze dei tubi di rivestimento utilizzati e quali zone sono state incamiciate con cemento.

Si può vedere un primo problema con il progetto stesso del pozzo: la camicia in cemento intorno al tubo da 7" non raggiunge il fondo della sezione precedente: un eventuale ingresso di fluidi a causa di un cedimento della camicia ha via libera fino alla testa del pozzo.

E naturalmente è successo proprio questo: un cedimento della camicia intorno al tubo da 7" nella zona di produzione del pozzo (anche perchè i fluidi in pressione si trovano nella zona di produzione). Un resoconto dettagliato si trova anche in questo articolo (inglese) del Wall Street Journal.

I difetti nella cementazione di un pozzo sono abbastanza frequenti, ma è anche possibile risolverli. Però prima è necessario controllare lo stato dell'incamiciatura (cement bond log) calando nel pozzo appositi strumenti - oppure, misurando le variazioni di pressione nel pozzo a circolazione dei fanghi ferma; quindi bisogna praticare fori nel rivestimento con l'uso di cariche esplosive, ed iniettare altro cemento. Il lavoro è lungo, e costoso, ed in un rapporto interno della BP (redatto quando si pensava di terminare il pozzo con un tubo da 9 7/8") viene concluso che è preferibile cambiare il progetto del pozzo piuttosto che dover correggere una cementazione difettosa.

Ma il cedimento della barriera di boiacca in sè è solo una concausa. L'evento critico è stato probabilmente un altro, ma per spiegarlo bisogna prima fare un piccolo passo indietro.

La piattaforma era di proprietà della compagnia Transocean, noleggiata dalla BP, ed i lavori di cementazione sono stati eseguiti dalla Halliburton (anche altri sub-appaltatori possoni essere coinvolti, ma di queste tre compagnie siamo sicuri). I lavori di perforazione venivano svolti materialmente da personale della Transocean, però la gestione di tutte le attività spettava ad un rappresentante (company man, in gergo) della BP a bordo della piattaforma. Questa persona può prendere decisioni anche contro il parere del capo trivellatore ed altri ingegneri.

Ora, dove eravamo rimasti... Il rivestimento nella zona del giacimento ed il tappo di fondo erano stati gettati, e dopo il tempo necessario a fare presa si stava procedendo con i test di pressurizzazione. Il test di pressione positiva (pressione nel pozzo maggiore rispetto al gicimento) è stato positivo, mentre il test di pressione negativa no*: si misurava ancora una sovrapressione nell'asta di trivellazione, segno che un fluido poteva entrare nel pozzo.

Ed ecco che si arriva al momento critico. Nonostante i risultati negativi della prova di pressione negativa - e l'opposizione del personale della piattaforma, il company man decide comunque di continuare con la procedura di abbandono temporaneo del pozzo - ovvero, rimuovere i fanghi dal pozzo sostituendoli con acqua marina ed installare una chiusura temporanea sulla testa pozzo al posto del BOP.

E la storia continua nella seconda parte dell'articolo.

* Ora qui ammetto di non conoscere la procedura esatta per questa prova. Ho letto che la kill line era stata svuotata dei fanghi e riempita con acqua di mare e le pompe di circolazione del fango fermate.

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04/05/10

Incidente alla Deepwater Horizon

Penso che i più conosceranno questa vicenda come il versamento di greggio (o disastro ambientale) del Golfo del Messico, ma la piattaforma che ha preso fuoco ed è affondata si chiama invece Deepwater Horizon, e l'incidente è accaduto durante le fasi finali della trivellazione di un pozzo esplorativo nel blocco Macondo 252.

Mi piacerebbe riuscire a scendere un poco più in profondità nei dettagli tecnici, ma per ora iniziamo dalle noiose nozioni.

La Deepwater Horizon è stata costruita nel 2000 dalla Hyundai in Corea del Sud, ed appartiene alla compagnia di trivellazione offshore Transocean. Si tratta (o trattava) di una imponente e moderna piattaforma semisommergibile di trivellazione: il suo lavoro è quello di trivellare pozzi, non di estrarre e processare petrolio.

Transocean aveva noleggiato la piattaforma alla British Petroleum per la trivellazione di due pozzi esplorativi. Il primo - ed unico - pozzo doveva partire dal fondo marino alla profondità di circa 1525 m per estendersi fino a 5490 metri ed era stato pianificato di sigillarlo ed abbandonarlo temporaneamente prima di essere messo in produzione.

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24/11/09

Clima Rovente

Spero di riuscire a breve a scrivere qualcosa sulla pubblicazione di email, parti di codice, dati e risultati di corse di modelli climatici - con relativi commenti - che uno o più hacker hanno carpito da un server della Hadley Climate Research Unit nella Università della East Anglia.

Diciamo che la credibilità degli scienziati del gruppo allarmista (Mann, Briffa, Jones ed altri) non ne esce per nulla rinforzata, così come la confidenza nella qualità dei dati di temperatura e nella bontà del loro trattamento.

Aggiornamento 24/11.
Nel frattempo, ecco qualche risorsa da considerare.

Il file che ha iniziato lo scandalo da Megaupload.

Un database delle email.

Il sito scettico italiano Climate Monitor con diversi articoli su questa storia, ed un'analisi tecnica dei dati.

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04/10/09

Piadina con la Cocomera

Leggevo sul Corriere di qualche giorno fa un articolo a proposito di una industria galvanica in Veneto che ha causato, fra i primi anni '70 ed il 2002, un terribile inquinamento dell'area intorno a sé scaricando cromo ed altri metalli pesanti senza alcuna precauzione.

Nei commenti all'articolo un lettore rinfaccia “Dov'erano gli ambientalisti mentre questa fabbrica inquinava a piacimento?”, ed un altro ribatte: “Gli ambientalisti hanno denunciato la situazione, e Report ha pure fatto un servizio a proposito!”*.

Ed io sono sicuro che gli ambientalisti abbiano denunciato il problema. Di certo l'hanno fatto, così come hanno denunciato questo e quello, e protestato, e fatto campagne per (o meglio, contro) qualunque cosa.

Fra i tanti difetti degli ambientalisti c'è quello di non avere senso strategico e di non sapere stabilire priorità per le loro battaglie. Per loro, qualunque cosa non vada bene è un disastro, una catastrofe, uno scempio irreparabile; per loro, tutte le battaglie sono ugualmente importanti e devono essere combattute – e vinte – qui ed ora.

Ma quando ogni cosa è tragedia e catastrofe, vengono a mancare le distinzioni fra male e peggio; si perde la capacità di capire cosa è più grave per l'ambiente e le persone e concentrarsi su quello.

Così gli ambientalisti festeggiano per l'ennesima cervellotica restrizione applicata alla caccia, oppure per gli inutili blocchi del traffico nelle città, mentre certe fabbriche continuano a scaricare sostanze altamente tossiche come nulla fosse, e non c'è spinta ad implementare quelle soluzioni, come il telelavoro, che permetterebbero di ridurre la necessità di viaggiare.

Ora sono qui ad installare software sui computer che andranno a sostituire le vecchie macchine nel back-office (o come si chiama), e vedo intorno a me una decina di impiegati che saranno arrivati qui in qualche modo, ma non tutti in bicicletta.

Secondo me, la maggior parte di loro potrebbe lavorare da casa utilizzando una VPN e servizi come VOIP per conversare a voce – visto che il loro lavoro è per la maggior parte fatto su computer. Basterebbero un paio di persone ad occuparsi delle stampe di documenti cartacei, qui in ufficio.

* Report è iniziato nella seconda metà degli anni '90, per cui il danno era già fatto ben prima che arrivasse la Gabanelli alla carica.

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29/09/09

Il Ritorno dei Cocomeri

Domenica scorsaper caso ho guardato un po' degli speciali TV su "Puliamo il Mondo": per chi non lo sapesse, è una giornata nella quale volontari vanno in giro per città e campagne raccogliendo rifiuti e rottami.

L'idea non è del tutto priva di meriti, ma come al solito l'efficacia è poca e la carica ideologica - come vedrete - enorme.

Già, perchè c'era in televisione un'orda di sindacalisti e rappresentanti e portavoce di questo e quello che parlavano di regolarizzazione delle badanti, e d'immigrazione (con la solita bordata contro il centro-destra, senza contraddittorio), e di non ricordo bene che altro, e d'integrazione della comunità filippina* a Firenze.

E quindi ero lì a chiedermi:

"Ma che cappero c'entrano tutte quelle altre storie con Puliamo il Mondo?"

Poi mi sono ricordato che quando si prende un cocomero insieme alla buccia verde bisogna tenersi anche la polpa rossa.

L'ambientalismo continua ad essere una delle armi preferite della sinistra nello scontro politico.

* Non è un buon segno che in Italia abbiamo importato di peso il linguaggio tipico anglosassone: di communities in America ed UK se ne parla da decenni.

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22/07/08

Scambio di Mezzi e Fini

La proposta di costruire un gassificatore di rifiuti nella Provincia di Parma ha acceso le solite polemiche e suscitato dichiarazioni completamente assurde da un punto di vista tecnico ed ingegneristico (l'opposizione a "qualsiasi marchingegno" che possa alterare, anche minimimamente, le condizioni chimiche e fisiche della zona).

Si è subito costituito un comitato del no - anonimo, addirittura - che ha provveduto a distribuire volantini di propaganda* nei quali si sostiene che la vera soluzione al problema dei rifiuti è in realtà la raccolta differenziata.

Ma secondo me questi ambientalisti sono molto confusi nei loro pensieri. La raccolta differenziata in sè stessa non risolve proprio niente; essa ha senso soltanto come aiuto alla separazione più accurata che serve per procedere al riciclaggio dei materiali presenti nei rifiuti.

Quindi la soluzione di cui gli ambientalisti parlano è in realtà il riciclaggio - in particolare quello primario (cioè, trattare i materiali di scarto per riottenere gli stessi materiali, vergini). Parlare di raccolta differenziata è scambiare il mezzo per il fine.

Il riciclaggio, d'altra parte, non richiede necessariamente la raccolta differenziata: la separazione dei rifiuti in appositi impianti può bastare ad ottenere frazioni riciclabili. La raccolta differenziata pone l'onere di una prima, grossolana, separazione sui cittadini. Però, in Italia almeno, lo sforzo dei cittadini "virtuosi" non viene ancora riconosciuto nemmeno con tariffe agevolate - mentre esiste già la multa per punire i peccatori.

Una volta che si hanno i diversi materiali purificati al punto giusto (ed anche un mucchio di rifiuti indifferenziabili che necessariamente rimangono dopo la separazione) per completare il riciclaggio servono comunque impianti di trattamento: pulizia e rifusione per le plastiche; compostaggio per l'organico; fonderie per i metalli; vetrerie per il vetro e cartiere per la carta/cartone. Tutto questo sistema ha il difetto di essere complicato e e richiedere un'apposita filiera logistica, più estesa che per la raccolta dell'indifferenziato. Senza contare la necessità di avere un mercato per i prodotti riciclati, che non è così scontato come si potrebbe credere.

La gassificazione (soprattutto il processo Thermoselect) ha il vantaggio della semplicità e localizzazione: i rifiuti domestici ed industriali** vengono conferiti all'impianto senza necessità di trattamenti, e dall'altra parte si ottengono gas di sintesi (comodo per produrre energia), ceneri vetrificate, metalli in perline e piccole quantità di altri elementi utili. L'efficienza del processo è limitata dall'energia che deve essere spesa per comprimere e cuocere i rifiuti in ingresso e per produrre l'ossigeno puro richiesto dalla gassificazione.

In mancanza di una bacchetta magica che consenta di trasformare i rifiuti in prodotti vergini con un semplice incantesimo, è necessario scegliere una soluzione che sia meno peggio. Una possibilità è quella di pensare fin dall'inizio i prodotti non come usa-e-getta, ma come inseriti in un ciclo vitale che preveda necessariamente il riciclaggio. Ma questo pone notevoli problemi tecnici (per esempio, riciclabilità e durabilità sono caratteristiche in conflitto) e richiederebbe una massiccia rieducazione culturale dei cittadini, cosa che non mi piace per niente.

Una possibilità più attraente è l'uso di gassificatori ed altri trattamenti termici a parte l'incenerimento tradizionale (le soluzioni preferite in Giappone) per smaltire i rifiuti urbani ed industriali con produzione di energia elettrica.

* Le affermazioni di quel volantino sembrano essere una versione condensata e senza attribuzione di un documento di critica al processo Thermoselect a cui la compagnia ha ribattuto, PDF in inglese.

** Attenzione, non rifiuti speciali o tossici - semplicemente, i rifiuti più ricchi in plastica e materiali da imballaggio che vengono prodotti dalle infustrie.

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16/06/08

Radiofobia

Ogni volta che capita qualche evento che coinvolge materiale radioattivo, non importa quale sia la reale gravità dei fatti, si scatena una tempesta mediatica di titoli allarmisti sulle prime pagine e servizi in primo piano nei telegiornali.

I giornalisti finiscono spendono migliaia di parole, eppure solo di rado riescono a descrivere compiutamente come sono andate le cose, ed ancora più raramente ci dicono quali siano i limiti di legge ed i valori misurati.

L'ultimo caso in ordine di tempo si è verificato nei giorni scorsi: un carico di rifiuti provenienti da Acerra e destinati ad una discarica irpina è stato respinto perchè contaminato da residui radioattivi.

Dei giornali che ho consultato online, il Mattino ha prodotto il titolo più allarmisitico quanto privo di qualità informative. Se la cavano meglio il Corriere (che però difetta di informazioni) e Repubblica.

Veniamo però alla sostanza. Il materiale respinto è apaprentemente costituito da rifiuti ospedalieri contaminati da iodio-131: visto che le quantità di iodio radioattivo nell'uso medicale sono piccole (ben al di sotto, in genere, delle dosi dannose), il suo tempo di dimezzamento è breve e lo iodio è comunque diluito in una grossa quantità di rifiuti urbani - io mi sento di concludere che il rischio corso è stato minimo. Certamente non degno di un allarme a livello nazionale, e nemmeno motivo sufficiente per chiudere le discariche.

E' certamente possibile che ci siano affari sporchi o cattiva volontà dietro questa vicenda, ma è molto probabile che la spiegazione sia molto meno sinistra: vuoi per carenze nella raccolta dei rifiuti ospedalieri, vuoi per semplcie incuria, qualcuno del personale ha gettato quei rifiuti nello stesso cestino del comune rudo.

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15/05/08

Fiducia Nel Futuro

L'altra sera mi sono messo a guardare Exit su La7 - lo ammetto, per Ilaria D'amico. Comunque, il dibattito è stato interessante e mi ha ispirato ulteriori riflessioni. Il tema della puntata era perchè le grandi opere in Italia richiedono tanto tempo e denaro per essere realizzate; fra gli ospiti c'erano Sgarbi, Gasparri e (nel pubblico) alcuni ambientalisti fra cui un professore (mi sfugge il nome) del comitato contro il ponte sullo stretto di Messina.

Ci sono buone ragioni pratiche per opporsi alla costruzione di questo ponte - in tempi brevi, almeno - la prima, che il ponte da solo servirebbe a poco visto lo stato delle infrastrutture in Sicilia e Calabria. Però le ragioni portate dal portavoce del comitato ed pure, in secondo luogo, da Sgarbi sono di altra natura.

Il professore sostiene, ad esempio, che le infrastrutture non sono necessarie allo sviluppo, il quale invece si ottiene con la "coesione sociale", e poi la motivazione buona per tutte le stagioni - che il ponte sarebbe un "disastro ambientale". Ci può essere un fondo di verità nella questione della coesione sociale, ma almeno per quello che ho visto l'altra sera mi sembra più forma pomposa che nasconde poca sostanza.

Altri argomenti contro il ponte poi sono del tipo "Questa è la Magna Grecia, qui ci sono Scilla e Cariddi; è una terra dalla ricca storia, non l'America, la gente viene a vedere le rovine... il ponte non ci può stare".

Al che io mi sono chiesto, davvero per il sud italia c'è solo la storia (gloriosa) della Magna Grecia? Nel presente, e nel futuro, non c'è nulla che possa non dico sostituire, ma aggiungersi al passato? Davvero arrivati ad un certo punto bisogna fermarsi, ed invece di guardare avanti soltanto rivolgersi indietro?

Manca fiducia nel futuro, secondo me. Manca la convinzione che il ponte sarà ancora lì fra cinquecento anni, ed i nostri posteri lo ammireranno come esempio architettonico.
Manca pure la fiudcia nella nostra stessa civiltà moderna, la quale viene vista come incapace di produrre opere di valore, ma soltanto capace di rovinare ciò che è stato fatto prima.

Perchè a Dubai stanno costruendo enormi isole-albergo? Sarà perchè ritengono che la tenda beduina sia il non plus ultra dell'abitazione oppure perchè ritengono che il futuro dell'emirato sarà prospero e brillante?

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22/01/08

I Limiti dei Biocarburanti

Ci sarei dovuto arrivare da solo un po' di tempo fa, ma dopo le ultime crisi la cosa è semplicemente ovvia: i maggiori limiti dei biocarburanti sono la scala del problema, e la competizione con le produzioni alimentari. L'efficienza energetica rimane in fondo alla lista.

La scala del problema l'ho già trattata. Qui basti dire che serve un'estensione di territorio enormo per coprire soltanto una piccola quota del consumo nazionale di carburanti.

La competizione con le produzioni alimentari è correlata, ma separata dal problema di scala. Essendo il territorio a disposizione finito, bisogna decidere se usarlo per alimenti o per biorcarburanti. L'idea sarebbe di avere le colture da carburanti su terrenti marginali, ma la realtà è che i terreni marginali sono tali perchè si prestano poco alla coltivazione di qualunque pianta (tranne il farro, qualcuno dice) - ed anche se il terreno è fertile, bisogna considerare l'uso di macchine per la coltivazione, ed il trasporto della biomassa agli impianti che ne fanno uso. Il peggio è il caso del mais: la stessa coltura si può usare sia per alimenti che per carburanti.

La competizione per il terreno agricolo (e risosrse come acqua per irrigazione, macchine, fertilizzanti ecc) finisce per far salire il prezzo sia di biocarburanti che di alimenti, senza portare benefici apprezzabili all'ambiente. Ovvero, un nuovo disastro delle buone intenzioni.

Per evitare di cadere in questa trappola, bisognerebbe usare per la produzione di carburanti solo biomassa di scarto. Per esempio, produrre biodiesel dagli oli da frittura recuperati. Tuttavia, solo la biomassa di scarto che vale la pena di recuperare è una quantità piccola, che può coprire una fetta infinitesimale del consumo di carburanti.

Ci sarebbero speranze per i biocarburanti con un approccio completamente diverso: piante geneticamente modificate e tecniche di coltivazion che possano aumentare di un paio di ordini di grandezza le rese per ettaro, ed anche accrescere notevolmente la frazione di olio sulla massa della pianta.

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07/12/07

Estrapolazione Selvaggia

Stamattina stavo navigando il sito internet del Servizio Idro-Meteo dell'Emilia-Romagna. Dopo avere dato un'occhiata alla previsioni per oggi e domani, sono andato a vedere i bollettini delle precipitazioni per Novembre, e poi per curiosità ho dato un'occhiata al "Bollettino di anomalia termica dell’Emilia-Romagna (indice TempER) " del Settembre 2007. E subito all'inizio ci ho trovato questa perla - coltivata, senza dubbio:
Per questo bollettino è stata effettuata una prima revisione dei dati termici storici impiegati per la valutazione del valore attuale dell’indice Temper, il che ha comportato una leggera modifica dei valori rispetto ai bollettini precedenti. Al momento (31 agosto 2007) l’indice si attesta a 0,482 °C mentre a inizio anno (1 gennaio 2007) si trovava a 0,438 °C e due mesi fa (30 giugno 2007) a 0,478 °C. La crescita termica è quindi rallentata, passando dal tasso di 8,8 °C/secolo del primo semestre 2007 ai 2,4 °C/secolo del bimestre luglio-agosto 2007.
Ci sono diverse critiche che si possono muovere a queste affermazioni, ma cominciamo dalla più grossa - che dovrebbe anche essere ovvia.
E' assurdo pensare di estrapolare una tendenza bimestrale - o anche semestrale - ad un intero secolo. Si cerca di prevedere il comportamento di un sistema fortemente non-deterministico su una scala di tempo che è 200 - 600 volte più grande del periodo di osservazione - il che è francamente ridicolo. Non vedo alcuna giustificazione scientifica per usare questa estrapolazione selvaggia; sembra invece il tipico risultato di pressioni politiche. Almeno, poco più sotto il bollettino ha la bontà di usare una frase condizionale riguardo all'aumento assoluto di temperatura che si avrà da qui ad un secolo.

Tutti i dati di temperatura sono ricavati da stazioni a terra, ma come insegnano le investigazioni di Steven McIntyre e Anthony Watts, questa non è automaticamente garanzia di qualità. La temperatura registrata dalle stazioni dipende da una serie di fattori, come il tipo e le caratteristiche del sensore; la sua localizzazione; il livello di urbanizzazione dell'area e l'orario delle osservazioni che insieme possono incidere in modo significativo sul risultato finale. Nellaa Pianura Padana popolazione ed urbanizzazione sono cresciute in modo rilevante negli ultimi 10 anni: è possibile che questo abbia influenza sulle temperature registrate?

Per finire, un ultimo appunto. Cosa significa dare gli indici di temperatura con tre cifre decimali - quando le stazioni, che io sappia, non hanno incertezza migliore di o,1 °C? Lo so, questo è il risultato grezzo di qualche processo matematico, ma si tratta comunque di un numero molto ottimistico di cifre significative; sarebbe più corretto fermarsi alla prima decimale. Si, l'effetto sul risultato finale è piccolo, ma sono proprio dettagli come questo che fanno sorgere dubbi sull'organismo che produce i risultati.

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